Il morbo mette limiti anche al ricordo delle vittime della violenza

Bologna fu vittima di stragi nere (Italicus, stazione), di mafia (Rapido 904), del Dc9 abbattuto a Ustica, dei killer della Uno bianca, di omicidi come quello di Marco Biagi, ucciso dalle Br giusto 16 anni fa. “Piantiamolamemoria” inventa un modo per commemorare tutti pur restando in quarantena: nasce “Per quanto colpita”, un museo virtuale per non dimenticare

di Cinzia Venturoli, storica, Riccardo Lenzi, presidente di “Piantiamolamemoria”


“Per quanto colpita” è il nome di un’iniziativa lanciata lo scorso 11 marzo dall’associazione bolognese Piantiamolamemoria (www.piantiamolamemoria.org) a cui hanno aderito l’Archivio Flamigni e la Rete degli archivi per non dimenticare.

Il 19 marzo 2002 in via Valdonica, nel centro di Bologna, venne assassinato il giuslavorista Marco Biagi. Dopo Roberto Ruffilli, Ezio Tarantelli e Massimo D’Antona, l’ennesimo consulente del governo cadeva sotto i colpi degli eredi delle (in questo caso “Nuove”) Brigate Rosse. Quest’anno non si potranno tenere momenti pubblici di ricordo, a causa delle restrizioni dettate dall’epidemia. Eppure, le celebrazioni, nella loro ritualità, sono occasioni importanti per la trasmissione della memoria, in particolare quando si rivolgono ai più giovani, e per continuare a sentirci comunità. Per evitare che, col tempo, cada l’oblio sulle vittime e sugli eventi storici che ne determinarono l’uccisione.

Andare sui luoghi della memoria ci permette di entrare in empatia con chi ha perso la vita per mano del terrorismo, della violenza politica, delle mafie. Ciò è vero a maggior ragione in una città come Bologna, duramente colpita a intervalli regolari di tempo dalla violenza: le stragi nere sul treno Italicus e alla stazione, la strage “mafiosa” sul treno Rapido 904; l’aereo abbattuto a Ustica, la violenza della Uno bianca, gli omicidi mirati come quello del professor Biagi. Sono tanti i luoghi di Bologna che, se uniti, disegnano una mappa della memoria che merita di essere “navigata”: da Piazza del Nettuno (luogo in cui, più di ogni altro, la città si racconta) alla stazione; dal Museo di Ustica all’ex carcere di San Giovanni in Monte; dal Pilastro a via Mascarella, prima tappa con la commemorazione dello studente di Lc Francesco Lorusso caduto nel marzo del ‘77. E così via. Tappe di un museo virtuale della memoria e della storia che prima o poi potrebbe essere reso intellegibile e percorribile da cima a fondo. Per esempio, partendo dalla stazione di Bologna, oggetto dell’appello lanciato di recente proprio su Cantiere Bologna.

Al tempo del Coronavirus questi luoghi non sono frequentabili. Perciò la nostra associazione ha pensato di offrire alla cittadinanza uno strumento alternativo di partecipazione al ricordo delle vittime, in vista di ricorrenze, anche nazionali, che da marzo in poi rischiavano di non avere la giusta attenzione: per alcune di queste abbiamo pensato di coinvolgere amici ed esperti chiedendo loro la disponibilità a registrarsi in casa mentre leggono un breve riassunto della vicenda e delle vittime che intendono “adottare”; Piantiamolamemoria, grazie al supporto di casa_marten, sta montando questi contributi programmandone la pubblicazione, nel giorno dell’anniversario, sulla bacheca FB di Piantiamolamemoria (www.facebook.com/piantiamolamemoria).

Molte delle vittime che abbiamo deciso di ricordare in questo modo, come Marco Biagi, sono bolognesi. Non solo perché è la città in cui siamo nati e lavoriamo. Bologna – parafrasando Francesco Guccini – è stata profondamente e ripetutamente “colpita” e, ogni volta, ha saputo reagire impedendo che i colpi del terrorismo ne lacerassero il tessuto sociale e impegnandosi per conservare e tramandare la memoria di quegli avvenimenti, sperimentando nuovi modi di “fare memoria”, cimentandosi con progetti di public history tramite i quali poter avvicinare alla conoscenza storica larga parte della popolazione, contrastando al contempo l’uso strumentale e i tentativi di falsificazione della storia. Bologna può essere considerata la capitale della memoria e dell’impegno nella ricerca delle verità mancanti. La tenacia dei familiari delle vittime (e delle parti civili) nella ricerca dei mandanti per la strage del 2 agosto, anche a distanza di 40 anni, ne è una delle dimostrazioni più evidenti.

“Bologna che sa stare in piedi, per quanto colpita” cantava Guccini all’inizio degli anni Ottanta. In questo momento in cui restare in piedi significa restare in casa, questa iniziativa andrà avanti fino a quando non potremo tornare nelle piazze, nelle strade, nelle stazioni. Un piccolo contributo per mantenere intatto quel filo della memoria che ci serve a ricordare chi siamo e perché. Dalle Alpi alla Sicilia, passando per la nostra bella Bologna.


Un pensiero su “Il morbo mette limiti anche al ricordo delle vittime della violenza

Rispondi