Idee in Viaggio – La Cina (non) è vicina

La superpotenza asiatica corre, e sempre più veloce, sulle ali dell’elettrificazione e della digitalizzazione

di Egidio Candela, medico


“La Cina è vicina”…titolava il sommo Marco Bellocchio nel 1967; eppure, sessant’anni dopo, questa estate la Cina mi è parsa più lontana che mai.

Ritorno dalle ferie con due istantanee in mente: visioni dal futuro. La prima è il cielo terso di Pechino che si scorge attraverso un’aria sorprendentemente limpida. 

Complice sicuramente la stagione dell’anno, ma soprattutto quella che appare, a prima vista, come una miracolosa riduzione dell’inquinamento atmosferico (oltre che acustico) delle megalopoli.

Ricordate le immagini dei pechinesi con le mascherine per strada, ben prima del Covid, inghiottiti da una nube di smog? Ebbene, agli occhi di chi oggi visita la città, resta ben poco di quella Pechino soffocata dall’inquinamento che dominava il nostro immaginario collettivo.

L’elettrificazione su larga scala dell’intero pacchetto dei trasporti, privati e pubblici, ha certamente contribuito a trasformarne radicalmente il volto. Queste conquiste, tuttavia, non sono frutto del caso: sono figlie di precise politiche industriali e ambientali che stanno rapidamente cambiando il volto di un Paese. Cambiamenti concreti, tangibili, non solo promessi, che rendono il gigante asiatico, per quanto ancora fortemente dipendente dai combustibili fossili e primo emettitore mondiale di CO₂, uno dei principali laboratori mondiali della transizione ecologica.

Vero è che i livelli di PM2.5 nelle sue megalopoli rimangono superiori a quelli delle città italiane, ma, considerati il punto di partenza e l’eccezionale pressione antropica cui sono sottoposte, i progressi compiuti sono sbalorditivi. Le auto elettriche non sono né una promessa né un privilegio radical chic: sono il presente. Il lusso è potersi permettere le tasse per veicoli a combustione. Un rovesciamento di paradigma ed un divario tecnologico che, al nostro ritmo di marcia, rischiano di diventare davvero difficili da colmare.

A confermare questa impressione sono state le parole di un ingegnere meccanico della Volkswagen, da anni a Shanghai: «Sono qui solo per capire come hanno fatto». Dal mio modesto e non tecnico punta di vista, la nostra piccola speranza nel campo dei trasporti può venire solo dal continuare a investire, almeno nelle città, nel trasporto pubblico, nei tram elettrici, nel car e moto-sharing e, perché no, in un servizio taxi Uber-like solo elettrico e con costi non esorbitanti. 

Le città potrebbero così diventare un modello di sviluppo capace, progressivamente, di fare da traino anche al resto del Paese, dove, prendendo a esempio il caso nostrano, per la grande maggioranza degli italiani il mezzo privato resta ancora una necessità irrinunciabile. 

La seconda istantanea è, paradossalmente, quella che non sono riuscito a scattare: a monete, banconote con il volto di Mao, carte di credito e POS. Questi metodi di pagamento sono stati tutti superati dalle famose app Alipay e WeChat, spazzati via da un efficacissimo sistema di inquadramento dei QR code, di cui si servono tutti, dagli esercizi commerciali agli ambulanti, fino persino ai mendicanti.

La scena può apparire, a prima vista, blackmirroriana: una società senza contante, iperdigitalizzata e inevitabilmente più tracciabile e controllata.
Eppure, vista dalla latitudine di un Paese in cui l’evasione fiscale vale ancora diverse volte l’entità di una manovra finanziaria, quella tracciabilità mi spaventa meno dell’autarchia fiscale in cui viviamo.

Certo, come tutti i turisti, potremmo aver visto soltanto lo specchietto per le allodole della nazione, la facciata che ci hanno voluto mostrare. Non si può, infatti, ignorare ciò che sta dall’altra parte dello specchio, il rovescio della medaglia: un regime autoritario a partito unico, con tendenze totalitarie, ossessionato dalla sorveglianza e dal controllo.

E chissà, allora, se queste due istantanee dal futuro non fossero almeno in parte delle illusioni, cartoline preparate ad hoc per chi è solo di passaggio. Resta però un messaggio difficile da ignorare: la Cina corre, e corre sempre più veloce, sulle ali dell’elettrificazione e della digitalizzazione.


Lascia un commento

Turn on JavaScript to leave a comment.