La micromobilità elettrica si espande sempre più, ma con lei gli incidenti con coinvolgimento di pedoni e mancato rispetto delle norme. Certo le statistiche ufficiali su sanzioni e controlli fanno ben sperare, ma forse occorre qualcosa di più
di Barbara Beghelli, giornalista
«Azidant a vuèter e a chi v’ha invintè!!!». Ho sentito un anziano signore inveire così mentre soccorreva la moglie, colpita al braccio da una coppia di beffardi monopattinisti poco più che adolescenti, nel bel mezzo di un vialetto – in teoria pedonale – di un grande giardino pubblico. I due teppisti hanno riso sonoramente, umiliandolo, e sono schizzati via. Qualcun altro ha poi soccorso l’anziana signora e calmato il marito.
Accidenti a loro e a chi li ha inventati. Già. A me personalmente tempo fa sempre due coraggiosi ragazzi che “cavalcavano” un unico monopattino sono venuti addosso facendomi male a una spalla. Scendevano a tutta birra dal sentiero parallelo a quello dei Bregoli, quindi partivano da San Luca, per intenderci. La spalla fa ancora male, ma almeno non sono caduta rovinosamente a terra come l’anziana signora.
Il dramma nel dramma è che siamo arrivati a pensare al meno peggio, al fatto di essere fortunati a esserci miracolosamente salvati: «Almeno non sono caduta». Come dire poteva andare molto peggio. Triste dare per scontata la maleducazione diffusa a 360 gradi, la presenza di questi individui sfreccianti su marciapiedi, portici, vialetti riservati a camminatori, cani, bambini, carrozzine… E mica tutti sono minorenni. Se poi qualcuno cade loro scappano e chi li becca più? Non fai in tempo a telefonare e a far intervenire una pattuglia (sempreché la trovi “libera”, dopo 10 minuti di attesa al telefono), che questi sono già a Pontecchio Marconi. Ma, mi viene da pensare, la micromobilità elettrica di biciclette a pedalata assistita e famigerati monopattini, che incrementa a dismisura giorno dopo giorno creando spavento e rabbia nelle persone ormai di ogni età, di fatto rende sempre più immobili e passivi i passanti, che subiscono senza poter fare nulla. In ogni dove, meno che sulle ciclabili, si narra. Ma è davvero così? Ce ne sarà pur qualcuno, di questi pedalatori assistiti, che va dove dovrebbe andare, cioè per ciclabili.
Eppure le regole esistono, adesso. E i controlli? A volte, quando è possibile farli e allorché li beccano sul fatto, ecco che scattano i verbali. Ma comunque sono pochissimi e del tutto insufficienti.
Il Comune di Bologna dall’anno scorso ha intensificato certo gli accertamenti sui monopattini elettrici: inevitabilmente, considerato l’aumento esponenziale di incidenti creati da questi stessi mezzi (i dati provengono dal documento pubblicato di recente da palazzo d’Accursio, che affronta appunto il problema dell’uso irregolare dei monopattini elettrici in città).
Quali le sanzioni principali? In primis la guida senza casco, che invece è obbligatorio, e che uno su cento utilizza. Questa è sicuramente una delle infrazioni più sanzionate. Nel 2024 sono state elevate solo 7 multe, in merito, lievitate poi a 351 nel 2025 e a 358 nei primi sei mesi del 2026. Un discreto salto, che attesta che è stato attuato un controllo molto più attento e una maggiore severità verso chi non rispetta l’obbligo del casco.
Anche la targa e l’assicurazione sono ora imposti per legge, esattamente dal 17 maggio, tanto che in un mese e mezzo sono fioccate 47 multe per la mancata osservanza di queste disposizioni. Complessivamente, nel primo semestre di quest’anno sono stati elevati 529 verbali contro conducenti di monopattini elettrici, superando il totale dell’intero 2025 (457) e di gran lunga quello del 2024 (65).
Da questi numeri pare quindi che le multe siano in costante aumento, segno di una maggiore attenzione delle autorità verso la sicurezza stradale, cosa che fa ben sperare.
Ma al di là di tutto mi chiedo, ogni qualvolta vedo questi tipetti fregarsene bellamente delle regole e del Codice della strada: ma che testa possono avere? Perché se non arrivano a capire che non possono comportarsi così in quanto le persone a piedi non sanno più dove girare, e che scorazzare nei parchi come se fosse un autodromo è vietato, così come saettare contromano sui marciapiedi suonando il campanello per passare davanti a tutti e offendendo la gente che lì cammina, come cresceranno?
La comunicazione istituzionale è molto importante, anche in questi casi, perciò: non è che da Palazzo si dovrebbero promuovere alla grande comportamenti più responsabili tra gli utilizzatori di monopattini ed e-bike? Perché se aspettiamo che lo faccia il ministero dei Trasporti (mancati) facciamo in tempo a cadere tutti giù per terra…


come nella bella Parigi che tanto vogliamo imitare in maniera farlocca, sarebbe bastato un referendum.
