L’ultima volta che ci siamo visti, una decina di giorni fa, eravamo a cena. Parlando delle elezioni comunali ormai vicine, lanciò un’idea: «Sentiamo dai ragazzi del Cantiere se organizziamo un incontro con Matteo Lepore, Michele De Pascale e Romano Prodi?». Ci siamo lasciati con l’impegno di riparlarne al mio ritorno dopo alcuni impegni fuori Bologna. Non c’è stato il tempo. C’era ancora qualcosa da organizzare, qualcuno da coinvolgere, una discussione da aprire sul futuro della città
di Ilaro Ghiselli, consulente aziendale, tra i soci fondatori del Cantiere
Voglio ricordare Gianni come l’amico con cui ho condiviso l’impegno sociale e politico, che ho accompagnato ogni momento della sua vita. I tanti momenti di piacere vissuti insieme.
Ricordo le cene e gli incontri con Antonio Ramenghi, Roberto Bin e Gianni, durante i quali nacque e prese corpo l’idea di fondare un periodico online. Volevamo contribuire ad animare il dibattito politico e l’interesse per una Bologna più aperta, più partecipata, più consapevole della propria identità sociale.
Un «Cantiere», come volle chiamarlo Ramenghi, che, nonostante le difficoltà economiche e organizzative, ha saputo conquistarsi uno spazio di ascolto e di attenzione. Gianni voleva continuare ad allargarlo, soprattutto attraverso incontri e occasioni di confronto sui diversi temi della vita cittadina.
L’ultima volta che ci siamo visti, una decina di giorni fa, eravamo a mangiare una pizza da Maurizio, all’angolo di via Montegrappa, il nostro abituale punto d’incontro. Parlando delle elezioni comunali ormai vicine, mi ha lanciato un’idea: «Sentiamo dai ragazzi di Cantiere Bologna se organizziamo un incontro con Matteo Lepore, Michele De Pascale e Romano Prodi?».
Ci siamo lasciati con l’impegno di riparlarne al mio ritorno da alcuni impegni fuori Bologna.
Non c’è stato il tempo.
Voglio ricordare anche la sua tenacia nel difendere il carattere universale della sanità e del welfare italiano.
Nei suoi moltissimi articoli sui quotidiani locali, Gianni ha tenuto al centro il valore del Servizio sanitario pubblico e il diritto di tutti alle cure. Ne riconosceva le difficoltà e indicava possibili percorsi per affrontarle: la sua era una difesa accompagnata dalla volontà di migliorarlo.
La sua esperienza di psichiatra si esprimeva anche nelle relazioni personali. Di fronte ai problemi della vita sapeva ascoltare le difficoltà delle persone e invitava a prestare attenzione al disagio, a comprenderlo, a non sottovalutarlo.
Accanto a questo impegno c’erano i viaggi, le cene, il piacere della buona tavola e della compagnia. Gianni cucinava bene e amava riunire gli amici. Le conversazioni si intrecciavano ai piatti, ai racconti, alle discussioni. E nelle ricorrenze era sempre lui a fare il discorso: una consuetudine che appartiene ai nostri ricordi più cari.
Oggi ripenso a quella pizza e all’idea che mi aveva proposto. C’era ancora qualcosa da organizzare, qualcuno da coinvolgere, una discussione da aprire sul futuro della città. Ci eravamo salutati pensando di avere tempo per riparlarne.
Mi mancheranno la sua amicizia, il suo ascolto e quel suo continuare a fare progetti. Ci resteranno i momenti condivisi e le tante conversazioni che avremmo voluto continuare.
