Curata da Guido Moretti, già ricercatore e docente di Pianificazione Territoriale all’Università di Bologna, la mostra sarà allestita nelle sale di Palazzo Pepoli dal 2 al 19 ottobre 2026. L’esposizione indaga il tema dell’abitare in luoghi dalle condizioni climatiche estreme, attraverso cento opere tra disegni e acrilici, e tre video riportanti ciascuno 200 disegni tratti dai Taccuini di Viaggio, rispettivamente su Valli Trentine, deserto sahariano e mediorientale, e Upper Mustang, nel Nepal Himalayano
di Elisa Grossi, ingegnere edile/architetto e giornalista
Per le popolazioni che vivono in territori estremi, dalla montagna al deserto, quella dell’abitare è una prova continua di adattamento, equilibrio e ascolto: è dedicata a questo tema la mostra “L’Arduo Cimento. Abitare la montagna, abitare il deserto”, visitabile nelle sale di Palazzo Pepoli dal 2 al 19 ottobre 2026. Ideata e curata da Guido Moretti, già ricercatore e docente di Pianificazione Territoriale all’Università di Bologna, l’esposizione intende non soltanto illustrare le tecniche costruttive sviluppate dai popoli che affrontano da sempre il grande freddo o il grande caldo, ma anche raccontare vere e proprie culture dell’abitare, che si concretizzano in architetture adattive, economie di risorsa e pratiche di equilibrio con l’ambiente. Tematiche con una storia secolare, se non millenaria, che tuttavia oggi, in un’epoca segnata dai cambiamenti climatici, risultano quanto mai attuali e universali, soprattutto considerando la necessità, ormai improcrastinabile, di ridurre l’impatto delle azioni umane sull’ambiente naturale.

Moretti ha dedicato una larga parte della sua attività di ricerca allo studio dell’ambiente costruito nelle diverse condizioni climatiche, ed è autore di numerose monografie sul tema, alcune delle quali sono consultabili sui tavoli della mostra. Già allestita negli spazi di Palazzo Migazzi a Cogolo, in Trentino, nell’estate 2025, l’esposizione oggi aggiornata raccoglie cento opere tra disegni e acrilici, realizzati nel corso degli anni da Moretti, che fu un giovanissimo allievo del pittore bolognese Guido Bugli. Vengono inoltre proiettati tre video riportanti ciascuno 200 disegni tratti dai Taccuini di Viaggio, che il professore ha redatto durante i suoi soggiorni nelle Valli Trentine, nel deserto sahariano e mediorientale, e nell’Upper Mustang, il territorio del Nepal Himalayano conosciuto come “l’Ultimo Tibet”. Altri tre video, ciascuno con voce narrante, raccontano i saperi millenari dei popoli delle terre cui l’esposizione fa riferimento. È inoltre disponibile un ampio catalogo, completo di tutte le immagini e delle notazioni scientifiche presentate nella mostra.
L’evento di Palazzo Pepoli racconta il lavoro di una vita: Moretti, infatti, è stato consulente del Parco Nazionale dello Stelvio, del Parco Naturale Adamello Brenta, e del Parco Naturale delle Alpi Marittime. Il suo progetto di ristrutturazione della Baita Premessaria nella Foresta dei Violini a Paneveggio è stato selezionato per il Padiglione Italia della Biennale Architettura Venezia 2018. D’altro canto, Moretti ha vissuto qualche tempo ad Algeri e ha operato in vari Paesi del Medio Oriente e dell’Africa con progetti di urbanistica e di architettura. Tra questi, vi è “La Casa de la Mujer”, edificio in terra cruda realizzato per l’Unione delle Donne Saharawi nel Sahara algerino, che ha ricevuto una nomination per il prestigioso premio internazionale Aga Khan Award for Architecture 2008 – 2010.
L’inaugurazione della mostra si terrà oggi, venerdì 2 ottobre alle 17.00, nella Sala della Cultura di Palazzo Pepoli, con ingresso libero senza prenotazione. Dopo un saluto introduttivo di Bologna Welcome, interverranno Raffaele Milani, presidente della sezione di Bologna di Italia Nostra, già professore ordinario di Estetica e direttore del Laboratorio di ricerca sulle città e i paesaggi dell’Università di Bologna, e Maria Pace Marzocchi, storica dell’arte e presidente della Società di Santa Cecilia – Amici della Pinacoteca Nazionale di Bologna. Ad accompagnare i diversi momenti dell’inaugurazione, che si concluderà con un intervento dello stesso Moretti, la violoncellista Elena Zivas eseguirà brevi brani ispirati ai temi della mostra.

