Clima impazzito

Il meteo è spaventoso, lo scenario politico è osceno. Chiedere chiarezza sulla morte di Abderrahim Fakir e far sentire la comunità vicina alla sua famiglia certo ha esposto il sindaco agli attacchi più beceri. La cautela sarebbe stata più comoda. Ma chiamare la gente in piazza è gesto nobile. Hanno provato a infangare persino la Resistenza, che ci liberò dal fascismo, per le violenze che nel primo dopoguerra indubbiamente ci furono. Ci regalò la Costituzione e la libertà. Difendiamole

di Giampiero Moscato, direttore cB


Il clima è impazzito. Se il meteo volge allo “spaventoso”, lo scenario politico mostra sempre più frequentemente un aspetto inquietante. A tratti osceno. Spesso fetido. Non c’è questione della vita della città, a partire dalla realizzazione di un tram alla costruzione di un Museo dei bambini e delle bambine che non sia occasione per polemiche che più che nel vetriolo sembrano intinte nella melma, per non usare una parola più adatta. Manifestare è un diritto. Protestare, se si è convinti che una scelta sia sbagliata, è un dovere. Criticare è esercizio di democrazia. Fare opposizione è il gioco delle parti che da 81 anni è per fortuna esercizio libero.

Insultare, minacciare, calunniare, spargere notizie false, usare violenza no. È la negazione della libertà democratica. Sono comportamenti che non fanno parte del modo civile e costituzionale di convivere. Se per difendere un albero (cosa che ovviamente ha una sua etica, nessuno la nega: Cantiere ha dato voce ai Comitati) si arriva però a sfasciare un cantiere e si cerca lo scontro fisico non si è migliori degli altri.

Un sindaco che decide (di destra, di centro o di sinistra) lo fa sulla base del sistema elettorale che lo ha portato a insediarsi nel ruolo. Ha avuto i voti della maggioranza dei cittadini. Che avranno la possibilità, al termine del mandato, di decidere se ha fatto bene o male, promuovendolo col voto o bocciandolo.

Certo. Esistono ambiti più ristretti che hanno giustamente più a cuore i destini del loro spazio locale. Che sull’intervento pubblico in quello spazio hanno strumenti di analisi, indagine e conoscenza più approfonditi. E probabilmente hanno ragioni serie. Ma di sicuro le volontà di poche decine o centinaia di persone non possono prevalere sulla volontà espressa alle urne.

Quando il sindaco Matteo Lepore ha chiamato lunedì sera la gente in piazza per chiedere Verità, Giustizia e Umanità attorno alla famiglia di Abderrahim Fakir, come ha scritto Antonella Magnoni (qui), io – che per fortuna non ho le sue responsabilità – mi sono trovato a pensare che stringersi attorno alla famiglia di un povero uomo morto durante un intervento di polizia è sì un gesto per molti versi doveroso ma allo stesso tempo rischioso. Si è visto da come ha reagito la destra più estrema come un’occasione di solidarietà umana e una richiesta di chiarezza e di giustizia sia poi degenerata in scontri di piazza, idranti, fumogeni, molotov, violenze. Più passa il tempo, più leggo cosa si scrive sui giornali e sui social e più mi convinco che chiamare la gente in piazza in nome dell’Umanità e della Giustizia sia stata invece scelta giusta. Dopo la fine della seconda guerra mondiale e, da noi, della guerra civile, ci furono degenerazioni e violenze per molti aspetti disgustose. Ciò non toglie che la ribellione al fascismo e la lotta per la libertà e la democrazia restino una delle vicende storiche più nobili del nostro Paese. Grazie a loro siamo liberi. Anche se, dopo il 25 aprile, ci fu chi scelse la via della vendetta senza giustizia e senza legge. Il Comitato di Liberazione Nazionale diede vita alla democrazia che fu persino capace di dare l’amnistia ai criminali fascisti, a quelli che sbattevano gli oppositori al confino, in galera, nei lager.

Intervengo anche io su questa questione per chiarire come Cantiere Bologna – che si schiera nel variegato e divisissimo mondo del centrosinistra, ma accoglie anche pensieri diversi di ogni parte politica se non violano la Costituzione – non ha una linea politica ferrea e unitaria, alle volte nemmeno editoriale. Basti leggere, per spiegarmi meglio, i diversi approcci espressi sulla vicenda di Abderrahim Fakir dal digital strategist della nostra testata, Andrea Femia (qui), e dal caporedattore, Pier Francesco Di Biase (qui). Abbiamo idee e culture diverse e, vivaddio, nel rispetto degli altri, pubblichiamo anche le opinioni che non condividiamo affatto. E non ci importa se qualcuno ci tira le orecchie e persino ci insulta e ci oltraggia. Se qualcuno ci addita come servi del Pd o come qualunquisti o addirittura fascistelli. Se altri, magari in privato, mi rimproverano di mettere la faccia e i miei capelli bianchi su articoli che non condividono. Non devo condividerli ideologicamente. Amo condividerli. Con chi ci legge. Perché dibattere, discutere, criticarsi, contraddirsi è democrazia. Così come chiedere chiarezza e umanità dopo un intervento di polizia finito malissimo. Schifoso è inventare profili criminali falsi per screditare la persona che è morta. Come si è visto sulle pagine più becere della destra razzista e disposta a tutto. Indulgente con chi uccide e molto severa con chi viene ucciso oppure muore durante un arresto. 

