Bologna metropolitana, orizzonte 2050: la trasformazione delle strutture familiari

I dati sulla composizione attuale delle famiglie e sulla loro probabile evoluzione futura indicano con grande evidenza la necessità di progettare e realizzare nuovi modelli di welfare, in particolare nel campo dei servizi di assistenza e cura rivolti alle persone anziane

di Gianluigi Bovini, statistico e demografo


Negli ultimi decenni nel territorio metropolitano bolognese i comportamenti demografici sono stati caratterizzati da rilevanti mutamenti: la propensione a generare figli è sensibilmente diminuita, la  durata media della vita si è continuamente allungata, i flussi migratori in entrata di persone italiane  e straniere si sono intensificati, consentendo alla popolazione di aumentare, pur in presenza di una  sistematica eccedenza dei decessi rispetto alle nascite. La struttura per età dei residenti si è profondamente modificata, evidenziando due tendenze contrapposte: sempre meno giovani e  sempre più anziani.

Le ripercussioni di questi cambiamenti sulle strutture familiari sono state di grande rilievo e, assieme ad altri fattori di carattere sociale, economico e culturale, hanno trasformato radicalmente i modi di fare famiglia. Un recente report dell’Ufficio studi della Città metropolitana di Bologna fotografa con accuratezza il processo in corso da decenni, caratterizzato da una crescita continua delle famiglie e da una progressiva contrazione della loro dimensione, causata dal forte aumento dei nuclei di una o due persone. 

Sulla base dei dati forniti dalle anagrafi comunali, il report citato evidenzia alla fine del 2025 la presenza nel territorio metropolitano di quasi 506.700 famiglie, con un numero medio di componenti appena superiore alle due unità (2,01). Rispetto al 2015 si registra un aumento di oltre 24.800 nuclei (+5,1%), dovuto alla continua espansione delle famiglie di dimensioni più ridotte. 

Nel 2025 le famiglie unipersonali erano infatti 229.576 e rappresentavano il 45,3% di tutti i nuclei; in  altri termini, nel territorio metropolitano più di una persona su cinque presentava una condizione anagrafica di solitudine e in questo gruppo prevaleva la presenza femminile (52,6% femmine contro  il 47,4% maschi). La seconda tipologia più diffusa era quella dei nuclei con 2 componenti (26,9% di  tutte le famiglie), seguita da quella con 3 componenti (14,8%) e con 4 componenti (9,6%); i nuclei di maggiori dimensioni (5 componenti e più) rappresentavano infine solo il 3,4% del totale. 

Gli impatti dei mutamenti della struttura per età sulle forme familiari appaiono evidenti: i nuclei con almeno un anziano sono infatti più del doppio rispetto a quelli con almeno un minorenne (189.504 contro 93.883). Molto significativa è anche la presenza di famiglie con almeno un componente straniero (oltre 71.800, pari al 14,2% del totale). 

Il processo di riduzione della dimensione dei nuclei si manifesta in tutto il territorio metropolitano, ma presenta intensità differenziate nei vari comuni: i valori più ridotti nel 2025 si evidenziavano infatti a Bologna (1,82 componenti) e in alcune piccole comunità appenniniche; le famiglie di  dimensioni più ampie erano invece maggiormente presenti nei comuni di pianura collocati a nord del capoluogo, con il valore massimo a Crevalcore (2,33 persone in ogni famiglia), seguito da Castello d’Argile (2,32), Sala Bolognese e Galliera (entrambe con 2,29).

La grande diffusione dei nuclei composti da un componente rende opportuna un’analisi volta a conoscere il sesso e l’età delle persone sole. Il gruppo più consistente era formato da individui in età superiore a 64 anni (84.714, pari al 36,9% del totale): in questa fascia quasi una persona su tre viveva sola e la prevalenza femminile era netta (57.618 donne contro 27.096 uomini). Nelle altre fasce l’incidenza delle persone sole sui residenti della stessa età variava dal 12,6%, nel gruppo fino a 34 anni, al 23,7% tra 50 e 64 anni; bisogna inoltre evidenziare che tra le persone giovani e adulte la condizione di solitudine era in prevalenza maschile (in totale 81.816 uomini contro 63.046 donne).

Appare interessante anche l’evoluzione nel tempo e la distribuzione all’interno del territorio metropolitano dei nuclei unipersonali. Rispetto al 2015 le persone sole sono salite di quasi 28.800  unità (da 200.786 a 229.576, pari a +14,3%): quasi tutto l’incremento delle famiglie registrato in questo periodo si è quindi concentrato in questa tipologia, mentre i nuclei con 3 e 4 componenti hanno registrato cali. Da un punto di vista territoriale, un’incidenza molto elevata di persone sole si registrava a Bologna, dove il 54,6% delle famiglie era rappresentato da questa tipologia. In termini relativi bisogna segnalare anche la grande diffusione dei nuclei unipersonali in molti comuni dell’Appennino, in particolare a Lizzano in Belvedere (56,4% di tutte le famiglie) e a Castel d’Aiano (55,7%). Nei comuni della cintura del capoluogo e della pianura l’incidenza relativa delle persone sole era più contenuta, anche grazie a una quota di persone anziane minore della media metropolitana.

