Quello che è esploso sabato ha una causa materiale e un nome preciso: carovita e disuguaglianze. Affitti che divorano i redditi, salari da fame e fermi da decenni mentre i profitti crescono, una generazione a cui questa città e soprattutto questo Paese stanno dicendo che per lei non c’è posto se non nella precarietà e nello sfruttamento. A tutto questo disagio sociale si risponde con politiche pubbliche per la casa, il diritto allo studio e alla salute, il lavoro dignitoso, i servizi. Non con i blindati
di Coalizione Civica per Bologna
Chi a destra oggi invoca l’esercito non sta proteggendo Bologna: sta cambiando discorso per non parlare del problema vero.
A soli cinque giorni dall’approvazione dell’ottavo decreto sicurezza repressivo del Governo Meloni, specificamente dedicato ai giovani, ai minorenni e a coloro che intendono stigmatizzare come “maranza”, il fallimento è assoluto. La responsabilità di quello che è successo a Bologna e nelle altre città italiane non può che essere in capo al governo al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.
Un’intera generazione è scesa in piazza nonostante la paura e la stigmatizzazione, rivendicando politiche contro il carovita e contro la guerra, le stesse richieste degli autotrasportatori al sud. Noi non vediamo un paese disunito ma anzi un tentativo delle destre di atomizzare le lotte. Non giustifichiamo i danneggiamenti né l’assalto a un autobus di linea, azioni che finiscono per colpire esattamente chi vive le stesse difficoltà, e non sottovalutiamo la paura che hanno generato. Ma ridurre tutto solo alle vetrine rotte, e alla necessità dell’ennesima stretta repressiva, significa voler evitare scientificamente di affrontare davvero il carovita e la crisi sociale che attraversa il Paese. Significa non dare risposte a nessuno: non a chi era in piazza per rivendicare un futuro, a chi si è frapposto a mani alzate tra polizia e manifestanti durante le cariche, a chi dalle finestre incoraggiava ragazzi e ragazze a farsi sentire; ma nemmeno a chi ha evitato il centro per paura, a chi ha tenuto chiuso il piccolo negozio di cui già fatica a pagare l’affitto, o a chi si è barricato al passaggio del corteo.
Perché la pressione sociale che è esplosa sabato qualcuno l’ha costruita. Da anni la risposta della destra al governo al disagio sociale non è una casa in più, è un reato in più: decreti sicurezza, nuove fattispecie penali, fino alla proposta aberrante ampliare le carceri per adulti come soluzione per i minorenni che compiono reato. Si lasciano correre gli affitti, si tagliano i servizi e il welfare, si stringe il cappio sulla scuola pubblica, si continuano a negare i diritti di cittadinanza a migliaia di giovani, si alimenta il razzismo e l’odio attraverso i discorsi pubblici e gli atti istituzionali e poi ci si indigna quando la corda si spezza, magari soffiando pure su un conflitto tra generazioni anziché lavorare per la coesione sociale.
Allora le domande le facciamo noi, a chi governa a Roma: quale misura avete messo in campo per abbassare un affitto? Quanti alloggi pubblici avete finanziato? Quanto avete investito in scuola e servizi di quartiere? Finché l’unica risposta a una generazione senza casa e senza tutele sarà una cella in più, quella pressione continuerà a salire. E non l’avrà creata Bologna.
Qui, intanto, la destra fa la sua operazione repressiva e vendicativa, e noi la chiamiamo con il suo nome. Togliere spazi, finanziamenti, sussidi e perfino case popolari «ai responsabili» prima che un giudice abbia accertato alcunché non è sicurezza: è una barbarie giuridica, è colpa collettiva, ed è illegale e ancora peggio una ritorsione politica autoritaria. La responsabilità penale è personale: non lo dice Coalizione Civica, lo dice la Costituzione antifascista. E gli spazi sociali di questa città non sono il nemico da abbattere: sono presidi di mutualismo e solidarietà dove si fa doposcuola, dove si insegna l’italiano a chi arriva, si forniscono generi di prima necessità e cure mediche a chi è invisibile al sistema, dove un quartiere si tiene insieme quando le istituzioni statali si ritirano.
Svolgono anche un lavoro di cura, mutualismo e inclusione che può contribuire a prevenire il disagio da cui quella rabbia nasce. Smantellarli significa togliere gli antidoti, desertificare la società per governarla solo con la paura e poi stupirsi della malattia.
Veniamo al punto centrale: l’uso della forza. A chi chiede la militarizzazione per rispondere al conflitto sociale rispondiamo non solo che è completamente inefficace, come si può vedere nella settimana degli ennesimi decreti sicurezza, ma anche che in una democrazia esigiamo che chi è autorizzato a usare la forza in nome di tutte e tutti risponda a standard molto più elevati rispetto al singolo, di garanzia assoluta, perché è lo Stato.
La degenerazione in Piazza Dalla la settimana scorsa, le denunce di giornalisti colpiti mentre svolgevano il loro lavoro o i video che mostrano ragazzi colpiti a braccia alzate, l’uso indiscriminato di lacrimogeni in una città in cui una donna ha perso l’occhio proprio a causa di un lacrimogeno lanciato ad altezza uomo, idranti contro l’ambulanza, infine le immagini di un ragazzo tenuto a terra fino a stare male impongono una domanda semplice: cosa è successo, questo è “uso proporzionato della forza”?
Non sta forse a noi accusare o assolvere nessuno, crediamo nella separazione dei poteri: di certo sta a noi chiedere di fare chiarezza. La verità non è un favore che si fa a una parte: è la misura dello Stato di diritto, e vale sempre e per tutti.
Photo credits: Ansa.it


Almeno risparmiateci l’ipocrisia. E’ chiarissimo chi accusate e chi assolvete. Peccato che la costituzione preveda democrazia partecipativa e punibilità dei reati.
Dissero coloro che hanno appoggiato i manganelli al parco don Bosco e al Pilastro. Credibilità zero. La mia speranza è di vederli sparire dalla scena politica ma purtroppo nel regno della vomitevole ipocrisia che li caraterizza ce li ritroveremo con l’ennesimo travestimento.
eccolo il pisquano oppure furbo di turno, colui che lascia tracce indelebili, l’ aspirante Che Guevara del Medio Oriente, il nuovo Fedayn…etc servito in un piatto di argento.Era già lì pronto per essere sacrificato, tutti sapevano come succede in Italia, ma non aveva il pedigree idoneo per portare avanti le istanze lecite di una massa informe che si guarda bene dal politicizzarsi, perché le conseguenze sarebbero peggiori.Scarpe strette da portare, ma in fondo le facciamo andare bene tanto in questa epoca del tutto è uguale a tutto….at salut