Occorre ancora cementificare in una regione che ha un consumo di suolo altissimo? Almeno facciamolo per qualcosa di veramente utile per la città. Incarichiamo un architetto come Mario Cucinella per la progettazione di luoghi eco-sostenibili che offrano agli studenti universitari e ai lavoratori la disponibilità di affittare appartamenti sia in centro che nella periferia bolognese, sempre più difficile a causa di “Airbnb&simili”
di Massimiliano Cordeddu, giornalista
Bologna, la città emiliana con l’università più antica d’Occidente, forse più che di un nuovo stadio per ospitare i campioni rossoblù ha bisogno di un grande Campus universitario. La zona dove dovrebbe sorgere il nuovo “eco-mostro” è stata definita dal presidente della Fiera, Gianpiero Calzolari, «degradata» perché «c’è prostituzione e ci sono anche persone che abbandonano lì i rifiuti» (“il Resto del Carlino”, 4 agosto 2026). È la prima volta che sento una soluzione così innovativa per combattere il degrado delle periferie urbane: cementificare per costruire un nuovo stadio. Come se l’Emilia-Romagna non fosse già la regione italiana che registra il maggior consumo di suolo annuale, con 1.013 ettari di terreno naturale trasformati in aree artificiali nel solo biennio di monitoraggio recente.
In base all’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) per il quale ho lavorato dal 2006 al 2008, la superficie totale cementificata si attesta all’8,99% del territorio regionale, un valore nettamente superiore alla media nazionale del 7,17%. Bologna è il capoluogo con la densità di cementificazione più critica, toccando il 33,88% di suolo artificiale sul totale comunale.
Dunque a ben vedere, se occorre cementificare, facciamolo per qualcosa di veramente utile per la città. Incarichiamo un architetto “locale” come Mario Cucinella per la progettazione ed edificazione di un Campus universitario eco-sostenibile. Oppure ci siamo forse dimenticati che le piattaforme “Airbnb&simili” hanno sottratto agli studenti universitari e ai lavoratori la disponibilità di affittare appartamenti sia in centro sia nella periferia bolognese? Gli unici a godere di questo svuotamento del tessuto urbano sono i ristoratori del centro, grazie ai “taglieri di salumi e formaggi”, venduti ai turisti “mordi e fuggi”.
È questa la visione della città futura che approviamo consentendo la costruzione di questo nuovo stadio? Per il bene di Bologna e di chi la abita e la vive, mi auguro di no. Si recuperi piuttosto il vecchio Renato Dall’Ara.
Photo credits: DiRE.it


I fuori sede hanno drogato il mercato degli affitti, rendendo pressoché impossibile, per noi bolognesi, affittare o comprare appartamento se non a prezzi fuori mercato.
Per quanto riguarda lo stadio, mi indichi, se ne è a conoscenza, di uno stadio come il nostro posto sotto vincoli architettonici, che sia stato ristrutturato, per non parlare poi della congestione del traffico durante eventi sportivi e canori, per non parlare poi della mancanza di parcheggi.
Lo spazio in fiera, destinato per il nuovo stadio, ma potrebbe andare bene anche nell’ area Pallavicini (di proprietà della chiesa) è un’ ottima soluzione.
Saluti Tiziano
Visto che i soldi li mette il bfc e la fiera più altri privati non vedo perché bisogna fare un campus universitario…..e la ricca università di Bologna cosa mette? Il prestigio????…. intanto nel 2026 i tifosi prendono l acqua come nel 1920 pagando un l’auto biglietto….mettere a posto il Dallara??? Chiudere alle belle arti !!!!!
Io non so sinceramente se Bologna ha bisogno di una nuova opera di cemintificazione in un area in cui la speculazione edilizia nei prossimi anni esploderà contando anche la vicinanza al Tecnopolo.
Certamente come dice il sindaco l’area sarebbe comunque stata cementificata perché destinanta all’ampliamento della fiera e quindi c’è poco da discutere ora. Magari lo si sarebbe dovuto fare prima?
L’unica cosa positiva di tutto questo è che almeno il nuovo stadio sarebbe in un’area seppur periferica non completamente isolata e magari non diventerebbe la classica cattedrale nel deserto.
Ad ogni buon conto al riguardo preoccupa ben di più il futuro del Dallara che svuotato della sua funzione di Stadio del Bfc rimarrà un luogo dei ricordi da destinare a quale futuro? Lì sì che temo un abbandono alla fatiscenza in attesa dell’ennesima speculazione.
Infine mi perdoni ma veramente pensa che la risoluzione della difficoltà nel reperimento degli alloggi per gli studenti fuori sede possa venire dalla costruzione di un campus eco-sostenibile progettato da un archistar, seppur locale, i cui prezzi di affitto sarebbero pensati per le tasche dei ricchissimi studenti stranieri e non sugli studenti fuorisede nostrani che ormai all’unibo manco si iscrivono più?
L’università, così come il comune e la città in senso lato non ha mai puntato su risolvere i problemi degli studenti fuori sede che non trovano un alloggio. Gli studentati che sono stati costruiti in Bolognina e quelli che sono in costruzione in via Rimesse, via Gramsci ecc a quanto ne so hanno rette che oscillano tra i 700/800€ per una doppia e i 900/1000€ per una singola. Solo il 10% degli alloggi del nuovo studentato di via Rimesse avrà il prezzo calmierato di 450€ per una singola e 350€ per la doppia.
E’ chiaro che con questi prezzi si punta su iscrizioni di studenti dall’alto reddito. Le minacce portate all’istruzione pubblica e al diritto allo studio passano per operazioni come queste ed è chiaro che un bel campus ecologico in stile californiano ha visivamente un suo fascino, ma che costo sociale ha?
Bologna ha sempre avuto un rapporto difficile con i suoi studenti, ancor più se fuori sede. Questi hanno però sempre arricchito la città. Scegliere deliberatamente di privarsene oltre che una cattiva scelta da un punto di vista sociale, potrebbe essere anche una stupidata da un punto di vista economico specie perché questi campus non sono pubblici e i soldi degli affitti vengono intascati da ricche compagnie internazionali specializzate nel settore.
Non so se serva un nuovo stadio. So che non serve un nuovo campus eco sostenibile per ricchi.