Nuova giunta regionale tra imprese, sostenibilità, plastica

Per sconfiggere la preoccupazione sulla inadeguatezza dei sistemi attuali a fare fronte al futuro dell’ambiente e dell’economia occorre superare le inerzie che hanno impedito fino a oggi che il tema di uno sviluppo sostenibile divenisse centrale

di Ilaro Ghiselli, consulente aziendale


Nel Corriere di Bologna di domenica 15 febbraio 2020 c’è un intera pagina che riporta varie valutazioni e interventi di esponenti di Confindustria e delle altre centrali imprenditoriali (LegaCoop, Ance, Confcooperative, Confartigianato, Confagricoltura, Coldiretti, Confesercenti e Confcommercio), della Regione sulla Giunta appena nominata dal presidente Stefano Bonaccini.

Nell’articolo viene messo in forte risalto la volontà delle imprese dell’Emilia Romagna di essere protagoniste per “governare” insieme alla nuova giunta il cambiamento per una crescita sostenibile.

Si tratta di una dichiarazione importante che, a mio avviso, corrisponde in modo speculare alla nomina di Elly Schlein a vicepresidente della Regione con deleghe, fra le altre, sul patto per il clima e il welfare.

La Regione Emilia-Romagna ha già avviato, nella precedente legislatura, iniziative importanti su questi temi.

Sul fronte del welfare il patto per il lavoro ha attivato significative iniziative e segnato avanzamenti che tendono a riempire di contenuti il bilancio sociale delle imprese, superando, così, l’inerzia e la povertà dei risultati che per molti anni hanno caratterizzato i capitoli dedicati al “bilancio sociale” nelle relazioni di bilancio delle aziende.

Si fa strada una più consistente affermazione del ruolo sociale delle imprese: sono  centinaia le aziende dell’Emilia-Romagna che hanno inserito nei loro accordi aziendali programmi di sostegno sociale ai propri dipendenti, alle loro famiglie, alle comunità locali circostanti, contribuendo ad attutire gli effetti di  un quadro generale che evidenzia una tendenziale crescita dell’esclusione sociale e un rallentamento del benessere economico nel territorio regionale rispetto alle regioni europee più simili.

Per quanto attiene all’ambiente, al clima e più in generale alla intera problematica della sostenibilità credo occorra partire subito con segnali forti e chiari, sia da parte del sistema imprenditoriale che da parte dell’amministrazione regionale e della città metropolitana: occorrono un forte segnale di impegno e una rapida attivazione di iniziative che sappiano rendere organici e coerenti nei risultati i diversi interventi che si vorranno intraprendere.

L’urgenza dell’azione è presente: se si vogliono sconfiggere il senso di sfiducia e la crescente preoccupazione sulla inadeguatezza dei sistemi attuali a fare fronte ai profondi timori per il futuro dell’ambiente e dell’economia occorre abbandonare e superare le inerzie che hanno pressoché impedito fino a oggi che il tema di uno sviluppo sostenibile divenisse il punto centrale e di orientamento dell’azione sia politica che imprenditoriale.

La sistematicità degli interventi è richiesta dal  sistema definito dall’Onu nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile con i suoi 17 obbiettivi, i 169 target e i 240 indicatori, un sistema complesso che, proprio per la sua organicità, può rendere più trasparenti la direzione degli interventi, la misurazione della loro efficacia, i risultati e  la loro ricaduta sulla società: questi sono il vero terreno di sfida e di iniziativa, e non solo dal punto di vista metodologico, per intraprendere e produrre un reale e strutturale cambiamento verso la sostenibilità.

È un terreno impegnativo: ne è prova il forte segnale dato in questa direzione dalla nuova Commissione europea e dalla sua presidente, Ursula von der Leyen, che ha voluto collocare ingenti risorse economiche agli investimenti e alle azioni a sostegno di un “Green Deal” capace di gestire la transizione verso la sostenibilità delle economie nazionali.

È un terreno impegnativo per la Regione e per la città metropolitana di Bologna perché si dovranno confrontare con le iniziative e le dinamiche messe in atto nelle regioni europee a noi più simili, nel mettere in campo progetti che possano reperire le risorse messe a disposizione dalla commissione europea, con l’obbiettivo di dimostrarne la positività, la possibilità, ma anche l’organicità nel cogliere tutti gli aspetti connessi tra i diversi target.

Un aiuto e un supporto importante in questa direzione possono venire dal lavoro svolto in questi anni da Asvis, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, lavoro che monitorizza annualmente, sia a livello nazionale che regionale, le azioni intraprese e misura gli effetti delle stesse sui 17 obbiettivi di sostenibilità promossi dall’Agenda 2030 e dal “Green Deal” della Commissione europea.

Elly Schein ha di fronte a sé una sfida complessa, ma il suo percorso politico e amministrativo dimostrano che può mettere in campo una forza personale e una capacità di agire a dir poco sorprendente.  

A tutti gli imprenditori e ai titolari di interessi d’impresa (nei diversi settori) spetta il compito di considerare i fattori della sostenibilità ambientale, sociale e di governance parte integrante delle strategie di impresa, riorientando l’intera struttura del valore, inserendo organicamente questi fattori nei processi di valutazione di ottenimento dei risultati.

Maurizio Marchesini di Confindustria afferma che “serve una visione comune per superare follie come la plastic tax”: mi trovo d’accordo con Marchesini sui due concetti “visione comune” (di cui ho già abbondantemente argomentato) e “follia della plastic tax”, misura che giudico inadeguata, confusa e fuorviante rispetto alla portata del problema.

Problema che deve essere affrontato in tutta la sua complessità: l’Italia è il secondo paese (dopo la Germania) per domanda di plastica, sappiamo che solo il 30% di quella prodotta è totalmente riciclabile e che il restante 70% può essere utilizzato solo come fonte energetica (per combustione nei termovalorizzatori). Sappiamo anche che l’Italia è il sesto paese al mondo per esportazione di rifiuti di plastica non riciclabile che viene inviata, spesso con esportazioni illegali (data la scarsa quantità di controlli) nei paesi dell’est asiatico dove vengono depositati in attesa di molto improbabili smaltimenti e poco corretti sistemi di smaltimento (fonte Greenpeace Italia). Sappiamo anche che la plastica è al centro di molti interessi industriali in Emilia-Romagna: molte aziende del settore delle macchine automatiche fanno macchine per confezioni di plastica, ci sono molte e importanti aziende che producono materie plastiche, sono alcuni esempi dell’importanza di questo comparto per un’’economia di rilevanza internazionale ma che non può ignorare la ricaduta globale dei suoi processi e delle sue produzioni. Questo il senso delle sfide da intraprendere.


Un pensiero su “Nuova giunta regionale tra imprese, sostenibilità, plastica

  1. Ottima analisi. Sappiamo che le azioni reali verso l’ambiente si scontrano con la politica e gli interessi finanziari, direi che è così, storicamente. Altrimenti non saremmo al punto in cui siamo (insostenibile) . Spero comunque uno sguardo lucido della Regione, perché ormai ci piovono macigni sulla testa di tutti ( senza distinzioni, in modo molto democratico!!

Rispondi