Caro Cantiere, facciamoci anche del male. Per farci del bene, appena possibile

Questa città oggi così vuota, ha smesso da tempo di trovare spazi fuori dalle colonne dei giornali per pensare, per ripensarsi, per sfuggire alla logica del tagliere unico che tutti ci pervadeva prima che la febbre del Mondo ci ricordasse che non si vive solo di stuzzichini

di Luca Bottura, giornalista


Cari amici,

Vi avevo promesso un pezzo per l’avvio del Cantiere e poi si sa come vanno le cose… lavora di qua, motteggia di là… poi è arrivato ‘sto virus e la mia vita non è più stata la stessa: la diretta al mattino, l’ospitata su Twitter al pomeriggio, la cantata in balcone, l’apericena online, la cyclette… Mi scusate?

In ritardo, volevo dirvi che state facendo un bel lavoro. Perché questa città oggi così vuota, ha smesso da tempo di trovare spazi fuori dalle colonne dei giornali per pensare, per ripensarsi, per sfuggire alla logica del tagliere unico (o del people mover zero) che tutti ci pervadeva prima che la febbre del Mondo ci ricordasse che non si vive solo di stuzzichini.

Intendiamoci, c’è un botto di roba bella, in città, se mi perdonate il gergo intellettualoide. Con la scusa della mortadella rifiliamo ai turisti musei strepitosi – a me piace tanto ma tanto il Mambo – e iniziative a ogni piè sospinto. Quelli vengono perché ci ritengono la capitale mondiale dell’Airbnb e scoprono molto altro.

Però, come diceva quel signore in porpora, così lontano da Don Matteo nostro? Che eravamo sazi e disperati. Oggi saziamo gli altri, ma tutto ‘sto entusiasmo non c’è. Manco quello che potrebbero portarci gli studenti da fuori, costretti a bere o disegnare sui muri per dimenticare del fitto in nero che devono versare al bravo bolognese di turno per vivere ammassati in mezzo metro quadro.

Del progetto di città si discorre poco. Anche per le prossime elezioni, la domanda è già tutta sui nomi. Riuscirà il Pd a sabotare Matteo Lepore? La destra troverà un candidato più presentabile della Borgonzoni, dunque va bene anche il pallone Wilson di Castaway? Sul “cosa”, è tutto meno chiaro. Perché anche l’informazione ha perso colpi. Abbiamo tre giornali, di cui almeno due di ottima levatura. Ma, per esempio, Radio Città del Capo è stata prima svuotata e poi mutata d’accento e di pensiero. Le tv locali campano solo sul calcio e devono appoggiarsi – talvolta con dignità – a questa o quella fazione politica. In generale, parlare di futuro senza un condizionamento alle spalle o un grembiulino alla vita risulta complesso.

In Romagna, non a Hollywood, hanno praticamente un’emittente locale pro-capite. E campano di pubblicità. Forse perché quella è ancora la Florida allo squacquerone: si apre perché si apre, i soldi si trovano, si investono, e se si salta per aria si ricomincia. Da noi i dieci piccoli indiani sono diventati sempre meno. E spesso, nelle analisi, sembriamo non essere mai usciti fuori porta: tempo fa veniva salutato il car sharing (inspiegabilmente, o forse troppo spiegabilmente, gestito da TPer) come fosse la scoperta della penicillina. A Milano ci sono otto compagnie diverse. A Modena partì prima che a Bologna. Elettrico.

Qualcuno che abbia ancora voglia di stupirsi, di pungolare il sistema, di raccontarci senza autocompiacimento solo perché (e non è mica poco) gli anticorpi democratici hanno reagito per riconfermare Bonaccini ed evitarci la gestione del virus da parte di una che crede di confinare col Trentino… beh, quel qualcuno è molto più che necessario.

Dunque benvenuti. Grazie. Facciamoci anche del male. Per farci del bene, appena possibile.

Ciao.


2 pensieri su “Caro Cantiere, facciamoci anche del male. Per farci del bene, appena possibile

  1. Articolo Interessante Luca, grazie, Una bella sferzata alla nostra amata città e “cantiere Bologna” è la dimostrazione, con la sua presenza, di voci diverse e non uniformate

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