L’avv.Magnisi: «Limitare la punibilità dei medici»

Scudo penale e responsabilità professionale di chi lavora durante l’emergenza Covid-19

di Giulia Napolitano


Eroi oggi. Imputati domani? La volubilità umana è tale, la storia lo insegna, che medici, infermieri, personale sanitario in questo periodo, al colmo della pandemia, vengono celebrati come i salvatori dell’umanità. Poi, passata l’emergenza, la conta al netto tra sopravvissuti e morti (sarebbe da scommetterci sopra) magari aprirà una miriade di contenziosi legali, in sede civile e penale. Qualcuno, ci si augura il numero minore possibile, chiederà loro il conto di non essere stati in grado di fermare un formidabile partner della morte: lo sconosciuto Covid-19. I parenti di chi non ce l’avrà fatta saranno meno lusinghieri nei loro giudizi, è prevedibile, e contesteranno quelle che magari, con il senno del poi, potranno apparire come negligenze, omissioni, imperizie. E invece erano solo la resa a mani alzate della scienza di fronte a un morbo nuovo e a lunghi tratti imbattibile, per certe categorie di pazienti.

Il tema è cruciale. Facciamo un raffronto. In ogni sede, da quelle più istituzionali ai salotti televisivi, il tema della non imputabilità degli amministratori locali, e in generale dei rappresentanti politici, per le migliaia di decessi per o con Coronavirus sembra aver trovato, almeno a livello mediatico, un’opportunistica giustificazione nell’impreparazione e nell’assenza di prassi collaudate. Il tema della responsabilità colposa del personale sanitario è invece ancora aperto e più pressante ed esige un sollecito intervento del legislatore.

Quello di cui si discute è se la eccezionalità dell’emergenza sanitaria in atto non debba far propendere per una rimodulazione delle forme e dei limiti della responsabilità professionale medica. «Se non si interviene con provvedimenti che limitino la punibilità degli esercenti la professione sanitaria alle sole ipotesi di colpa grave la retorica dei medici eroi suonerebbe ipocrita», dichiara Guido Magnisi, uno dei principi del Foro di Bologna che giudica un atto doveroso l’adozione di soluzioni giuridiche che prevedano la non rimproverabilità penale di medici e paramedici per i casi di morte o lesioni colpose di pazienti affetti da Covid, salvo le ipotesi di manifesta e grave responsabilità del sanitario: e ci mancherebbe, aggiungiamo.

Le condizioni anomale e assolutamente inidonee dal punto di vista delle risorse, degli strumenti e dei mezzi a disposizione, in cui il personale sanitario si è trovato a operare hanno portato molti operatori del diritto a ritenere opportuno un restringimento della responsabilità professionale medica alle sole ipotesi di colpa grave, in cui fosse accertata una violazione di principi e regole cautelari basilari.

«Già ai primi di aprile il consiglio nazionale forense era sceso in campo sollecitando con un’ordinanza i consigli degli ordini locali a vigilare su una situazione palesemente speculatoria che vedeva avvocati e studi legali farsi promotori verso i familiari delle vittime di Covid di iniziative giudiziarie contro medici e operatori sanitari», spiega ancora Magnisi, che sottolinea come simili comportamenti predatori oltre che essere censurabili in base al senso comune costituiscano anche una grave violazione delle più elementari regole deontologiche.

«Per contrastare questa tendenza e per tutelare i medici – prosegue Magnisi – un gruppo di parlamentari della maggioranza di governo aveva proposto un emendamento al decreto “cura Italia”, ora convertito in legge, con cui si introduceva un’eccezione provvisoria all’art. 590 sexies, limitando la perseguibilità penale di medici e infermieri ai soli casi di colpa grave per la durata dell’emergenza».  Il secondo comma dell’art. 590 sexies subordina infatti la possibilità del sanitario di beneficiare di una delle cause di non punibilità all’osservanza di linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica. È evidente come l’assenza di best practices, di protocolli comuni che regolino l’attività diagnostica-terapeutica abbia indotto a considerare un allargamento dell’area della non punibilità. «In un contesto così drammaticamente irrisolto dal punto di vista delle conoscenze scientifiche, dev’essere messa da parte quella presunzione neopositivistica per cui eventi come la morte o una malattia debbano essere sempre riferibili a una condotta umana colposa».