Meglio la civiltà della ragione. Quella che ha dimostrato molto nobilmente Yosra Fakir, nipote di Abderrahim, nel discorso che ha tenuto in piazza Maggiore nel corso della manifestazione.

Di seguito ripetiamo la trascrizione del suo intervento nella manifestazione di una piazza giusta.

«Buongiorno a tutti. Sono Yossra, sono la nipote di Abderrahim Fakir. Oggi sono qui a nome della mia famiglia, con un dolore che è difficile anche solo raccontare, ma con la forza di chi non vuole che una vita venga dimenticata. Abderrahim non era un caso di cronaca. Abderrahim era una persona. Era mio zio, era un fratello, un familiare, un uomo con una storia, con dei sentimenti e con delle persone che lo amavano profondamente. Io sono la nipote più grande e per me essere qui oggi è un dovere. È il modo che ho per stare accanto alla mia famiglia e per dare voce a chi oggi non può più parlare. Quello che è successo ha lasciato dentro di noi dolore, rabbia e tante domande. In queste ore abbiamo visto la sua storia arrivare all’attenzione di tante persone, dei media e dell’opinione pubblica. Ma per noi Abderrahim non è mai stato e non sarà mai soltanto una notizia. Era una persona che meritava ascolto, rispetto e dignità. La cosa più difficile da accettare è pensare che in un momento di sofferenza e fragilità, quando una persona chiede aiuto, qualcuno possa non essere riuscito a proteggerla. E oggi noi chiediamo risposte.

Chiediamo che venga fatta piena luce su ogni momento di questa vicenda: su chi era presente, su chi aveva il compito di intervenire, su chi aveva la responsabilità di tutelare una vita. Chi indossa una divisa ha una responsabilità enorme: quella di proteggere le persone, soprattutto quelle più vulnerabili. Per questo chiediamo che ogni comportamento e ogni eventuale mancanza vengano accertati con la massima attenzione. Se verranno accertate responsabilità, chiediamo che vengano presi provvedimenti adeguati e che chi non ha rispettato il proprio dovere non possa continuare a ricoprire un ruolo che richiede fiducia, equilibrio e rispetto per la vita umana. Un pensiero va anche a chi aveva il compito di prestare soccorso e assistenza. Anche lì chiediamo chiarezza: vogliamo capire se tutto ciò che poteva essere fatto è stato realmente fatto, perché ogni minuto, ogni scelta e ogni intervento possono fare la differenza tra la vita e la morte. Noi non siamo qui per chiedere odio. Non siamo qui per chiedere vendetta. Siamo qui per chiedere verità, giustizia e rispetto. Ringraziamo tutte le persone presenti oggi, perché la vostra presenza dimostra che Abderrahim non è solo un nome sui giornali. Dimostra che la sua storia è stata ascoltata e che la nostra famiglia non è sola.

Prima di concludere voglio ricordare una cosa.  Si chiamava Abderrahim Fakir. Ed era mio zio. Non era un numero, non era una notizia, non era un caso. Era una vita. Era una persona amata. E qualcuno oggi ha deciso di portarmelo via. Noi continueremo a chiedere verità per lui. Per Abderrahim. Per la nostra famiglia. Perché nessun’altra persona debba mai vivere quello che lui ha vissuto. Grazie».


4 pensieri riguardo “Clima impazzito

  1. Buongiorno sig. Moscato; grazie per aver mostrato come dovrebbe essere condotto, in democrazia, un dibattito politico a mezzo media.
    Fa benissimo Cantiere a essere fermo su questa linea.
    Non sono solo i social a fare degenerare il dibattito ; molto spesso anche la stampa ci mette del suo.
    Buona giornata e buon lavoro
    Andrea

  2. Giustamente e’ stato eletto e fa ciò che crede ma è l’ipocrisia delle scelte che imbarazza — il marocchino si il ferroviere no le due squadre israeliane una si e l’altra no … perché
    chi è questo genio che decide di fare distruggere parte della città a sua semplice scelta … una volta si l’altra no … perché .. perché non scende in strada magari con l’altra genio della sua vice sindaca come ha fatto la signora a cercare di placare gli animi … perché perché perché … forse c’è solo una risposta ma la lascio dire a voi per quanto ovvia ——-

  3. Articolo più che condivisibile. E lo dico essendo uno che ha criticato Lepore per la sua scelta di chiamare la piazza, in quel momento, parlando tra l’altro di richiesta di giustizia e lamentando a mezzo stampa il disinteresse a suo dire verso l’accaduto. E convocare pubblicamente la manifestazione senza un accordo ed una discussione preventiva con la Prefettura ed i responsabili dell’ordine pubblico, avvisati solo a decisione presa e resa pubblica. La mia è una critica forte ma politica. Non mi unisco al coro delle dimissioni (senza senso) né alla strumentalizzazione in chiave elettorale (come oramai avviene sistematicamente da entrambe le parti in questo clima impazzito). Ma la critica rimane. Insieme alla sensazione che in realtà quella piazza nel complesso aveva già emesso il suo verdetto di colpa. Io invece sono garantista. E attendo fiducioso l’esito delle verifiche.

  4. Ora mai è chiaro che il DDL Sicurezza è uno strumento che verrà attivato contro ogni forma di protesta spontanea, qualsiasi governo si appresti nei futuri cinque anni a comandare.
    Il clima è da caserma militare, vedi futuri personaggi che abitano la scena politica Italiana
    Che fare???… arruolarsi oppure disertare

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