Il ‘Ventaglio d’artista’ donato al presidente Mattarella

Porta la firma di Piero Malatesta Piano, studente ventenne del corso di Fashion Design dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, l’opera vincitrice de Il Ventaglio del Presidente 2026, il concorso indetto dall’Associazione Stampa Parlamentare e dall’Accademia di Belle Arti di Roma per la realizzazione dei tre ventagli destinati alla tradizionale cerimonia di auguri al presidente della Repubblica, al presidente del Senato e al presidente della Camera dei deputati

di Sara Cosimini, storica dell’Arte


“Speranza” è il titolo del ventaglio consegnato nelle mani del presidente Sergio Mattarella: sulla sua superficie, una riflessione artistica sul presente si fa portatrice di fiducia nel futuro e ottimismo. Piero Malatesta Piano, il giovane studente dell’Accademia di Belle Arti che lo ha realizzato, ci ha gentilmente rilasciato un’intervista.

Quando ha capito che il design e la moda sarebbero diventati la sua strada?

«A dire il vero, fin da piccolo ho sempre avuto abbastanza chiaro che avrei desiderato fare qualcosa di legato all’ambito artistico e manuale. Tuttavia, credo che il momento in cui ho capito che fosse proprio il fashion design a interessarmi sia arrivato nel 2022, quando ho utilizzato per la prima volta una macchina da cucire. Da quel momento in poi non ho fatto altro che cucire e mettere alla prova me stesso».

Qual è, secondo lei, la difficoltà più grande per un giovane designer che desidera mantenere alta la qualità del proprio lavoro e, al tempo stesso, un forte controllo artigianale?

«A mio parere, la difficoltà principale risiede nella gestione del tempo, poiché realizzare i capi in prima persona richiede un processo lento, fatto di dedizione e cura dei dettagli. Certamente, il mio desiderio è quello di iniziare a produrre una quantità maggiore di articoli e di varie tipologie per far crescere il brand, ma è proprio lì che sorge l’ostacolo: volendo produrre sempre di più, si rischia di trascurare la qualità artigianale pur di dare priorità alla quantità».

Piero Malatesta Piano nel suo studio mentre-realizza “Cotta d’Arme Malatestiana”.

C’è una tecnica che non ha ancora avuto occasione di approfondire e che vorrebbe portare nelle sue prossime ricerche?

«Credo davvero che ci sia un’infinità di cose che devo e vorrei ancora imparare, ma attualmente sono molto motivato dall’idea di padroneggiare la modellistica in ogni sua forma, che si tratti di giacche, abiti o accessori. Inoltre, mi interessano molto i materiali: mi piace lavorare con tessuti dalle diverse caratteristiche e prestazioni, così come con materiali riciclati e sostenibili e molto altro. Non penso ci sia una tecnica che io voglia escludere; ritengo invece fondamentale conoscere e saper gestire il maggior numero possibile di tecniche, per ottenere risultati sempre migliori nelle mie future creazioni».

Ci racconta com’è nata l’opera “Speranza” e com’è stato consegnarla nelle mani del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella?

«L’opera nasce dall’idea di mostrare la mia visione del mondo. Più che concentrarmi sulle problematiche e sulle difficoltà dell’attualità, ho voluto adottare uno sguardo positivo. È proprio da questa scelta che deriva il titolo del lavoro. Ho deciso di rappresentare questo cambiamento attraverso una transizione dal caos — un’area dell’opera caratterizzata da macchie di sporco, umidità, sangue e bruciature, oltre che da fili disordinati — verso l’armonia, una sezione in cui tutto assume una tonalità più pura e i fili si riordinano, passando a un colore dorato. Considero l’uso dei materiali di fondamentale importanza nell’opera: la carta mi ha aiutato a rappresentare la fragilità del pianeta, mentre il filo mi ha permesso di simboleggiare le azioni che, come individui, possiamo compiere per raggiungere tale armonia, oltre a rappresentarne l’intrinseca delicatezza. D’altra parte, è stata un’esperienza davvero indimenticabile e un grandissimo onore consegnare il ventaglio al presidente Mattarella, oltre che una straordinaria opportunità per poter esprimere pubblicamente il mio punto di vista sulla realtà contemporanea».

Dopo questa esperienza, quali progetti o direzioni artistiche le piacerebbe esplorare?

«Ultimamente mi sta interessando molto il mondo dell’abbigliamento tecnico e mi entusiasma l’idea di sviluppare progetti in cui esplorare questa linea, come giacche, pantaloni o borse. Ciò che mi affascina di questo tipo di indumenti è che viene data priorità alla funzionalità e alla durabilità dei materiali, senza tuttavia sacrificare l’estetica».

L’intervista è stata realizzata per Cubo-Rivista del Circolo Università di Bologna, diretta da Massimiliano Cordeddu


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