Placare il linguaggio della politica è urgente. In un mondo estremamente violento esistono poche oasi di convivenza. L’Italia sarebbe una zona di pace eppure anche qui l’asprezza del dibattito è tale da mettere a rischio la democrazia. Parlare alla pancia della gente come prassi sdoganata anche tra i leader produce danni. Il trionfo dei neonazisti dell’Afd in Sassonia-Anhalt è un campanello d’allarme. Bene hanno fatto il ministro Piantedosi e il sindaco Lepore a cercare il disgelo
di Giampiero Moscato, direttore cB
Cambiare il tono della politica è urgente. La violenza verbale porta inevitabilmente alla violenza nei rapporti sociali e al rischio che diventi fisica. Tra i grandi demeriti che si porta addosso Beppe Grillo c’è quello di avere dato dignità politica all’insulto, al dileggio e alla gogna mediatica. Non che prima non esistessero. Ma non erano un enunciato, tantomeno un programma.
Il V-Day (qui la definizione secondo Wikipedia), chiaro richiamo al D-Day che diede il via allo sbarco in Normandia e alla sconfitta del nazifascismo nella seconda guerra mondiale, ha nella V un meno nobile significato: “Vaffa…”, che noblesse. Ora che l’8 settembre 2007 il “tragicomico” sia venuto a lanciare in canotto il suo “elegante” messaggio culturale proprio a Bologna – città “medaglia d’oro” al valor militare per la Resistenza e terreno di proposte politiche di coabitazione tra forze diverse che hanno fatto la storia e il bene del nostro Paese – la dice lunga sul livello di avvedutezza della proposta.
A quel paese bisogna mandarci i dittatori, i teocrati, gli sterminatori di minoranze, i bombardieri delle città, gli oppressori, i senza legge, gli speculatori delle tragedie umane. Non Bologna né la nostra Repubblica. Però si sa, è più facile esporsi dove non si rischia nulla e si può lucrare un facile ritorno elettorale senza conseguenze personali. Ecco, Grillo in politica fa proprio ridere.
I suoi ex “5 stelle”, in questa città e in questa Regione, hanno scelto alla fine di far parte del campo largo e collaborano a programmi di democrazia partecipata. Quello che però è rimasto di quella brutta partenza del Movimento, e si è insinuato nel modo di confrontarsi tra leader e cittadini – soprattutto sulle piattaforme sociali – è il “vaffa” come normale modo di interlocuzione. È la fine della convivenza civile come l’avevamo imparata. Prevale l’insulto, predomina la calunnia non solo tra chi non ha ruoli e competenze ma anche nel personale che invece ha la responsabilità amministrativa, politica e giuridica di creare le condizioni della coabitazione pacifica e del progresso sociale. Parlare alla pancia della gente, alimentarne le insicurezze e le paure anziché indicare le soluzioni e le prospettive regala immediati vantaggi nelle urne ma poi crea disastri emotivi collettivi. La Brexit fu imposta dalla paura degli immigrati e dalle fake news sull’Unione Europea. Oggi il trionfo dei neonazisti dell’Afd alle elezioni in Sassonia-Anhalt, Land che fino al 1990 viveva sotto il giogo della dittatura comunista dell’ex Germania Est, è il campanello d’allarme: a scherzare col fuoco alla fine ci si scotta. Che un conto è criticare e contrastare un avversario politico, un altro è calunniarlo e accusarlo di ogni male presente e passato. È un problema che, in tutto il mondo, è creato dalla propaganda delle destre (sono loro che creano la paura del migrante e che provano a incolpare dei mali del mondo le democrazie che con enormi difficoltà cercano di gestire un fenomeno causato dalle miserie e dai crimini di guerra che avvengono in altre aree del mondo da cui fuggono masse disperate) ma che pure nel campo della sinistra ha trovato facile terreno di espansione.
Anche a Bologna il clima è diventato brutto e pure molto (ne abbiamo parlato qui e qui e in tante altre occasioni) e l’opposizione, che giustamente fa il suo mestiere e critica le amministrazioni di centrosinistra, troppo spesso interviene a gamba tesa. L’ultimo esempio? La raccolta di firme lanciata da FdI contro l’asfaltatura (provvisoria) di via Santo Stefano, che sarebbe prova, a detta dei proponenti, dell’”incapacità” del sindaco. Ora da aspiranti amministratori immagino che sappiano che se via San Vitale è chiusa, per il cantiere della Garisenda, e il traffico dei bus è deviato per forza maggiore su Via Santo Stefano, non è difficile capire che rimettere a posto i basoli richiederebbe settimane di lavori e che si bloccherebbe il trasporto pubblico. L’asfaltatura (Lepore lo ha detto) è solo provvisoria ma soprattutto è stata rapida. Quando riaprirà San Vitale si potrà tornare al basolato antico. Sarà quello il momento, se il ripristino sarà fatto o meno, di giudicare.
Forse qualche motivo di comprensione della scelta dell’amministrazione comunale la potrebbero trovare anche gli oppositori. Giorgia Meloni, quando spiega perché non riesce a mantenere alcune promesse elettorali, non invoca anche lei il rispetto della verità sostanziale? Non dice che certi interventi al momento non si possono fare perché prima bisogna mettere a posto i conti pubblici? Al netto delle nostre posizioni ideologiche, ci sono momenti in cui bisogna essere leali e solidali e questo dovrebbe essere anche un atto di autotutela per chi fa politica..
In questo clima esacerbato è dunque una notizia molto bella quella che ha segnalato, sabato scorso, le prove di disgelo tra il nostro sindaco e il nostro ex prefetto, e attuale ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a margine della Giornata della cultura ebraica (qui l’articolo de “la Repubblica”). Toni cordiali e totale accordo su un principio fondamentale: «Basta con il linguaggio d’odio».
Dopo le frizioni, gli scontri e le polemiche dei mesi scorsi è un segnale incoraggiante. Nel 2027, tra il 15 aprile e il 15 giugno, si voterà per le elezioni comunali. Non è escluso che, anticipando di qualche mese le elezioni politiche (sembra essere questo l’orientamento della presidente del Consiglio), nella stessa data si voti anche per il Parlamento. Sarà importante arrivarci in un clima civile, abolendo l’oltraggio e le calunnie. Da ogni parte possano arrivare. A farsi del male tra forze democratiche si rischia di favorire antichi orrori e il risorgere di movimenti che sembravano aboliti dalla storia del nostro continente e che purtroppo stanno rinascendo. La Sassonia è piuttosto vicina…


Li abbiamo sempre identificati come vittime passive ed incapaci di reagire, perseguitati e indicati come il male del Mondo, la Shoah lo testimonia in modo inequivocabile, il teatrino della Vittima e del Carnefice che trae benefici a vita, si trasforma in oppressore.
In fondo, vorremmo e non troppo inconsciamente essere etichettati come alcuni personaggi pubblici letteralmente Bannati per attivita’ filo Palestinese, dichiaratamente scomodi al sistema.
Già da tempo evito il dibattito su vari temi di ordine politico e amministrativo, visto il linguaggio e il clima da battaglia perseguito dai più. Non credo che considerarsi “già in campagna elettorale” giustifichi la strumentalizzazione di ogni singolo evento, dal più banale al più grave. Giusto quindi censurare le invettive anche quelle che iniziano con “Questa gente è da sputtanare…” e riportare il dibattito sul merito delle cose, sulle proposte e sulle idee. Speriamo.