Un Manifesto effimero della Cultura

Da ormai un anno il Gruppo Culture di Coalizione Civica è impegnato in un percorso collettivo assieme a decine di persone che a Bologna la cultura la producono, la organizzano e l’attraversano. Un progetto che ha portato alla prima stesura di un documento provvisorio per scelta, che continuerà ad arricchirsi grazie a nuove iniziative di confronto pubblico. Il primo di quei passaggi sarà venerdì 6 novembre alle 19, con il primo incontro del ciclo “Cultura di classe”. La domanda di fondo, però, resta sempre la stessa: non quanta cultura la città offre, ma a quali condizioni sia ancora possibile farla

di Coalizione Civica per Bologna


È trascorso quasi un anno da quando, ospiti della Sala Marco Biagi al Baraccano, con l’assemblea pubblica “Quale Cultura?” proponemmo l’idea di dar vita a un percorso di elaborazione e a un manifesto collettivi per il futuro delle politiche culturali in città (qui).

Ed è proprio così che è stato realizzato il Manifesto effimero della Cultura che sta prendendo forma in questi giorni. Un documento che nasce dal lavoro del Gruppo Culture di Coalizione Civica, da un questionario cui hanno risposto novanta persone che a Bologna la cultura la producono, la organizzano o la attraversano, e da una serie di assemblee in cui il discorso è tornato ogni volta allo stesso punto: non quanta cultura la città offre, ma a quali condizioni sia ancora possibile farla.

È una domanda che riguarda noi per primi. Coalizione Civica governa questa città e non intende consegnare ad altri il bilancio delle sue politiche culturali. Bologna ha costruito negli anni strumenti che hanno funzionato, hanno aperto accessi, hanno fatto emergere realtà che altrove sarebbero rimaste invisibili. Proprio per questo riteniamo sia il momento di dire che alcuni di quegli strumenti hanno esaurito la loro spinta e che continuare ad amministrarli senza rimetterli in discussione significherebbe scambiare la gestione dell’esistente per una politica culturale.

La tesi che attraversa il documento è che la cultura non sia un settore tra gli altri né un cartellone da riempire, ma un’infrastruttura democratica: il luogo in cui una comunità immagina il proprio futuro e decide chi ha diritto ad abitarla. Da lì discende la proposta, che è insieme semplice e impegnativa: un Comune che torni a essere soggetto generativo e non soltanto erogatore di contributi, che apra i propri spazi alla produzione oltre che alla fruizione, che renda leggibile e accessibile il patrimonio di luoghi di cui già dispone.

Quello che segue è un documento provvisorio per scelta (qui). Non è il punto di arrivo di un’istruttoria chiusa, ma la prima versione di un testo che intendiamo aggiornare lungo tutto il percorso che porta al programma del prossimo mandato, fino a farne la base delle politiche culturali che proporremo alla città. Resta aperto in senso proprio: ogni passaggio di discussione può modificarlo e ci aspettiamo che lo faccia.

Il primo di quei passaggi sarà venerdì 6 novembre alle 19, nella sede di Coalizione Civica in via di Vincenzo 21/A, con il primo incontro di “Cultura di classe”, un ciclo di appuntamenti con chi la cultura a Bologna la fa ogni giorno (qui). Interverranno Marco Pignatiello, responsabile Cultura di Arci Bologna e membro della Commissione Cultura di Arci nazionale, Flavia Tommasini, operatrice nella produzione e organizzazione culturale e tra le fondatrici di CHEAP, e l’autore, producer e dj bolognese Enrico Roberto, con la moderazione di Ottavia Dorrucci.

Da lì riapriamo una stagione di confronto pubblico sulle condizioni della produzione culturale in città, che è il modo in cui questo manifesto continuerà a essere scritto.


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