Condivido i contenuti dell’articolo ma temo che non ci sia la volontà di risolvere questo problema per motivi vari: i controlli costano e ci sono sempre meno soldi da investire ( è più facile trovare 100 euro per terra che vedere un vigile urbano) e poi anche la politica fa la sua parte e mi riferisco ad associazioni come salvaiciclisti ( una delle più importanti stampelle per l’amministrazione Lepore) che giustificano questi comportamenti affermando che le auto sono più pericolose e possono uccidere in caso di incidenti. Tutto vero però se ognuno rispettasse le regole ci sarebbero meno problemi ed una convivenza più civile. Io stesso che mi muovo sempre in bicicletta in città sono stato investito da una e-bike di quelle a noleggio non mi sono fatto nulla ma il tipo è scappato ed i danni alla mia bici li ho pagati io ma alla mia vicina di casa anziana che gira con il deambulatore è andata molto peggio visto he si è rotta la spalla cadendo investita da un coglione che poi è scappato.Il noleggio delle bici assistite sarebbe un ottima idea ma come succede spesso è gestita malissimo visto che vengono abbandonate dappertutto senza regole è così difficile obbligare gli utenti a lasciarle nei posteggi appositi altrimenti gli si fa pagare un sovrapprezzo visto che il noleggio prevede l’uso della carta di credito?? Coi monopattini poi siamo allo sbando totale ed anche qui la vedo grigia andando avanti così non ci si può poi meravigliare se le persone comuni sono sempre più incazzate perché non si sentono sicure e la politica è assente oppure ci specula sopra.
Un paio di considerazioni:
1) 529 verbali nei primi sei mesi dell’anno sono un “bel numero” e certamente un aumento apprezzabile rispetto agli anni passati, ma sono meno di tre verbali al giorno per i circa 600 vigili urbani di Bologna oppure un verbale a testa ogni sei mesi per ciascuno dei 600: non mi pare un risultato di cui vantarsi molto. Una sola pattuglia in mezza giornata sulla sola via delle Moline (strada stretta e meglio controllabile) potrebbe farne 4-5 volte di più.
2) nell’articolo, relativamente ai “tipetti” che se ne fregano delle regole, si legge “ma che testa possono avere?”. Nella gran parte delle “bici-scooter” sono riders e per i monopattini molti sono gli spacciatori (li usano per prelevare e consegnare le dosi): nom penso che nella testa di ambedue le categorie ci siano le conseguenze del loro modo di guidare, ma solo il guadagno, lecito (riders) o meno (pusher) che sia. Per cambiargli la testa servono più controlli e più severità così che nelle loro teste entrino le conseguenze che a loro (non ai passanti) derivano dai loro comportamenti.
Gentile Barbara,
ho letto con molto interesse l’articolo riguardo la pericolosità di monopattini ed e-bike e vorrei offrire uno spunto di riflessione che ritengo fondamentale: il vero problema non risiede solo nell’indisciplina di chi guida, ma nell’inadeguatezza del nostro sistema viario e normativo, rimasto indietro rispetto alla tecnologia.
Oggi commettiamo l’errore sistematico di equiparare le e-bike (specialmente quelle modificate o i modelli più performanti) e i monopattini elettrici alle biciclette “muscolari”. Questa associazione è pericolosa perché le velocità e le masse in gioco non sono minimamente confrontabili. Questa discrepanza crea un fattore sorpresa costante e letale per tutti gli utenti della strada.
Faccio riferimento a un caso reale e purtroppo tipico: un automobilista che, dopo essersi fermato a un incrocio con attraversamento ciclabile, riparte e viene travolto da una e-bike che sopraggiunge a tutta velocità. Per la legge, la multa e la colpa sono state comminate all’automobilista per mancata precedenza.
Ma la realtà fisica del sinistro racconta un’altra storia: l’occhio umano è tarato per calcolare i tempi di reazione su una bicicletta tradizionale che viaggia a 15 km/h. Se nello stesso spazio irrompe un mezzo a 30 o più km/h, l’avvistamento diventa impossibile.
C’è poi un secondo aspetto tecnico decisivo: lo spazio di frenata. In quel medesimo scenario, una bicicletta muscolare avrebbe decelerato o si sarebbe fermata quasi immediatamente, salvaguardando l’incolumità di tutti. L’e-bike, lanciata a velocità da ciclomotore ma priva dei sistemi di sicurezza e aderenza di quest’ultimo, non ha potuto fare altro che impattare violentemente.
Non si può continuare a risolvere la questione applicando regole scritte per le biciclette a pedali a mezzi che hanno prestazioni da scooter. Se vogliamo davvero garantire la sicurezza, dobbiamo accettare che le corsie preferenziali, le piste ciclabili e i sistemi semaforici attuali sono del tutto obsoleti. I tempi di sgombero degli incroci e la visibilità nei punti di svolta vanno totalmente riscritti in base alle nuove velocità urbane.
Cordiali saluti
Grazie