Anche in un luogo complesso e attraversato da molti limiti, creare uno spazio nel quale qualcuno possa fermarsi, scegliere, fare e lasciare una propria traccia non è un gesto marginale
di Lucrezia Maggiore, arteterapeuta clinica ed esperta ArtLab
«È passato un anno da quando è cominciato il percorso del Coordinamento del Quartiere Porto-Saragozza per sostenere il volontariato e aumentare l’offerta educativa dentro l’Ipm Pietro Siciliani. È stato principalmente un anno di studio, ricerca di possibilità e di conoscenza, che ha prodotto in coda una chiamata al volontariato estivo, una manifestazione di interesse al termine della quale si è riusciti a far partire una prima esperienza. Lascio a Lucrezia il racconto, rinviando a un approfondimento successivo un aggiornamento sui lavori del tavolo del Quartiere».
(Cristian Tracà, consigliere del Quartiere Porto-Saragozza)
Portare ArtLab all’interno dell’Istituto penale per i minori di Bologna, attraverso l’esperienza dell’associazione Officina Educativa, ha significato prima di tutto confrontarsi con un contesto complesso, reso ancora più delicato dall’attuale situazione di ristrutturazione degli spazi. Una condizione che inevitabilmente incide sulla quotidianità dei ragazzi e sul lavoro di chi li accompagna. Proprio per questo mi ha colpito lo sforzo degli educatori e di tutte le persone che operano nell’Istituto per continuare a creare occasioni, relazioni e opportunità, anche quando le condizioni ambientali e organizzative non sono semplici.
All’interno di questo percorso, ho condotto come volontaria di Officina Educativa tre incontri di ArtLab. L’esperienza si è inserita nella realtà dell’Istituto senza la pretesa di modificarla, ma con l’intenzione di aprire, per un tempo circoscritto, uno spazio diverso: uno spazio protetto e non giudicante nel quale poter stare, fare e sperimentare attraverso i materiali artistici.
ArtLab trova a mio avviso una particolare ragione d’essere proprio nei contesti di fragilità. Il processo creativo permette infatti di agire e comunicare anche senza dover necessariamente raccontare di sé attraverso le parole. Il materiale diventa un mediatore e il fare insieme può creare una possibilità di relazione differente, nella quale non viene richiesto di essere “bravi”, di produrre qualcosa di bello o di dare spiegazioni. Ciò che conta è il processo, la possibilità di scegliere, trasformare, cancellare, ricominciare, lasciare una traccia.
Il setting al Pratello è stato necessariamente un setting aperto, attraversato da entrate e uscite, tempi differenti di permanenza e dinamiche proprie della vita dell’Istituto. Ho scelto quindi proposte capaci di accogliere questa mobilità senza perdere il senso dell’esperienza.
Una delle attività è partita da un foglio completamente ricoperto di fusaggine. Dal nero, attraverso stoffa, gomma pane e piccoli strumenti, i ragazzi potevano progressivamente “portare alla luce” un’immagine. Un gesto semplice ma fortemente evocativo: togliere anziché aggiungere, cercare una forma nel buio, trasformare il caos in qualcosa che può essere riconosciuto e organizzato. In altri momenti il lavoro ha permesso di modellare, assemblare, costruire: azioni concrete nelle quali materia, gesto e immaginazione possono diventare strumenti di espressione e di riorganizzazione.
Nel corso dei tre incontri ho osservato soprattutto il modo in cui i ragazzi hanno abitato progressivamente quello spazio. Alcuni entrando e uscendo, altri fermandosi più a lungo, portando nel setting anche le dinamiche relazionali del gruppo, insieme a curiosità, resistenze e momenti di concentrazione. Anche gli educatori hanno potuto condividere il fare, entrando in relazione con i ragazzi attraverso un linguaggio diverso da quello della quotidianità istituzionale.
Alla fine le opere sono rimaste lì, nel setting. Nessuno le ha strappate, rovinate o fatte sparire. È un particolare piccolo, ma per me significativo: quelle tracce sono state lasciate esistere e, in qualche modo, rispettate.
Tre incontri non consentono di parlare di trasformazioni profonde, né sarebbe corretto attribuire all’esperienza risultati che non possiamo misurare. Possono però mostrare il valore di continuare a offrire occasioni nelle quali questi giovani possano sperimentarsi anche attraverso possibilità diverse da quelle con cui sono abitualmente definiti. È in questo spazio del fare, della relazione e del non giudizio che ArtLab può contribuire al benessere psicofisico, sostenendo espressione, autostima e senso di sé.
Forse è proprio questo che l’esperienza al Pratello mi ha restituito con maggiore forza: anche in un luogo complesso e attraversato da molti limiti, creare uno spazio nel quale qualcuno possa fermarsi, scegliere, fare e lasciare una propria traccia non è un gesto marginale.

Quel filo che precocemente si interrompe, fino alla reclusione ….
Che sia l’ Arte oppure la Scrittura …etc e’ necessario prendere confidenza con i propri Demoni
interiori, riuscire nell’ impresa e’ di per se’ un Capolavoro