Alla fine della stagione estiva, quello che salta agli occhi è che non è cambiato di una virgola lo scenario politico in vista delle elezioni comunali, e che però di sicuro Bologna non ha bisogno di un altro giro di giostra quinquennale con un sindaco ideologico mentre si consumano episodi criminali nei quartieri. Né di una destra che naviga a vista, quasi ad apparire più impegnata a contarsi che a contare per la città
di Barbara Beghelli, giornalista
L’estate sta finendo e le elezioni comunali avanzano. Come cantavano i Fratelli Righeira, un anno se ne va. E con lui anche le promesse non mantenute, formule bell’e pronte per essere tirate fuori dal cassetto, da adesso alla prossima primavera. Tutto ricomincia, anche la politica con le sue promesse, mancate e non.
Non è una coincidenza stagionale, è logica sistemico-strutturale: la politica ha bisogno di un autunno (caldo) per esistere, e così si fa largo l’attualità cittadina delle importanti metropoli che vanno al voto, tra cui la nostra. C’è un marciapiede rotto, un’azienda che chiude, un quartiere che chiede sicurezza e un altro che vuole parcheggi. Bologna non è una metafora, è una realtà amministrativa con 395.446mila abitanti (dato anagrafico del Comune al 31 dicembre) che con gli studenti fuori sede, lavoratori e pendolari l’Istat stima in 504mila (1.025.672 città metropolitana). E che non hanno bisogno di un altro slogan, ma di grande manutenzione dell’esistente e di una visione futura reale, adeguata e sostenibile.
E il vero spartiacque, in questa partita elettorale, non sarà tra progressisti e conservatori, tra destra, sinistra e centro, ma tra chi ha un’idea di città come comunità di “destino” e chi la vede come somma di interessi da accontentare. Tra chi pensa che governare significhi scegliere in autonomia, anche scontentando, chi pensa che basti amministrare l’inerzia, e chi vuole cambiare rotta.
L’autunno sta arrivando, e il primo atto politico è accettare che il clima, tutto, è cambiato. Ci sono vari sfidanti in campo, com’è noto, altri ne verranno dalla prossima settimana, allorché in Parlamento decideranno le sorti della legge elettorale. In città, a parte il Pd che insieme con Coalizione Civica già da molto tempo lavora per il secondo mandato dell’attuale sindaco Lepore, e che indubbiamente viaggia su stime alte, il resto è ancora in embrione. Si fa oggi il nome del consigliere comunale leghista Matteo Di Benedetto, a cui auguriamo un buon imminente matrimonio, e della consigliera regionale forzista Valentina Castaldini. FdI pensa invece a una candidatura civica, una donna, mentre il civico Giovanni Favia è in campo da mesi, cosi come Andrea de Pasquale, ex piddino che attira tanti voti dei cattolici di sinistra e pure tanta attenzione da Repubblica, e che molto probabilmente farà una lista con il professor Luca Prodi come capolista o candidato a sindaco, figlio di Vittorio, nipote di Romano.
Poi c’è Alberto Zanni di “Una nuova Bologna”, che pensa di essere il nuovo Guazzaloca ed esorta caldamente i partiti di centro destra ad appoggiarlo mentre spara a zero su Marco Mastacchi, il consigliere regionale di Rete civica che da un anno e mezzo sta facendo un lavoro certosino sui vari movimenti civici bolognesi di area moderata per poi arrivare in autunno a realizzare un’associazione, un programma, un regolamento e la scelta del miglior candidato civico.
Zanni che, nel 2021, appoggiò l’attuale sindaco del Pd, e alla domanda del collega del Carlino nell’articolo del 28 luglio 2023: «Lei ha apertamente appoggiato la candidatura a sindaco di Lepore nel 2021: nel programma c’erano sia il tram, al quale lei era stato storicamente contrario pur con una posizione poi ammorbidita, sia la Città 30. Ne avevate parlato?», la sua risposta fu: «Lepore è stato una delusione, sia sul tram, sia sulla Città 30; ci aveva dato delle rassicurazioni che poi sono state completamente disattese. Noi ora peraltro ci sentiamo ignorati, ecco perché chiediamo che Confabitare sia inserita nella cabina di regia che sovraintenderà ai lavori di realizzazione della tramvia, che venga istituito un fondo di garanzia per i danni provocati dai cantieri e che i proprietari vengano risarciti in maniera congrua attraverso sgravi fiscali». Beh, ecco, si vede che il signor Zanni ci aveva visto male, almeno a giudicare da come si posiziona a questa tornata.
Detto ciò, alla fine dell’estate, quello che salta agli occhi è che non è cambiato di una virgola lo scenario politico in vista delle elezioni comunali, e che però di sicuro Bologna non ha bisogno di un altro giro di giostra quinquennale con un sindaco ideologico mentre si consumano episodi criminali nei quartieri. Né di una destra che naviga a vista, quasi ad apparire più impegnata a contarsi che a contare per la città. Aspettiamo dunque con gioia la prossima settimana, e speriamo finalmente di capirne di più, civici compresi.


La sferzata, con annessa siringata
di Valori economici politici e culturali arriva come sempre è stato dagli Stati Uniti, abituati come siamo ad importare una qualsiasi cosa, ed incapaci di esprimere in maniera autonoma una forma di Stato Sovrano nel contesto Europeo.
Ora più che mai, si fa’ sentire il cordone ombelicale che ci lega in maniera ferrea agli USA, liberatori e colonizzatori della Europa dalla fine del conflitto mondiale…. chi la dura la vince.