I dilemmi da Coronavirus: tra restrizioni e libertà

Le limitazioni sarebbero più credibili se dagli scienziati e da chi ci comanda si dicesse che del morbo si sa poco e che si procede per tentativi. Il diritto alla salute è sacro ma è correlato a quello di libertà, quella di come curarsi, ad esempio. Tocca a noi cittadini fare, di “quel grido antico e fiero” del motto Libertas dello stemma del comune di Bologna, la difesa e la vigilanza sui diritti previsti dalla Costituzione e sui poteri del parlamento italiano

di Giovanni De Plato, psichiatra


Nello stemma del comune di Bologna, composto di quattro quadranti, il motto “LIBERTAS” compare due volte. Nel primo e nel terzo quadrante campeggia una Croce rossa su fondo bianco, nel terzo e quarto si staglia su campo azzurro quella parola latina. Sembra che questo motto sia comparso per la prima volta nel 1376, a seguito della ribellione dei bolognesi e della cacciata del vicario pontificio. In una pubblicazione “il Comune di Bologna” del 1931 è specificato che si tratta di “un grido antico e fiero”.

Dove sono finiti a Bologna quel motto e quel grido nell’era della pandemia da Coronavirus? Di libertà oggi si parla poco, anzi è un concetto di cui si tace, non si sa se sia stato messo tra parentesi, sospeso o cancellato a causa dell’emergenza e del contagio di un virus letale. Di certo è stato velocemente abbandonato e sostituito pesantemente da quelli di “Blocco” e “Restrizione”. Con tardivi e contraddittori provvedimenti, prima regionale e comunale, poi con un primo Decreto governativo del 5 marzo e poi con altri decreti e ordinanze sempre del presidente del Consiglio e del ministro della salute del governo giallo-rosso è stato imposto il coprifuoco: tutto chiuso e tutti in casa. Il governo locale, sia regionale sia comunale, non solo ha accettato supinamente i provvedimenti nazionali, ma ha gareggiato a chi più era implacabile nel chiudere e nel restringere, aprendo un conflitto istituzionale sulle competenze. È stata risvegliata una terminologia militare: “Siamo in guerra”, bisogna “sconfiggere il nemico”. Alla sirena che allertava la popolazione durante la Seconda guerra mondiale degli imminenti bombardamenti e della necessità di mettersi in sicurezza nei rifugi, si è sostituita quella delle autoambulanze che ci ricorda di stare chiusi in casa e solo per urgenze uscire senza allontanarsi dal proprio caseggiato. Siamo messi così e così dovremo restare per un tempo e per un tempo imprecisato.

Come cittadini siamo chiamati a rispettare le regole, con severe penalità ed eccessive contravvenzioni, dobbiamo essere “pazienti, responsabili e fiduciosi”. Di chi dovremmo fidarci? Degli esperti delle diverse branche specialistiche, che spesso non concordano o si smentiscono? Dei politici che hanno rinunciato alla loro autonomia, delegando il potere di programmazione e di decisione a quei tecnici, che sparlano dappertutto e non dicono che si stanno muovendo a tentoni?

Sarebbero tutti molto credibili se dicessero alle persone in clausura che di questo virus si sa poco e che sono in atto sforzi da parte di tutti per saperne di più prima possibile. Le persone non sarebbero deluse come loro credono, l’informazione veritiera sicuramente farebbe scattare maggiormente la disponibilità al sacrificio della chiusura in casa, sapendo che è uno sforzo minimo rispetto a quegli operatori sanitari che con impegno encomiabile rischiano la vita per curare-assistere gli ammalati di Covid-19. Come rischiano il contagio quei lavoratori che quotidianamente si sforzano di tenere in vita la città e i suoi abitanti. C’è bisogno di un’informazione seria e veritiera. Intanto registriamo il silenzio assoluto sulle libertà del cittadino, della singola persona e della collettività. Si tace sicuramente perché è difficile porsi il problema di come conciliare il diritto alle libertà e il diritto alla salute in un contesto di emergenza da pandemia.

È chiaro che il diritto alla salute è divenuto il diritto alla sopravvivenza, e ha una sua innegabile priorità. Senza vita il diritto alle libertà non si pone. Eppure tra i due diritti sanciti dalla Costituzione come inalienabili, esiste una correlazione, anche se minima, in tempi di pandemia. E se esiste come può essere configurata? Un semplice esempio: in caso di contagio e di malattia di Covid-19 in forma lieve vorrei poter scegliere se devo essere ricoverato in ospedale o se posso scegliere di essere curato a casa in totale sicurezza e qualità di assistenza. Vorrei che il servizio sanitario della mia regione prevedesse il precoce trattamento a casa (ricovero domiciliare) opportunamente assistito, in particolare quando il 51% delle persone vive da solo.

Sarebbe una sanità a maggiore qualificazione e a minor costo? Sicuramente sarebbe una tipologia di assistenza che dovrebbe prevedere un’organica integrazione della sanità pubblica con le diverse associazioni non profit e i servizi forniti dal Terzo settore. Non dimentichiamo che le libertà dei cittadini sono sancite dalla Costituzione e tutelate dal Parlamento. I decreti del presidente del Consiglio come le ordinanze del Comune e della Regione devono avvenire in un quadro legislativo sulle emergenze sanitarie approvato dal Parlamento. È il Parlamento che deve mettere in equilibrio, tenendo conto delle necessità e delle urgenze, il diritto di tutti gli italiani alla salute e alle libertà individuali. Per queste ragioni, pur comprendendo, è difficile condividere l’ultimo D. L. del 25 marzo del governo giallo-rosso, perché di fatto sospende la Costituzione e prevede la temporanea restrizione delle libertà fondamentali.

Tocca a noi cittadini fare, di “quel grido antico e fiero” del motto Libertas dello stemma del comune di Bologna, la difesa e la vigilanza sui diritti previsti dalla Costituzione e sui poteri del parlamento italiano.


2 pensieri su “I dilemmi da Coronavirus: tra restrizioni e libertà

  1. Il rapporto tra diritto di libertà e diritto alla salute non può essere stabilito a priori. La libertà è la facoltà di agire in piena autonomia a condizione di non ledere i diritti degli altri. Rifiutando di essere curati in una struttura pubblica si è certi di non interferire nella azione pubblica di lotta contro la pandemia? La Costituzione non prevede né regola lo stato di emergenza, ma questo non toglie che quando l’emergenza si verifica il fatto costituisce il diritto. Allo stato non ritengo che siamo in presenza di pericoli autoritari. Penso al contrario che questa vicenda ponga con urgenza il problema di una fase costituente, come giustamente ha detto Sala, per trasformare il nostro sistema politico da “democrazia inconcludente” a democrazia concludente.

  2. Il commento di Federico Stame richiede una precisazione sulla prima parte. Quando dico che una persona contagiata o con disturbi lievi di covid-19 deve potere scegliere se essere ricoverata in ospedale o curata tempestivamente a casa, preciso che il “ricovero domiciliare” deve avvenire in totale sicurezza (della persona, dei familiari e della collettività) e con la migliore assistenza garantita da una équipe specialistica dedicata sul territorio. Questa seconda modalità assistenziale mi sembra che sia stata già avviata a Bologna dal prof. Viale del policlinico S. Orsola. Sulla seconda parte del commento sono del tutto d’accordo con Stame, si pone l’urgenza di mettere in moto un processo costituente da parte delle forze del centro-sinistra per una democrazia governante.

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