Nella sala consiliare del Quartiere San Donato-San Vitale è stato presentato alla cittadinanza #LiberiAmo Bologna, il nuovo tentativo dal basso di rifare il polo liberal-centrista per mano di Azione, Ora! e Partito Liberaldemocratico. Giovane e arrabbiato sia con la destra sia con la sinistra, il progetto ambisce a riportare a votare alle amministrative 2027 la massa di astenuti che non si riconosce né di qua né di là, e che caratterizza oramai quasi tutte le tornate elettorali
di Barbara Beghelli, giornalista
Tu chiamali, se vuoi, (nuovi) terzopolisti. Forze liberali e riformatrici unite per superare la frammentazione dell’alternativa al sindaco Lepore. Cosa vogliono? Contribuire a fornire idee e soluzioni ai problemi della città. E, magari, anche dare una scossa alla situazione di impasse elettorale creata dal centrodestra, che non decide il proprio candidato (civico? Di partito? Ah, saperlo).
Azione, Ora!, il Partito Liberaldemocratico (questi ultimi due non ancora presenti in Parlamento): eccoli gli attori protagonisti del progetto #LiberiAmo Bologna, presentato venerdì nella sala consiliare del Quartiere San Donato-San Vitale insieme con i movimenti europeisti, civici liberali e riformisti che stanno sotto lo stesso tetto. Tradotto, che si siederanno allo stesso tavolo di lavoro in vista delle Comunali 2027. Il confronto è aperto, dicono, altre realtà possono aggiungersi a questo percorso, una delle quali potrebbe probabilmente essere Rete Civica guidata dal consigliere regionale Marco Mastacchi, che di qui a pochi giorni chiuderà anche il suo percorso “Orizzonti 2027”, lanciato nell’estate 2025 a Villa Benni.
I valori che portano avanti i lib-dem? Gli stessi che secondo loro compongono l’essenza di Bologna: una città libera, aperta, progressista e inclusiva (Italia Viva non compare in questa circostanza bolognese, ma in altre realtà italiane sì).
Ecco, pare proprio il nuovo tentativo dal basso di rifare il polo liberal-centrista, giovane e arrabbiato sia con la destra sia con la sinistra, e per portare a votare la massa di astenuti che non si riconosce né di qua né di là, e che caratterizza oramai quasi tutte le tornate elettorali.
A sentirli, i costituendi terzopolisti, trasmettono sicurezza, soprattutto quando spiegano «l’Agenda delle libertà», che detta così suona un po’ singolare (perché, i bolognesi sono forse incatenati?). Ma poi cosa si intende lo spiegano direttamente gli attori di #LiberiAmo Bologna: il senatore di Azione Marco Lombardo, il segretario provinciale del Pld rappresentato in parlamento da Luigi Marattin, Salvatore Puzzo, e la giovane Monica Dibilio, segretaria regionale di Ora!, partito fondato un anno fa dall’imprenditore Alberto Forchielli e dal professore Michele Boldrin, nato dalle ceneri del movimento Drin Drin, 13mila iscritti che lievitano, pare, e un tripudio di trentenni, anche nella sala del Consiglio del Quartiere, palco del debutto della neonata formazione libdem. A proposito, con l’intesa a tre «non chiudiamo la porta a Favia, chiunque vuole venire è benvenuto», ha chiarito la Dibilio.
Ma torniamo all’Agenda delle libertà. Prende spunto da alcune domande: «Quanto sono liberi i bolognesi di vivere in sicurezza, di muoversi, di trovare casa a prezzi normali, di lavorare e intraprendere, di scegliere come organizzare la propria vita?». E «quanto la burocrazia, le inefficienze amministrative, il degrado e le carenze infrastrutturali limitano queste libertà?». «Basta rassegnazione!» ha gridato il senatore Lombardo. «Ogni venerdì ci chiediamo non più cosa danno al cinema, ma quale manifestazione c’è e come possiamo raggiungere il centro, questa è diventata una città sull’orlo di una crisi di nervi». Secondo il senatore di Azione manca il dialogo con l’amministrazione, la gente è rassegnata, invece “Bologna deve riappropriarsi della propria storia, ricordandosi che è una città contendibile perché stata male amministrata».
Beh, forse la Grassa e Dotta Signora un po’ rassegnata lo è da tempo, i problemi sono così tanti e in aumento che molti di noi hanno gettato la spugna, non combattono più le ingiustizie, insomma sopravvivono. Fuggono dalla città. Dal traffico, dagli scontri continui, dal cemento, dai cantieri, dai ciclisti maleducati, dai monopattinisti indisciplinati…
Per chiudere, Bologna non è l’unica città ad avere intavolato questa alleanza “liberal-centrista”: Torino, Macerata, Monza, Palmanova sono altri esempi in cui sta ben funzionando. Indubbiamente è ancora presto per dire se decollerà, se non altro questo è un primo tentativo di rinegoziare il confine geografico tra destra e sinistra, e merita di essere osservato. Da vicino, molto da vicino.
Photo credits: Il Resto del Carlino


l’ estetica della protesta, annientare tutto ciò che risulta anteporsi come ostacolo materiale alle richieste di natura immateriale è spesso sintomo di impotenza