Brave le Sardine ad Amici, ma ora che fare?

Dopo le polemiche per la partecipazione alla trasmissione di Maria De Filippi, ora il movimento è a un bivio: cercare di dettare l’agenda politica, o continuare a fare la sentinella della democrazia?

di Cristian Tracà, docente


Sardine ad Amici. Bufera, scandalo, scissioni, invasioni di cavallette. A destra e sinistra polveroni. I conservatori felici di dimostrare ad ogni piè sospinto che sono solo dei ragazzetti interessati al successo, i soliti fricchettoni da centro sociale occupato che hanno tempo da perdere, finanziati da oligarchie plutocratiche, figli di magistrati che abitano nei villoni. I progressisti annaspano e prestano il fianco: mille distinguo per capire se commerciale possa far rima con popolare, se andare dalla De Filippi non equivalga a vendere l’anima al diavolo. Nei bar, reali e virtuali, la delusione, il disincanto, il sospetto si mischiano al tifo, all’approvazione timida o al sostegno senza se e senza ma. Amici che litiga no ma che poi la tagliano corta, fingendo di trovarsi d’accordo con una mediazione del tipo: so’ ragazzi

Le reazioni sono state meno forti delle polemiche che hanno preceduto l’intervento. I giornali di destra festeggiano trionfalmente perché Carlo Conti, con un format freschissimo come La Corrida, è riuscito a vincere la sfida dell’Auditel contro di loro. ‘Pesci pagliaccio’, movimento ormai essiccato e all’epilogo, più adatti a fare i tronisti, ‘show politico’ (con la solita accezione negativa del termine politico, che invece sarebbe qualcosa di altamente obile ed auspicabile) . Questa una parte dell’antologia dei commenti dei vari reazionari. Da Capezzone a Fusaro tutti hanno sentito il terribile bisogno di dire la loro, non rendendosi conto probabilmente che dare spazio a dei giovani in una trasmissione che parla soprattutto ai giovani e di giovani, non è poi questo atto così scandaloso ed eversivo.

La sinistra? Tutto ciò che lambisce e accarezza Maria De Filippi mette sempre in difficoltà il popolo progressista. Vi ricordate di Fassino a C’è Posta? Dei ragazzi di Amici invitati a cantare a qualche Festa dell’Unità qua e là? Dei monologhi di Renzi e Saviano nella tessa trasmissione? La conduttrice, abilissima stratega della narrazione televisiva (dal 2002 dominatrice plebiscitaria dei sabati sera catodici con C’è posta per te, con percentuali spesso bulgare), si era espressa già così in occasione delle polemiche per lo scrittore anticamorra: «Cosa fatico a digerire da anni? Il fatto che, se un programma ha un consenso di massa, allora vuol dire che quella è una massa di cretini. Saviano, quando è venuto, ha fatto quello che può fare un uomo intelligente: ha parlato a tutti».

Ci può bastare questo semplice invito a tranquillizzare gli animi, dando a tutti la possibilità di parlare e tenendo aperti i palinsesti e i confini di appartenenza? O questa agitazione non è altro che un inutile girarci attorno, all’interno di una questione apertissima a sinistra: l’idea di nazionalpopolare, la divisione tra apocalittici e integrati. Il ‘popolo’ si educa con scelte forti e intransigenti, senza ‘sporcarsi le mani’, sperando che prima o poi si convinca (per grazia ricevuta o per coscienza maturata?) oppure, per evitare attese messianiche e manne dal cielo, bisogna inoltrarsi in territori tendenzialmente lontani, esplorare la frontiera, confrontarsi con gli orizzonti d’attesa?

Mentre massmediologi, politologi, critici ed esperti di semiotiche varie si esercitano per capire quale sarà il passo successivo, il terzetto delle Sardine su quel palco c’è salito, con un intervento breve ha provato a portare avanti e altrove il concept, semplice ma ‘coraggioso’. Mattia, Jasmine e Lorenzo (chiamiamoli con il loro nome!) visibilmente emozionati, un po’ presi in contropiede dalla grande ribalta, hanno fatto il loro: mostrare che di fatto questo Paese non è solo quello della paura e dell’intolleranza e che i giovani probabilmente hanno bisogno di qualcuno che trovi un codice per parlare con loro, rassicurarli, convogliare le loro energie. Senza grandi pretese hanno fatto quello che meglio riesce loro: fermare per qualche minuto l’attenzione di una generazione che poco è abituata a fermarsi, immersa nel flusso, bombardata  continuamente da immagini e stimoli, che tutto bruciano e consumano velocemente.

In un’epoca di rap e di trap dove la protesta prevale sulla proposta, non è poi così male mostrare un altro pezzo. Più che altro il tema vero di discussione dovrebbe essere: come il mondo delle Sardine può fare la proposta? Siamo sicuri che incontrare il Presidente del Consiglio e i Ministri non sia un passo azzardato? Con quale forma di rappresentatività e di legittimazione? Il popolo delle piazze ha la forza e gli strumenti per creare un’agenda politica o è meglio che la sua azione rimanga nell’alveo della sentinella della democrazia che abbassa i toni eversivi e tenta in modo sempre nuovo di tenere vivo lo spirito costituzionale?


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