Responsabilità, coerenza e credibilità

Può essere credibile un’amministrazione che attribuisce a fattori esterni le incoerenze e le criticità evidenziate su queste pagine da Bonora e Ardeni, che presenta gli impegni assunti nel 2021 e non realizzati come obiettivi per il futuro, che fatica a riconoscere le proprie contraddizioni, che ricorre alle forze dell’ordine per gestire il dissenso? I programmi elettorali saranno pieni di alberi, fiori e biodiversità, ma non potrà essere credibile né il negazionismo della destra, né la retorica verde di un centrosinistra che in questi anni ha aumentato cemento e consumo di suolo, abbattuto migliaia di alberi, favorito turismo di massa e gentrificazione, svilito la partecipazione

di Associazione Bologna Respira


Abbiamo seguito con interesse il dibattito scaturito dall’articolo della docente Paola Bonora “Le rane bollite” (qui). Bonora richiama l’urgenza di mettere in discussione «un’idea distorta di sviluppo che genera dissesto e disuguaglianza» e si interroga sulle ragioni per cui la politica fatichi a tradurre in scelte coerenti i documenti e i piani elaborati dagli uffici tecnici di Regione e Comune.

Il cambiamento, in altre parole, non può essere ridotto a uno slogan elettorale ma si tratta di una necessità per sopravvivere.

Nella sua replica del 17 settembre, il sindaco Matteo Lepore difende l’operato della propria amministrazione illustrando le sei svolte che avrebbero caratterizzato il mandato ormai prossimo alla conclusione (qui). A partire dalle giuste considerazioni di Pier Giorgio Ardeni (qui), vorremmo porre l’attenzione su due questioni che riteniamo decisive per il dibattito pubblico: la responsabilità e la credibilità.

Ci colpisce innanzitutto che il sindaco Lepore risponda alle critiche di Bonora senza un reale confronto con le responsabilità politiche dell’amministrazione comunale. Nel suo intervento parla di una «fotografia di un fenomeno reale, che attraversa Bologna come attraversa Barcellona, Lisbona, Milano, Amsterdam, in assenza totale di politiche nazionali virtuose». Ancora una volta, le cause delle principali criticità sono ricondotte a responsabilità nazionali o a dinamiche globali.

Nella stessa replica si sostiene che già durante il mandato Merola fosse stata arrestata l’espansione della città a favore della rigenerazione del già costruito e che Bologna non si limiti ad accogliere passivamente i capitali in cerca di rendita, ma ponga condizioni prima di farli entrare.

Sono affermazioni che appaiono difficili da conciliare con l’espansione urbanistica e turistica avvenuta negli ultimi anni e con una narrazione pubblica che ha spesso identificato nell’attrattività della “Grande Bologna” il principale motore dello sviluppo cittadino. Il progetto nell’area Bertalia-Lazzaretto, il nuovo stadio, le edificazioni nei parchi… sono esempi di rigenerazione del già costruito? E le condizioni poste ai capitali in cerca di rendita, come nel caso dei mega studentati di lusso, sarebbero le quote insignificanti di posti convenzionati?  

Sono domande che continuano a rimanere aperte.

Lo stesso vale per un interrogativo più generale: non è giunto il momento di discutere esplicitamente dei limiti della crescita? L’espansione incontrollata dell’attività aeroportuale generata dall’invasione delle compagnie low cost e la dipendenza di una parte significativa dell’economia locale dal Marconi e dal turismo hanno reso vulnerabile la città aggravando la crisi abitativa, ambientale e climatica. Anche in questo caso un’amministrazione dovrebbe assumersi le proprie responsabilità.

Tra le sei svolte richiamate dal sindaco, quella sul verde è certamente quella che interessa maggiormente alle associazioni come la nostra.

Colpisce che, giunti al termine del mandato, gli interventi citati assumano ancora la forma di obiettivi e annunci. In sostanza, il sindaco ammette che nulla è stata fatto rispetto alle promesse elettorali e alle indicazioni contenute nelle Linee di mandato 2021-2026. Sono rimaste lettera morta la grande infrastruttura ecologica «che unirà la collina con la città e la campagna attorno a sei parchi metropolitani», i 100mila alberi pubblici singolarmente censiti, l’istituzione del Garante degli Alberi. 

Accanto a questi, restano incompiuti impegni importanti come la diffusione delle comunità energetiche e il completamento del Servizio Ferroviario Metropolitano.

Le contraddizioni emergono con particolare evidenza nella parte conclusiva dell’articolo, laddove il sindaco Lepore rilancia le considerazioni di Bonora su clima e città pubblica: «Finché conviene di più speculare su un campo vergine che riportare a vita un’area dismessa nel cuore della città, la rendita vincerà sempre la partita contro la rigenerazione, qualunque sindaco ci sia. Il tempo per mitigare e adattarsi è adesso, non tra dieci anni. Prova ne siano le ondate di calore di questa estate o la siccità».

Parole che inevitabilmente riportano alla memoria quanto accaduto in diversi parchi cittadini, dove si è rinunciato a rigenerare l’esistente e si è deciso di costruire proprio su “campi vergini”. Sebbene possa essere improprio parlare di rendita o speculazione nei progetti che hanno riguardato il parco Don Bosco, il Giardino Acerbi e il parco Mitilini, Moneta, Stefanini al Pilastro, rimane lo sconcerto per il trattamento riservato a cittadini che, nel difendere alberi e prati, richiamavano proprio l’urgenza di agire per il clima adesso, non tra dieci anni. Eppure, l’amministrazione comunale ha preferito screditare quei cittadini e reprimere le proteste. Ha preferito rinchiudersi nella propria arroganza, definendo “violente” persone preoccupate per un futuro sempre più bollente.

E qui si innesta il secondo tema: la credibilità.

Può essere credibile un’amministrazione che attribuisce a fattori esterni le incoerenze e le criticità evidenziate da Bonora e Ardeni, che presenta gli impegni assunti nel 2021 e non realizzati come obiettivi per il futuro, che fatica a riconoscere le proprie contraddizioni, che ricorre alle forze dell’ordine per gestire il dissenso?

I programmi elettorali saranno pieni di alberi, fiori e biodiversità, ma non potrà essere credibile né il negazionismo della destra, né la retorica verde di un centrosinistra che in questi anni ha aumentato cemento e consumo di suolo, abbattuto migliaia di alberi, favorito turismo di massa e gentrificazione, svilito la partecipazione.

Bologna Respira nasce proprio per questo: per riportare al centro del dibattito pubblico il rapporto tra responsabilità, coerenza e credibilità. Perché la qualità di una visione politica si misura dalla capacità di tradurla in scelte conseguenti.


2 pensieri riguardo “Responsabilità, coerenza e credibilità”

  1. Il Vecchio Comunista P.c.i, non e’ per nulla ” Biondo “….Ostico, testardo e spesso non ammette le incongruenze che il Partito impartisce, ha accettato quel sistema economico che tanto manda in fibrillazione tutta la galassia che si rifa’ a K. Marx…
    Poca attenzione al dato storico da parte di tutti, ma purtroppo tutto cio’ ha preservato a torto o ragione il Paese in cui oggi ci troviamo a fare i conti….

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