Chiudiamo l’analisi dell’attuale struttura delle forme familiari esaminando i dati relativi ai nuclei con almeno uno straniero. Sempre rispetto al 2015, la consistenza di questa tipologia è aumentata di circa 12.800 unità (da 59.051 a 71.821); l’incidenza sul totale delle famiglie è salita di quasi due punti percentuali (dal 12,3% al 14,2%). A Bologna la quota di questi nuclei era più elevata della media  metropolitana (17% di tutte le famiglie), ma le incidenze maggiori si registravano in alcuni comuni  distanti dal capoluogo, quali Galliera (21,4%), Baricella (18%) e Vergato (17,4%). La diffusione  territoriale dei nuclei con almeno un componente straniero è di grande interesse, perché evidenzia le preferenze insediative di questa popolazione, condizionate in larga parte dalle dinamiche del mercato immobiliare e dal differenziato inserimento degli stranieri nei diversi sistemi locali del mercato del lavoro. Bisogna infine segnalare che in prevalenza questi nuclei sono formati  esclusivamente da persone straniere: tale composizione caratterizzava infatti nel 2015 50.829  famiglie su 71.821, pari al 70,8% del totale, mentre nei restanti 20.992 casi convivevano italiani e stranieri.

Integriamo ora l’esame della struttura dei nuclei familiari con alcune considerazioni sulla probabile evoluzione delle diverse tipologie, assumendo come orizzonte temporale il 2050. Indicazioni preziose per svolgere questo approfondimento sono offerte dal modello di previsione delle famiglie messo a disposizione dall’Istat, che assume come livello minimo di analisi il territorio regionale: molte delle tendenze evidenziate per l’Emilia-Romagna interesseranno con elevata probabilità anche la città metropolitana di Bologna. 

Il primo elemento da sottolineare è l’ulteriore crescita dei nuclei unipersonali prevista dall’Istat in Emilia-Romagna: tra l’inizio del 2026 e l’inizio del 2050 le persone sole di sesso maschile potrebbero infatti passare da quasi 385.000 a circa 441.200 (56.220 in più, pari a +14,6%), mentre quelle di sesso femminile salirebbero da quasi 415.800 a oltre 498.200 (82.454 in più, pari a +19,8%). In totale le persone in condizione di solitudine aumenterebbero quindi di circa 138.700 unità (da 800.754 a  939.428) e potrebbero rappresentare all’inizio del 2050 quasi il 42% di tutti i nuclei familiari. All’interno di questo contingente prevarrebbe la quota delle persone anziane: al 1° gennaio 2050 l’Istat ipotizza infatti in Emilia-Romagna la presenza di oltre 515.000 persone sole con più di 64 anni, con una netta dominanza femminile (166.456 maschi e 348.708 donne). 

Per quanto riguarda le altre tipologie familiari, l’Istat ipotizza tra il 2026 e il 2050 un aumento delle coppie senza figli, che potrebbero salire in Emilia-Romagna da oltre 454.700 a più di 504.300, con un incremento di 49.606 nuclei (+10,9%). Una sensibile diminuzione dovrebbe invece interessare le  coppie con almeno un figlio con meno di 20 anni (37.980 in meno, pari a -10,5%) e quelle con tutti i figli con 20 anni e più (34.775 in meno, pari a -22,1%). L’Istat prevede inoltre un incremento sensibile dei nuclei monogenitoriali, molto più accentuato in termini relativi per i padri con figli (+52,8%) rispetto alle madri con figli (+9,8%); in termini assoluti la presenza delle madri nei nuclei monogenitoriali resterebbe comunque largamente maggioritaria rispetto ai padri (quasi 187.600 contro circa 71.200 all’inizio del 2050). 

Le tendenze ipotizzate dal modello Istat a livello regionale interesseranno con elevata probabilità anche il territorio metropolitano, dove già oggi la dimensione media dei nuclei familiari è minore a  causa di una più elevata presenza relativa dei nuclei di uno o due componenti. Per quanto riguarda in particolare le persone sole, un ulteriore aumento di oltre il 17% (simile a quello ipotizzato per l’Emilia-Romagna) potrebbe determinare nella città metropolitana di Bologna circa 35.000 persone  in più rispetto a oggi in condizioni di solitudine, con incrementi molto significativi soprattutto tra le persone più longeve. 

I dati sulla composizione attuale delle strutture familiari e sulla loro probabile evoluzione futura indicano con grande evidenza la necessità di progettare e realizzare nuovi modelli di welfare, in particolare nel campo dei servizi di assistenza e cura rivolti alle persone anziane. Già oggi, e ancora più in futuro, molte delle prestazioni tradizionalmente garantite all’interno dei nuclei familiari non saranno più possibili, a causa dei mutamenti descritti in precedenza. Le previsioni demografiche non  devono essere interpretate come un destino ineluttabile, ma richiedono una maggiore consapevolezza e un’assunzione di responsabilità, in grado di affrontare le molteplici sfide che i continui cambiamenti della popolazione e delle famiglie pongono alla comunità metropolitana.


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