Il Coronavirus non cancelli i morti di amianto

In una sola Azienda Bolognese, le Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato, la ricerca epidemiologica di mortalità realizzata dalla AUSL ha esaminato oltre 3000 lavoratori, occupati dal  ‘57 al ‘95 del ‘900; al 2014 risultavano circa 300 decessi imputabili con certezza all’amianto utilizzato massicciamente in quegli anni nello stabilimento. E lo stillicidio di malattia e morte continua implacabilmente ancora oggi

di Andrea Caselli, Presidente Associazione Familiari e Vittime Amianto Emilia Romagna


In tutto il mondo si celebra il 28 aprile, Giornata della memoria delle vittime dell’amianto e del lavoro, per ricordare i tanti lavoratori uccisi dall’uso irresponsabile dell’amianto nei luoghi di lavoro. Sono state oltre 30.000 le persone uccise dal solo mesotelioma fino ad oggi nel nostro paese, esistono solo stime per i malati di tumore al polmone ed altro, come minimo altrettanto numerosi. Non numeri, ma colleghi di lavoro, amici, parenti, padri, madri, mariti, figli, anni di vita persi.

Quest’anno, tutta la nostra attenzione è alla pandemia di COVID-19, col suo enorme portato di lutti, cambiamenti nella vita di ognuno, crisi economica e produttiva: ma un disastro sanitario non scaccia l’altro. Di Coronavirus tutti possono essere colpiti, ma è doppio il danno subito da chi aveva patologie pregresse, i malati di patologie respiratorie od oncologiche, come chi è stato esposto all’amianto. Tutti possono esserne colpiti, eppure i più esposti sono i lavoratori e le lavoratrici, che garantiscono i servizi essenziali di cura, non eroi, ma lavoratori e lavoratrici pubblici e privati, che nel tempo del #iorestoacasa escono per garantire col loro lavoro, la vita sociale e civile sottoponendosi ad un grave rischio aggiuntivo.

Continuiamo a ripetere che i malati e le vittime di patologie asbesto-correlate, non sono uccise dall’amianto, ma da un sistema sociale e produttivo che sull’altare del massimo profitto o a causa di una colpevole sciatteria nella gestione dei processi produttivi, ha ignorato per anni le conoscenze scientifiche e mediche che denunciavano la pericolosità dell’uso dell’amianto e omesso le precauzioni che potevano evitare una strage annunciata.

Questi ritardi, queste sottovalutazioni, le abbiamo riscontrate oggi, nell’organizzazione dei sistemi sanitari, impreparati, dopo anni di retorica delle privatizzazioni e dei tagli alla spesa pubblica, ad affrontare una pandemia, proteggendo i lavoratori del sistema sanitario, per proteggere i cittadini. Enorme è il tributo di vite pagato dai lavoratori della sanità. Ma intanto con un Servizio Sanitario saturato e imballato dall’epidemia, sono rallentate e rese più difficili le cure delle patologie non Coronavirus.

Nella nostra regione a fine febbraio era pronta la circolare regionale per l’implementazione nelle strutture sanitarie della nuova organizzazione del sistema delle cure del mesotelioma previsto dal Piano Amianto Regionale, lo scoppio della pandemia ha bloccato l’iniziativa e non si sa quando riprenderà. La sorveglianza sanitaria degli ex-esposti amianto attraverso gli ambulatori amianto delle AUSL è sospesa, i programmi di bonifica dell’amianto, rallentati e sospesi.

Si rallentano tutti i progetti messi in cantiere, negli anni scorsi abbiamo conquistato la dichiarazione del vecchio stabilimento OGR come Sito di Interesse Nazionale per la bonifica. La discussione sul piano di caratterizzazione finalizzato alla Bonifica del sito, oggi subisce un grave rallentamento a causa della pandemia, l’obiettivo di restituire alla città di Bologna quello stabilimento per farne un luogo della Memoria usato dai cittadini bolognesi per attività culturali e sociali, si allontana nel tempo. Parimenti bloccata è l’attività degli uffici giudiziari, rallentando ulteriormente ed allontanando nel tempo la conquista per le vittime dell’amianto della giustizia, come sta succedendo per i processi ETERNIT e Petrolchimico di Ravenna, per la decisione del giudice del tribunale di Bologna sull’eventuale rinvio a giudizio dell’inchiesta OGR…

Chiediamo quindi, che tutto ciò non venga oscurato, e che si possa ripartire riconoscendo la necessità di voltare pagina e realizzare un profondo cambiamento basato su sanità pubblica, valorizzazione dei beni comuni, prevenzione, tutela del lavoro e della sua dignità.

Per una più puntuale informazione sul tema amianto vai sul sito web:

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Un pensiero su “Il Coronavirus non cancelli i morti di amianto

  1. Cari amici di Afeva Emilia Romagna,le vostre considerazioni sono anche in Piemonte condivise. In più da noi è un anno che si è insediata la nuova giunta regionale e tutto ciò che riguarda il piano regionale amianto presentato da Cgil/Cisl/Uil 7 anni or sono è fermo. Da un anno nessuna convocazione del comitato strategico, nessun confronto su temi come la sanità e la ricerca, la mappizzazione dei siti contaminati da amianto, la sorveglianza sanitaria, il completamento delle bonifiche sul territorio piemontese. Tutto tace. Chiederemo al governo regionale, dopo la fase covid, un confronto serrato su questi temi.

    Nicola Pondrano

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