Dal 21 Ottobre fino al 1 Novembre di quest’anno, una rete di soggetti istituzionali e associativi cittadini ha dato vita a un vasto programma di eventi per ricordare il giovane che il 31 Ottobre 1926 fu accusato di aver sparato un colpo di pistola a Mussolini e linciato dalla folla all’incrocio tra via Rizzoli e via Indipendenza
di Massimo Meliconi, presidente Anppia Bologna
Quest’anno è il centenario della morte di Anteo Zamboni, un ragazzino di 15 anni barbaramente linciato il 31 Ottobre del 1926 in pieno centro di Bologna perché individuato come l’attentatore di Mussolini, a cui era stato appena sparato un colpo di pistola che lo aveva mancato di un nonnulla. Il dittatore era su un’auto scoperta che aveva appena svoltato dalla centralissima via Rizzoli in via Indipendenza per andare alla stazione ferroviaria. Mussolini era venuto a Bologna per celebrare l’anniversario della marcia su Roma e a inaugurare il nuovo stadio di calcio, Il Littoriale.
La storia dell’attentato, delle indagini, del processo che ne seguì, della ricerca di eventuali mandanti, è di rara complessità, mai chiarita del tutto. È probabile che sia stato il quindicenne Anteo Zamboni a sparare al duce, certo quella fu la verità che il regime fascista propinò a tutti gli italiani, tant’è vero che furono condannati in un processo farsa alcuni membri della sua famiglia per complicità nell’attentato: il padre di Anteo, Mammolo Zamboni e sua zia Virginia Tabarroni, sorella della madre Viola. Ci voleva un capro espiatorio e loro furono scelti. Ma anche nella lapide che c’è in piazza Nettuno, a pochi metri da dove avvennero i fatti, si parla di un Anteo Zamboni trucidato dai fascisti e non si fa menzione dell’attentato.
Sul caso Zamboni molti importanti storici hanno indagato e poi scritto, per chi volesse c’è un’ampia letteratura sull’argomento. D’altra parte, non possiamo non ricordare come Bologna, anche negli anni della democrazia, sia stata una città particolarmente sfortunata. È stata colpita duramente più volte (il 2 Agosto 1980, Ustica…) e la mancanza di una verità fattuale che non solo trovi gli esecutori ma che individui in maniera chiara i mandanti è stata in parecchi di questi casi, purtroppo, un leitmotiv ricorrente nella storia recente della città felsinea. Tornando ad Anteo, ricordiamo che l’attentato a lui attribuito era il quarto che Mussolini subiva in un anno e che, pochi giorni dopo, venivano emanati un regio decreto e poi una legge che facevano senza più alcun dubbio dell’Italia una dittatura. Venne codificato lo scioglimento di tutti i partiti politici, la decadenza dei deputati aventiniani, venne poi istituito il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, fu ripristinata la pena di morte per i reati contro la sicurezza dello Stato e infine furono istituite le misure di confino per gli oppositori politici e una più ferrea censura per la stampa. Il periodo più nero era incominciato.
L’Anppia Bologna ha cominciato a ricordare Anteo Zamboni, assieme all’associazione Custodi di Futuro, durante la “didattica della memoria” nel Settembre 2025, evento che si è tenuto a Marzabotto nel quadro delle celebrazioni delle strage che lì avvenne; c’è stata poi l’11 aprile del 2026, a Bologna, un’iniziativa con il giornalista Bruno Manfellotto durante la festa della Storia. Poi ha preso forma una celebrazione più vasta che ha coinvolto soggetti istituzionali: Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Ministero della Cultura; l’Istituto Parri di Bologna, associazioni come l’Anppia e l’Anpi e tanti altri soggetti. Si sono unite persone che svolgono la loro attività in campi diversi (storia, letteratura, arte, cinema) che si sono quindi occupate del caso Zamboni da diversi punti vista, e si è creato un vero e proprio cartellone di manifestazioni (il lavoro è stato coordinato dall’assessore alla Cultura Daniele Del Pozzo e dalla consigliera comunale Antonella di Pietro) che hanno avuto luogo in vari punti della città dal 21 Ottobre di quest’anno e si sono protratte fino al 1 Novembre.
Queste persone e queste associazioni rappresentano realtà diverse, hanno strumenti diversi, hanno in genere un pubblico appartenente a generazioni diverse; lo scopo era ovviamente di raggiungere il maggior numero di cittadini bolognesi per far conoscere quella tragica storia. Ci si è concentrati sulla figura di Anteo Zamboni, vittima o martire che sia stato, sulla sua vita, sulla sua famiglia, su quella Bologna degli anni Venti del Novecento che sicuramente merita una conoscenza maggiore che non sia confinata al solo livello accademico, perché era un mondo certo diverso dal nostro, ma in cui ci sono anche cose da cogliere e valutare con attenzione per capire meglio il nostro mondo presente, con tutte le sue drammatiche criticità.
Non sono certo mancati gli approfondimenti storici: al coordinamento e con la presenza ad alcune iniziative ha partecipato la storica Brunella dalla Casa, la maggior esperta del caso Zamboni, su cui ha scritto testi fondamentali. Poi presentazioni di romanzi sulla vicenda, mostre d’arte, giovani creatori con una forte presenza sui social… insomma un coinvolgimento ampio, pensato per rivolgersi a un pubblico il più vasto possibile. Un’esperienza positiva le cui modalità possono essere valutate anche per altre celebrazioni antifasciste, con l’idea centrale di scegliere più linguaggi che coinvolgano più persone possibile, in particolare i giovani.

la Politica è grande coalizione oppure non è!!!!… la Stampa nazionale non è imparziale ma strizza l’ occhio per i finanziamenti pubblici a gruppi di interesse ben definiti, come lo è la Stampa filo Governativa. .. fuori dal cerchio magico di interesse non esiste più nulla, ci sei solo se ne raccontano loro l’ accaduto, quasi a volere trovare a tutti i costi il lato peggiore