ll Dall’Ara non è solo la casa del Bologna Fc, è la casa di Bologna

Inguaribile romantico, sono favorevole al recupero dello stadio, mantenendone l’identità. Non è solo calcio: c’è una realtà sportiva che vive tutti i giorni: palestre, piscine, atletica, scherma e tante altre attività. Si pensi a Ondina Valla. Nel ’96 realizzai un documentario. Sentire oggi quel che dissero 30 anni fa Giacomo Bulgarelli, Ezio Pascutti, Gianni Morandi, Renzo Ulivieri, l’allora sindaco Walter Vitali, non solo commuove. Indica una strada: quel monumento è la città

di Fulvio De Nigris, giornalista


Sarò un irriducibile romantico, ma anche per me lo stadio di Bologna è, e resta, il Dall’Ara. Non è soltanto una questione di calcio. È un luogo della memoria collettiva della città, attraversato da generazioni di bolognesi e da pagine importanti della nostra storia sportiva. Restaurarlo non significa difendere il passato contro il futuro, ma portare nel futuro un luogo che appartiene profondamente a Bologna.

Già nel 1996 si parlava del futuro del Dall’Ara. In quegli anni ero addetto stampa del Comune di Bologna e, su progetto di Giorgio Archetti, allora responsabile allo sport, realizzai il documentario “Dal Littoriale al Dall’Ara: 70 anni di emozioni”, in occasione del settantesimo anniversario dello stadio.

Era un racconto costruito attraverso immagini, ricordi e testimonianze. Rivedendolo oggi colpisce quanto alcuni temi fossero già presenti: la necessità di rinnovare l’impianto senza perderne l’identità – come sostenuto da Coalizione Civica anche nella lettera al sindaco del consigliere Detjon Begaj (qui) – ma anche il rapporto, spesso difficile, tra le esigenze del grande calcio e quelle dello sport di base. Un tema tornato oggi al centro del dibattito, ben sintetizzato da Nicola Longhi (qui) quando parla del «credito che lo sport di base ha verso i bisogni del Dio pallone» e rilanciato da Pier Francesco Di Biase (qui) con la necessità di coinvolgere «chi lo stadio lo vive e lo anima tutti i giorni».

La storia del Dall’Ara attraversa l’atletica e figure straordinarie come la bolognese Trebisonda “Ondina” Valla, campionessa olimpica degli 80 metri ostacoli a Berlino nel 1936 e prima donna italiana a conquistare una medaglia d’oro ai Giochi Olimpici, ma anche scherma, piscine, palestre, società sportive: mondi diversi che in quello spazio hanno trovato casa.

Gigi Tesei, storico custode dello stadio, era uno di quelli che il Dall’Ara lo conosceva davvero. Lo aveva vissuto ogni giorno e macinava chilometri in bicicletta sull’anello dell’atletica. Era arrivato a Bologna come bagnino pensando di fermarsi soltanto un anno e invece vi rimase per decenni. Nella sua “tana”, circondato da fotografie, firme, medaglie e biglietti degli spettacoli passati di lì, diceva semplicemente: «Qui ci sono 33 anni passati allo stadio, tutti i miei ricordi».

Gigi Tesei, storico custode dello stadio comunale

Poi, naturalmente, il Bologna calcio. Le voci di Giacomo Bulgarelli, Ezio Pascutti, ma anche di Gianni Morandi, Renzo Ulivieri e dell’allora sindaco Walter Vitali.

A distanza di tanti anni, riascoltare quelle testimonianze fa un certo effetto. Perché alcune delle cose dette allora sono le stesse di cui discutiamo oggi.

Renzo Ulivieri, allora allenatore del Bologna, ricordava che stadi come il Dall’Ara «hanno fatto la storia dello sport e fanno parte della nostra tradizione». E, di fronte all’ipotesi già allora ricorrente di costruire nuovi impianti fuori città, osservava: «C’è la tendenza in tutte le città di costruire stadi nuovi in zone più accessibili, laddove il traffico diventa più scorrevole. Ma è sbagliato: è un pezzo di storia che se ne andrebbe».

