Nella diatriba tra aeroporto Marconi e Regione in merito alla redistribuzione del traffico aereo, nel giro di poco tempo la postura dell’amministrazione è cambiata drasticamente. Un dato politico dovuto almeno in parte alle difficoltà elettorali del partito più forte della maggioranza, ma non per questo meno gradito a chi ha sempre auspicato un cambiamento radicale dell’azione amministrativa in materia
di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB
Col passare del tempo e la collezione di evidenze storiche, è diventato molto difficile negare che nel dispotismo economico oggi imperante, e quindi nella società monetizzata che ha generato, il grosso delle decisioni pubbliche sia più spesso influenzato dai cosiddetti “rapporti di forza” che non dal reale interesse collettivo.
Un andazzo che, a sinistra, ha causato non pochi imbarazzi di natura ideologica, costringendo le sue classi dirigenti a spostare via via l’attenzione degli elettori dal campo della conseguenza tra pensiero e azione a quello, decisamente più aleatorio, della coerenza semantica.
Dunque via libera alla creatività linguistica, nel solco tracciato dal marketing esperienziale, con uno scivolamento che, in Italia, ha visto in pochi decenni il passaggio da “comunismo” a “socialdemocrazia” – il “socialismo storico” era stato interdetto per intervenuta mazzetta -, per giungere all’assoluta vaghezza che caratterizza i concetti di “democratico” e ancor più “progressista”. Tacendo infine del “riformismo” per carità di patria.
Fortuna vuole, per le povere cavie di questo discutibile esperimento linguistico, che i fatti conservino un’ostinazione decisamente ammirevole e il merito di rivelare anche le più scomode verità. E allora può succedere che, com’è accaduto nella diatriba tra aeroporto Marconi e Regione a proposito della redistribuzione del traffico aereo, una stessa amministrazione comunale passi in qualche mese da un sostanziale appiattimento sulle ragioni dell’azienda (qui), al rilancio di ulteriori iniziative di mitigazione che negano di fatto le contestazioni provenienti dai suoi vertici (qui). E tutto questo al netto delle parole con cui il sindaco, proponendo un tavolo tra stakeholder e Regione, tenta di stemperare le tensioni esercitandosi nel ruolo del pontiere.
Volendo superficialmente intuire cosa sia cambiato nel giro di così poco tempo, basterebbe confrontare volti e sigle che si sono avvicendati nella gestione politica della faccenda. Ma rifiutando i personalismi e riscoprendosi generosi, ci si potrebbe altresì rallegrare dell’eventualità che, finalmente, almeno in tema di aeroplanini a Palazzo d’Accursio sia prevalsa la linea a tutela dell’interesse generale su quella del mero bilanciamento tra utilità pubblica ed economica. Un dato, se così fosse, di innegabile rilevanza politica.
I più maliziosi, a questo punto, sarebbero facilmente tentati dal riscontrare, in questa svolta, un’affannosa operazione di facciata per convincere qualche elettore deluso. Una suggestione ragionevole soprattutto se si guarda al leggero fermento a sinistra della coalizione di governo e all’apparizione, sul lato destro, di un potenziale competitor tra i “moderati” come l’ex assessore Pd Marco Lombardo, oggi senatore azionista (qui).
Una possibilità che, tuttavia, non dovrebbe influenzare più di tanto chi guarda alla sostanza delle cose e alla coerenza tra parole e fatti nella maggioranza comunale. Perché se alle fragilità elettorali del partito più grande corrispondesse una maggiore agibilità politica per il partito più piccolo, chi ha sempre auspicato un’inversione di tendenza dell’azione amministrativa potrebbe finalmente trovare una qualche soddisfazione dei propri desideri.
A costoro, allora, non resta altro da fare che augurare lunga vita a chiunque, proveniente da altri lidi politici, da qui alle elezioni costringerà il Pd a lasciarsi guidare sempre più spesso verso iniziative di radicale discontinuità col passato.
Chissà che così facendo, per assurdo, quel partito non sia prima o poi spinto ad abbandonare le vuote parole d’ordine del “liberismo progressista” e a riscoprire i concreti pregi del “socialismo realista”.


il futuro proprio perché ancora da realizzare non esiste, non lo si può imbrigliare, contenere….etc sognare è ancora lecito, programmarsi la vita forse un pochino meno, necessita di un sano realismo…. forse si è al grado zero di una vicenda che si protrae da decenni, promesse fatte in funzione di pochi eletti e il risultato è evidente…..