Come spesso accade quando nell’iter legislativo intervengono dinamiche prettamente politiche, sull’onda degli emendamenti presentati in sede di conversione del decreto-legge, è stata prospettata un’ulteriore estensione della non punibilità anche agli organismi di indirizzo e di gestione della crisi sanitaria. «Data la contraddizione derivante dall’accostamento tra medici, operatori socio-sanitari impegnati in prima linea e figure politiche apicali, incaricate di scelte operative e logistiche, l’emendamento è stato ritirato e attualmente giace su un tavolo tecnico», chiarisce Magnisi che ribadisce con fermezza la diversa responsabilità di chi si trova personalmente a operare su un campo sconosciuto e chi è incaricato di coordinare l’attività sanitaria sul piano organizzativo e logistico.

L’approvazione dell’emendamento avrebbe offerto un precedente su cui fondare una più estesa operazione di depenalizzazione dei delitti colposi commessi da medici e infermieri nell’esercizio della professione sanitaria, liberando quest’ultimi dal timore di incorrere in un’azione penale o di essere destinatari di denunce pretestuose. «L’esigenza di garantire una sorta di immunità penale si lega alla necessità di evitare che i sanitari possano assumere atteggiamenti improntati a quella che viene definita “medicina difensivistica” che non agevola e anzi costringe la medicina a una sorta di immobilismo», conclude il penalista. È evidente dunque come le incertezze normative in materia di responsabilità sanitaria non soltanto espongano i medici alla scure del diritto penale ma ostacolino anche il progresso scientifico dal punto di vista delle innovazioni in campo terapeutico, in quanto comprimono il rischio che il sanitario è disposto ad assumere.

L’articolo di Giulia Napolitano è stato scritto per InCronaca, rivista del Master di Giornalismo dell’Università di Bologna


3 pensieri su “L’avv.Magnisi: «Limitare la punibilità dei medici»

  1. Caro Guido, il tuo autorevole intervento, come ci siamo detti tante volte, tocca un problema enorme, ora, se possibile esacerbato dalla pandemia. Posso solo confermare che a lungo, ovunque, nonostante i proclami della protezione civile, sono mancati tamponi, mascherine e altri dispositivi e come tu sottolinei era abbastanza aleatorio affidarsi a best practices. Difficile valutare responsabilità professionali quando mancano i mezzi, necessari anche in comunità come le RSA e con pazienti non autosufficienti. E’ ormai assodato che la Cina ha avvertito la comunità scientifica in ritardo e l’OMS ha dapprima minimizzato e poi male affrontato l’ evento e per fortuna le nostre regioni pur con inevitabili errori hanno brillato per capacità, soprattutto Veneto ed Emilia in cui l’epidemia si è affrontata da subito non seguendo passivamente le indicazioni dell’OMS ma con una gestione decisa, continua e scientificamente sostenuta. Tornando lentamente alla normalità torneremo a incontrare la medicina difensivistica, dove il medico insicuro finisce per dichiarare gravissimo ogni Paziente perchè così facendo se alla fine va bene, è un luminare, se purtroppo va male aveva preavvertito. Fortunatamente non è molto frequente, ma tende ad aumentare. Oggi possiamo solo contare sull’onestà e capacità di cittadini, medici, avvocati e magistrati e la politica nazionale non riesce ad essere d’aiuto nemmeno in casi tanto gravi in periodi così gravi.
    gianluigi magri

  2. Molto interessante la materia in esame che, aggiungo, andrebbe affrontata adesso,
    Chiedo un chiarimento alla frase « … pur con inevitabili errori… ». Quali errori? E perché inevitabili? A cosa sarebbe da attribuire l’ inevitabilità ?

    Ringrazio dell’ attenzione.

  3. Inevitabili errori perchè covid 19 era un nemico nuovo e sconosciuto. Quando inizialmente l’OMS consigliava di seguire con i tamponi solo sintomatici e paucisintomatici sbagliava e purtroppo ce ne siamo resi conto solo con l’esperienza. Infatti, cosa non facilmente prevedibile all’inizio,oggi conosciamo l’altissima percentuale di portatori asintomatici e, cosa che sappiamo da pochi giorni, l’andamento di IgM e IgG, diverso in diversi gruppi di pazienti o la grande disomogeneità di durata della positività in soggetti trattati nelle stesse condizioni. Un velo pietoso poi sulle notizie dalla Cina che spingevano pur prestigiosi scienziati a parlare di influenza un po’ più seria.
    gianluigi magri

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