Gianni Morandi ricordava invece il suo primo incontro con lo stadio Comunale negli anni in cui «il Bologna faceva tremare il mondo». Per lui la Torre di Maratona, rimasta intatta anche dopo la ristrutturazione per i Mondiali del 1990, era «il simbolo di questo stadio». Ricordava di averci giocato varie volte con la Nazionale Cantanti e confessava una cosa che racconta bene il rapporto tra Bologna e il Dall’Ara: «Quando entri e trovi lo stadio esaurito è un’emozione molto più grande che quando sali su un palcoscenico per cantare».

Il sindaco Walter Vitali immaginava invece uno stadio proiettato verso il futuro, ma sempre lì dov’era. Parlava della necessità di una gestione condivisa tra Comune, Bologna Football Club e società sportive, perché lo stadio potesse essere utilizzato durante tutta la settimana e diventare sempre più un luogo d’incontro per la città.

Lo ripeto, sono un inguaribile romantico e per questo sono favorevole al recupero del Dall’Ara, mantenendone l’identità. Ma non è soltanto una questione di ricordi. Non possiamo dimenticare che lo stadio non vive nei soli novanta minuti delle partite del Bologna. Sotto quelle tribune e attorno all’impianto c’è una realtà sportiva che vive tutti i giorni: palestre, piscine, atletica, scherma, attività per bambini e ragazzi, società che fanno parte della storia sportiva di Bologna.

E allora credo che, qualunque cosa si decida di fare, non ci si possa occupare soltanto del grande calcio. Il Dall’Ara non è soltanto la casa del Bologna Fc, è la casa di Bologna.

Ecco qui il link del canale “Rete7 memories” che porta al video “Dal Littoriale al Dall’Ara: 70 anni di emozioni”, realizzato in occasione del settantesimo anniversario dello stadio Dall’Ara (1996)


4 pensieri riguardo “ll Dall’Ara non è solo la casa del Bologna Fc, è la casa di Bologna

  1. a volte si dice chi non ha testa ha gambe, un pochino scontata, ma
    il Campus universitario specificatamente di Elite contrapposto ad uno Stadio di estrazione Pop, è pretestuoso, meglio due piccioni con una Fava, a patto che qualcuno dotato di ” valori ” credo rimasto al margine della disputa non rompa gli indugi

  2. Caro Fulvio, chi come me abita in zona ha perso per strada il romanticismo da decenni, soprattutto quando gli chiudono la via Porrettana per chilometri (dalla Croce di CaSalecchio) e non trova 1/2 parcheggio neanche pagando, e questo per l’intera giornatina di gioco al pallone. In pratica e’ come se fosse in galera ogni 2×3: non trova parcheggio al ritorno dal lavoro, non circola se non andando per tangenziali, non può prendere il bus perché non circolano. Quindi io spero che finalmente lo chiudano. Un saluto

  3. Sì sei anzi siamo inguaribili romantici e per questo meritiamo massimo rispetto, ma il mondo va in tutt’altra direzione e dobbiamo guardare alle nuove generazioni alla nuova Bologna che per fortuna non sarà mai legata agli inguaribili romantici come noi. W dunque il nuovo Stadio in altra area con più servizi , con altre finalità , con altra accoglienza , che ci lega ad un futuro più sostenibile giovane e competitivo e non ci obbliga a essere legati ad un passato formato da noi vecchietti romantici . Bologna deve essere svecchiata che ci piaccia o no , per sopravvivere.

  4. Al contrario, tutti constatano che Bologna sta invecchiando. E ci si augura che nel futuro immediato ci si impegni soprattutto su strutture destinate alla crescita di nuovi cittadini : asili-nido, giardini per l‘infanzia, parchi per giochi, scuole elementari con giardini…Ai parcheggi per le tifoserie abbiamo già dato anche troppo spazio. I riti del dopo-partita lasciano spesso tante devastazioni.

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