In Italia la mancanza di una legislazione di riferimento solida si traduce in forme di sostegno frazionate e saltuarie, tramutando in retorica della passione ciò che oggi in realtà è lavoro precario, sottopagato e sfruttato, ma per il quale sono necessari anni di studio, formazione ed esercizio. Per questo abbiamo chiesto alla IV Commissione della Regione Emilia-Romagna che nella Legge quadro in materia di Cultura in discussione in questi giorni venga dedicato un Capo all’Arte Visiva: non più frammentata nella promozione culturale, ma riconosciuta di per sé, alla stregua dello Spettacolo dal Vivo, del Cinema e dell’Audiovisivo
di MAAP – Atelier d’Arte Pubblica
Il 24 settembre, come MAAP – Atelier d’Arte Pubblica abbiamo preso parola in merito al progetto della Legge quadro regionale in materia di Cultura, davanti alla IV Commissione per la Parità e per i diritti delle persone e Cultura dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna.
L’abbiamo fatto per dar voce al settore delle Arti Visive, non ancora incisivamente presente nell’attuale riordino legislativo regionale, chiedendo che gli venga dedicato un Capo specifico, al fine di evidenziare la parità tra le arti nell’ambito del sostegno regionale alle attività culturali.
La nostra è una richiesta stanca e una rivendicazione decisa. Siamo stanche perché la nostra presenza non incisiva qui riflette una situazione a livello nazionale di non sostanziale impegno verso la produzione artistica contemporanea, che comprende, a titolo non esaustivo, pittura, scultura, installazione, fotografia, performance, fumetto, illustrazione, grafica d’arte, incisione, arti digitali e multimediali, arte pubblica, relazionale e partecipativa e le loro molteplici intersezioni.
In Italia la mancanza di una legislazione di riferimento solida si traduce in forme di sostegno frammentate e saltuarie, tramutando in retorica della passione ciò che oggi in realtà è lavoro precario, sottopagato e sfruttato, ma per il quale sono necessari anni di studio, formazione ed esercizio.
Per tutte le acrobazie che artisti e artiste, curatori e curatrici, lavoratori e lavoratrici dell’Arte compiono per continuare a far parlare l’Italia di Cultura, rivendichiamo il diritto alla parità. Un diritto che parte dalle cose semplici: essere nominati e quindi esistere dentro una legge. Riconoscere che quelle dell’arte contemporanea sono professioni e che dietro un’opera o una mostra esiste una lunga processualità di cui tener conto.
Abbiamo chiesto che nella Legge quadro in materia di Cultura venga dedicato un Capo all’Arte Visiva: non più frammentata nella promozione culturale, ma riconosciuta di per sé, alla stregua dello Spettacolo dal Vivo, del Cinema e dell’Audiovisivo.
L’abbiamo chiesto all’Emilia-Romagna perché sappiamo essere una Regione che sceglie di ascoltare e guardare lontano. In Europa esistono già esperienze che riconoscono la professionalità dell’artista e il valore del tempo e dei mezzi necessari alla sperimentazione: nel 2022, per esempio, l’Irlanda ha istituito un reddito di base per gli artisti. Come ci ricorda l’associazione Awi – Art Workers Italia, con la quale siamo in dialogo per questa materia, nelle proposte già presentate a livello nazionale per tutelare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori dell’arte contemporanea in Italia, è dal 2007 che il Parlamento europeo invita gli Stati membri a sviluppare un quadro giuridico e istituzionale a sostegno della creazione artistica.
Alla IV Commissione abbiamo quindi depositato la proposta scritta dell’aggiunta di un Capo III-bis all’interno del Titolo III, dedicato alle Arti Visive e alla Produzione Artistica Contemporanea, introducendola con l’intervento della nostra presidente, Stefania Dubla, del cui discorso qui condividiamo alcuni passaggi per una riflessione collettiva.
«L’Arte Visiva oggi rischia di impoverirsi perché tra artisti e curatori abbiamo finito le nostre proprie risorse umane, logistiche ed economiche per fare ricerca, ideazione, progettazione, produzione delle opere, coordinamento, allestimento, mediazione, comunicazione, divulgazione, documentazione e circuitazione, da soli, e tutto questo ogni volta per la realizzazione anche solo di una mostra.
Dunque parlare di questa lacuna di sistema qui, adesso, significa poter immaginare l’Emilia-Romagna, ancora una volta, come un modello per l’Italia intera. Tra le prime Regioni a riconoscere organicamente artisti, artiste, curatori, curatrici, operatori e operatrici delle Arti Visive come professionisti del sistema culturale, restituendo loro la dignità del diritto al lavoro in questo settore.
Con un nuovo Capo, la Legge quadro in materia di Cultura potrebbe riconoscere l’intera filiera della produzione artistica contemporanea, dalla progettazione alla realizzazione delle opere e delle pratiche artistiche e curatoriali; l’importanza della ricerca e degli scambi regionali, nazionali e internazionali, oltre alla necessità di spazi dedicati alla produzione, come atelier e residenze d’artista, anche nell’ambito delle politiche di rigenerazione a base culturale.
Per alimentare la crescita artistica e culturale nel nostro territorio dovrebbero essere istituiti fondi per la realizzazione di progettualità pluriennali, più che episodiche.
Ciò che vediamo in questo riordino legislativo è infatti l’opportunità di prendere collettivamente coscienza di un tema annoso e ancora irrisolto nelle politiche culturali nazionali e di avere il coraggio di riconoscere, per certi versi, una semplice banalità: l’Arte, per ciascuna sua pratica e disciplina, è sì un diritto, ma anche e soprattutto una professione».
In copertina: uno striscione apparso durante il primo sciopero nazionale dei lavoratori della cultura, il 12 giugno 2026 (Photo credits: RaiNews.it).

Condivido la richiesta avanzata da MAAP Atelier di arti pubbliche, che chiede di poter incidere ed essere inquadrato nella legge quadro regionale in materia di cultura per i chiari motivi esposti molto bene nell’articolo pubblicato. La sensibilità mostrata dalla regione Emilia -Romagna in tante altre occasioni apre le porte al progetto per dar voce al settore delle arti visive.
Cultura Alta, Cultura di base ….Diritti e Doveri!!!!….fondamentali di un Paese ancora con una parvenza Democratica