Come cambierà la nostra popolazione nei prossimi decenni, e le possibili strategie da attuare per accompagnare il cambiamento
di Gianluigi Bovini, statistico e demografo
In un recente incontro con gli ex amministratori sul Piano strategico metropolitano, il sindaco Matteo Lepore ha indicato le transizioni demografica e climatica come le principali sfide che attendono la comunità metropolitana nei prossimi venticinque anni.
L’orizzonte temporale del Piano si spinge fino al 2050 e rende indispensabile affrontare il tema delle trasformazioni della popolazione e delle famiglie in un’ottica di medio e lungo periodo. Diventa così particolarmente preziosa la disponibilità del modello di previsione demografica elaborato dall’Istat, che fornisce indicazioni per la città metropolitana e per tutti i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti con riferimento al periodo compreso tra il 1° gennaio 2024 e il 1° gennaio 2050.
La prima evidenza fornita dal modello previsionale è il probabile aumento della popolazione residente nel territorio metropolitano, che potrebbe salire da 1.026.471 abitanti previsti all’inizio del 2026 fino a 1.064.819 all’inizio del 2050. L’incremento sarebbe quindi pari a oltre 38.300 persone (+3,7%) e riguarderebbe sia la città di Bologna (+14.194 residenti) sia gli altri comuni metropolitani (+24.154). Si confermerebbe così una tendenza demografica positiva per l’intero territorio metropolitano, che ha interessato negli ultimi anni anche quasi tutti i comuni collocati nella fascia montana e nelle zone collinari e di pianura più distanti da Bologna.
Lo scenario previsionale Istat ipotizza incrementi della popolazione metropolitana più sostenuti nei prossimi anni, che gradualmente dovrebbero ridursi e cambiare di segno dal 2047: si passerebbe così da un aumento di 3.921 persone previsto nel 2026 a +2.826 nel 2030, a +1.890 nel 2035, a +1.385 nel 2040 e infine a +344 residenti nel 2045; dal 2047 dovrebbe iniziare il trend negativo, con una riduzione di 942 persone prevista nel 2049.

Per comprendere la dinamica evolutiva della popolazione metropolitana è necessario analizzare i dati sulle nascite e i decessi elaborati nello scenario previsionale.
Per quanto riguarda le nascite l’Istat prevede in Italia una ripresa del numero medio di figli per donna, che sarebbe quanto mai auspicabile per invertire la continua tendenza al calo della fecondità che si è affermata negli ultimi quindici anni. Nello scenario mediano relativo all’Emilia-Romagna l’Istat ipotizza un graduale incremento dal valore di 1,21 figli per donna previsto nel 2026 fino a 1,36 nel 2049.
A livello metropolitano questa ipotesi sull’evoluzione della fecondità, combinata con la dinamica prevista per la popolazione femminile in età feconda, porterebbe a un incremento delle nascite da un valore annuo di 6.692 nel 2026 a 7.035 nel 2030, a 7.430 nel 2035 e infine a 7.603 nel 2040; negli anni successivi la tendenza positiva si dovrebbe arrestare e si tornerebbe così a 7.535 nati nel 2045 e a 7.244 nel 2049.

Passiamo ora a esaminare le indicazioni fornite dallo scenario Istat sui decessi previsti a livello metropolitano che, per effetto della crescente longevità della popolazione, dovrebbero conoscere nel periodo considerato un progressivo incremento: si passerebbe così da 12.018 morti nel 2026 a 12.392 nel 2030, 12.702 nel 2035, 12.956 nel 2040, 13.462 nel 2045 e infine al valore massimo di 14.107 decessi nel 2049. Questo andamento è simulato combinando le dinamiche evolutive della composizione per età della popolazione con ipotesi sul futuro andamento della speranza di vita per gli uomini e le donne residenti nel territorio metropolitano. Anche per questi parametri sono disponibili i valori regionali: nello scenario mediano l’Istat ipotizza che la speranza di vita alla nascita in Emilia-Romagna possa salire per i maschi da 82,5 anni nel 2026 a 84,8 nel 2049 e per le femmine da 85,8 anni nel 2026 a 87,8 nel 2049.

La combinazione degli andamenti previsti per la natalità e la mortalità determina un saldo del movimento naturale della popolazione sistematicamente negativo, che si aggrava sensibilmente dopo il 2040. Si passerebbe così da un’eccedenza dei decessi rispetto alle nascite di 5.326 unità nel 2026 a 5.357 nel 2030, 5.272 nel 2035, 5.353 nel 2040, 5.927 nel 2045 e infine a 6.863 unità nel 2049.

I dati citati evidenziano che nello scenario previsionale Istat riferito alla città metropolitana di Bologna si determina un sistematico e sensibile prevalere della mortalità sulla fecondità, nonostante ipotesi favorevoli di un progressivo incremento della propensione delle coppie a generare figli e di un ulteriore aumento della speranza di vita alla nascita maschile e femminile.
Mantenere un trend demografico positivo fino al 2047 sarà quindi possibile solo se il territorio metropolitano confermerà e accentuerà la capacità di attrarre popolazione italiana e straniera, che negli ultimi decenni si è sempre più evidenziata come il fattore distintivo delle dinamiche metropolitane rispetto a quelle nazionali.
Lo scenario elaborato dall’Istat si basa sulla conferma di questa capacità di attrazione e ipotizza per tutto il periodo considerato un saldo positivo di rilevante entità nei movimenti migratori con il resto d’Italia e con l’estero. In dettaglio si passerebbe da un’eccedenza degli immigrati sugli emigrati pari a 9.247 unità nel 2026, 8.183 nel 2030, 7.162 nel 2035, 6.738 nel 2040, 6.271 nel 2045 e infine a 5.921 persone nel 2049. La tendenza positiva sembrerebbe quindi destinata ad attenuarsi progressivamente, anche per effetto delle forti riduzioni della popolazione giovanile residente nelle regioni meridionali e insulari che rappresentano uno dei maggiori bacini di provenienza delle persone che decidono di trasferire la residenza nel territorio metropolitano per cogliere nuove e migliori opportunità di studio e lavoro. Il futuro saldo dei movimenti migratori sarà inoltre condizionato sensibilmente dalle dinamiche della migrazione straniera e dalla capacità di realizzare efficaci percorsi di inclusione.

In definitiva lo scenario demografico elaborato dall’Istat per i prossimi venticinque anni conferma per il territorio metropolitano una dinamica positiva per l’ammontare totale della popolazione, ma pone sfide impegnative. Gli obiettivi di incrementare la propensione delle coppie a fare figli, di estendere ulteriormente la speranza di vita maschile e femminile fino a raggiungere valori elevatissimi, di confermare nel tempo la capacità di attrarre nuovi residenti richiedono infatti scelte politiche e amministrative lungimiranti e comportamenti virtuosi di tutte le forze sociali ed economiche protagoniste della vita metropolitana.
Decisiva diventa anche la consapevolezza diffusa del rilievo di queste trasformazioni da parte dei cittadini, che saranno i protagonisti di una profonda e ulteriore modifica dei rapporti quantitativi e qualitativi tra le diverse generazioni. Ma questa è un’altra storia, che tenterò di delineare in un prossimo articolo.
(Ringrazio il collega Franco Chiarini per la collaborazione prestata nell’elaborazione dei dati e dei grafici presenti nell’articolo)

