“Uno Bianca per chi l’ha vista. Una storia per chi non c’era”, ecco la seconda edizione del progetto di Storia pubblica partecipata, curato dall’Associazione Vittime della banda, composta prevalentemente da poliziotti, che insanguinò tra il 1987 l’Emilia-Romagna e le Marche, e sostenuto dalla Assemblea legislativa della Regione con il contributo del Comune di Bologna insieme a una fitta rete di associazioni, sindacati, istituzioni e cittadini
di Maurizio Matrone, responsabile del progetto
Anche nel 2026 si conferma il progetto “Uno Bianca per chi l’ha vista. Una storia per chi non c’era”, il programma di mostre e incontri di Storia pubblica partecipata, curato dall’Associazione Vittime della banda che insanguinò l’Emilia-Romagna e le Marche tra il 1987 e il 1994, e sostenuto dalla Assemblea legislativa della Regione, con il contributo del Comune di Bologna insieme a una fitta rete di associazioni, sindacati, istituzioni e cittadini, che giunge così alla sua seconda edizione (qui e qui la rassegna stampa della prima edizione e dell’anteprima “cinematografica”).
La Uno Bianca
Vale sempre la pena ricordare che la cosiddetta Banda della Uno Bianca era composta principalmente da poliziotti che, per sette anni e mezzo, hanno agito indisturbati nel nostro territorio, tra Bologna, la Romagna e parte delle Marche. I numeri ufficiali raccontano 23 morti, 114 feriti e 102 azioni criminali tra il 1987 e il 1994. È considerata la strage diffusa più duratura che la storia della Repubblica ricordi (cantierebologna.com ha scritto numerosi articoli su questa storia criminale, si possono leggere qui).
L’obiettivo del progetto
È quello di mantenere viva, rinnovare, approfondire e divulgare la memoria degli avvenimenti e delle vittime, delle persone e dei luoghi, dei processi storici e culturali per testimoniare alle nuove generazioni un senso civico di cittadinanza attiva. Attraverso le fonti prodotte dalla società civile e da quelle giudiziarie, si propongono percorsi di didattica e tutela della memoria, raccontando quanto è accaduto affinché una simile tragedia non succeda mai più.
Il sito
www.unobianca.it (In costruzione permanente e operativo dal 15 gennaio 2025) è pensato come una “chiamata alla memoria” perché chiede ai cittadini del nostro territorio (e non solo) che hanno vissuto e visto il periodo della Uno Bianca di offrire un personale contributo in formato audio, video, testuale/documentale o fotografico. A partire dalla “chiamata”, e in divenire, raccogliamo e ordiniamo, in forma digitale, tutti i contributi della cittadinanza, i contenuti delle mostre e degli incontri per dipingere il quadro più esaustivo possibile sui fatti e la storia di quel periodo. Ogni contenuto raccolto sarà liberamente consultabile on line in forma permanente.
Gli incontri
12-19-26 NOVEMBRE 2026. DIDATTICA DELLA MEMORIA, DEL DOLORE E DELL’IDENTITÀ
Quanto e come si racconta a scuola del dolore, della memoria, dell’identità? Cosa significa essere vittime e come sono percepite? Quali sono le prospettive di una educazione intenzionale verso queste tematiche?
Testimoni, cittadini, studenti, esperti, docenti sono invitate/i a discutere sulle implicazioni del dolore, dello smarrimento, dell’impotenza di trovarsi a gestire all’improvviso qualcosa di inaspettato e terribile e sulla necessità di mantenere viva la memoria (a scuola e non solo).
Si parte giovedì 12 novembre alle 10, nella Biblioteca della Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, con i saluti istituzionali del presidente della Assemblea legislativa, Maurizio Fabbri (qui il programma dettagliato).
Le Mostre
21 – 29 NOVEMBRE 2026. CRONACA ITALIANA FLAVIO FAVELLI: UNO BIANCA
Sala D’ercole, Palazzo d’Accursio, Piazza Maggiore, Bologna. Inaugurazione sabato 21 novembre ore 17, ingresso libero (da martedì a domenica dalle ore 10 alle 18:30 – venerdì dalle ore 15 alle 18.30).
Una “mostra evento” dove l’artista Flavio Favelli, la cui produzione è molto influenzata dalle immagini pubblicitarie degli anni Ottanta, ripete in maniera quasi ossessiva e maniacale i claim di quel clima di terrore nei suoi collage, sculture e installazioni utilizzando per lo più oggetti di arredamento e uso comune. La sua espressione è un connubio di arte concettuale e pop art. Un’anima ibrida che lo rende un artista dallo stile fortemente distintivo e identitario capace, con le sue opere, di riportare in superficie le emozioni più scomode e profonde intrise nella vicenda della Uno Bianca.
Esponendo foto, articoli di giornali, disegni, oggetti, mappe, interviste… si vogliono testimoniare i fatti e le conseguenze di quell’oscuro periodo. E questo lo abbiamo fatto – e crediamo con ottimi risultati – con la mostra “Memorie da una città ferita” del 2025 e lo faremo con “Sangue romagnolo” prevista a Cesena per il 2027. Ma quando c’è un artista come Flavio Favelli a rappresentare quel mondo popolato di sensazioni, paure, incertezze e la terribile sorpresa della cattura, la dimensione rappresentativa cambia, si trasforma in qualcosa di più profondo dei fatti stessi, più carnale e più trascendente allo stesso tempo. Si direbbe un colpo, una lama, uno schiaffo inaspettato che viene da chissà chi e resta, e scava. Questo fa l’arte: mette in scena senza sconti chi eravamo, chi siamo e chi saremo.
I Fumetti
NOVEMBRE-DICEMBRE 2027
Nel nostro panorama editoriale mancava il racconto della Uno Bianca a fumetti. Manca cioè, un taglio narrativo più legato alle storie delle vittime e ai loro familiari. Il linguaggio dei fumetti è potente perché combina testi e immagini (e suoni da immaginare) e si immerge nella memoria di chi li legge. È un linguaggio popolare che in Italia e nel mondo sta riguadagnando terreno perché i fumetti, nelle loro forme e generi, raccontano di noi meglio di qualsiasi altro contenuto. Per ricordare quelle brutte storie abbiamo scelto gli allievi del corso di Fumetto e Illustrazione delle Accademie di Belle Arti di Bologna e Macerata. Abbiamo pensato che dovessero essere le sensibilità delle ragazze e dei ragazzi a farci capire e a “mettere in memoria” quanto è accaduto.

Nota dolente e’ ricordare che le persone non scompaiono nel nulla. Tutta la vicenda ha toni inquietanti, come d’ altra parte la kappa che si respirava al tempo, forse per la non troppa convincente chiusura delle indagini e del processo.Credere e vantarsi di appoggi esterni di supporto non e’ esattamente la stessa cosa, un comune denominatore Si , quello che probabilmente scorrazzano indisturbati , vivi e vegeti per la Citta’?!?!?…magari godendosi una meritata pensione.