Dalle macerie una nuova Europa: meno tedesca, più bolognese

Giusta la candidatura delle Due Torri avanzata dallo storico Cammarano. Serve un’Unione Glocal, per citare Santori, che non a caso con l’operazione 6000piantine.it muove le sue sardine dall’ittica alla botanica, terreno su cui nacque l’Ulivo di Romano Prodi, con il suo slancio europeista. Bologna può essere il laboratorio per la lotta alle diseguaglianze, per redistribuire il reddito verso le povertà e riequilibrare finalmente il potere tra uomini e donne

di Marisa Ostolani, giornalista


Tra le tante macerie che la crisi innescata dal Covid-19 può lasciarsi alle spalle, ci sono anche quelle della casa comune europea, le cui fondamenta non sono mai state così scosse come in queste drammatiche settimane. Ma la storia dell’Europa ci ricorda che è proprio nei momenti di grandi crisi che sono stati fatti i passi in avanti più importanti.

Pur accentuando le divergenze e le ineguaglianze, l’impatto del Coronavirus non distingue tra nazioni del nord e del sud, tra rigoristi e ‘spendaccioni’, tra ricchi e poveri. È una crisi ‘simmetrica’ che obbliga come mai prima d’ora tutti i 27 paesi europei a stringersi l’uno con l’altro, a ritrovare lo spirito del secondo dopoguerra. Potrebbe quindi rappresentare un’opportunità d’oro per far riprendere all’Europa il cammino virtuoso dell’integrazione e della solidarietà, puntando al massimo: il sogno federalista.

Ed è un bene che Bologna venga candidata – come ha proposto lo storico Fulvio Cammarano – a essere un cantiere di questa nuova Europa che, se ne usciremo migliori, dovrà necessariamente essere più solidale e più integrata, più democratica e più partecipata. Meno tedesca, senz’altro, e molto più italiana. Anche più bolognese, se pensiamo alla vivacità del tessuto politico e culturale, alla passione democratica e all’etica del lavoro della gente di questa città.

C’è bisogno di un’Europa più ‘glocal’, per citare Mattia Santori e le sue Sardine.  Un’Europa che sappia imporsi forte e unita sulla scena mondiale (con una sua politica estera, una sua capacità di Difesa, una comune politica economica e una moneta forte), ma che sappia anche crescere nello scambio quotidiano con le proprie comunità e trarre vantaggio dalla forza che deriva a un’istituzione dall’essere scelta dai propri cittadini e non nominata nelle stanze del palazzo.

Non so se sia solo un caso, ma con l’operazione rosmarino, salvia e begonie (6000piantine.it) lanciata da Santori su queste pagine, dall’ittica le Sardine si muovono verso la botanica. E questo mi porta al movimento dell’Ulivo e a Romano Prodi, un altro legame molto stretto tra Bologna e l’Europa. Prodi è stato presidente dell’Eurogoverno durante anni cruciali: quelli del lancio dell’euro, dell’allargamento ma anche delle riflessioni sulla stupidità del Patto di stabilità e di crescita e l’inadeguatezza di un’Europa dell’austerità e dello ‘zero virgola’, senza anima politica. Come giornalista, ho avuto la fortuna di raccontare questi anni da Bruxelles. Comunque la si pensi sul suo mandato, è grazie a Prodi se l’Italia è tornata con orgoglio alla testa della più importante istituzione europea, dopo la ‘figuraccia’ fatta con Franco Maria Malfatti che, dopo soli due anni di mandato, preferì ritornarsene a Roma e alla politica nazionale.

Ma da dove cominciare con il Cantiere Europa? Dalle fondamenta, cioè dall’uguaglianza sociale e dai diritti. Bologna potrebbe dire molto su come riequilibrare le ineguaglianze che questa crisi sta accentuando come nessun’altra recessione prima aveva fatto. Sono almeno 113 milioni i cittadini a rischio povertà, e 25 milioni sono bambini. Rischiamo di perdere generazioni. Senza un’azione massiccia e corale, fatta di interventi pubblici (incluso il reddito minino garantito e il fondo per la cassa integrazione europea proposta dall’eurogoverno di Ursula von der Leyen) per limitare emarginazione e povertà, l’Europa rischia l’implosione. E il sogno potrebbe presto trasformarsi in un incubo.

Sui diritti, mi limito a una sola considerazione. Se vogliamo che sia diversa, la nuova Europa non può fare a meno di utilizzare appieno il contributo e l’intelligenza di oltre la metà della propria popolazione, riequilibrando il potere che oggi è ben saldo in mani maschili. Milioni di donne aspettano di vedere riconosciuto e valorizzato il loro merito, a cominciare dal diritto minimo della parità di salario. Ma anche questa crisi ha dimostrato quanto sia vitale avere le donne a bordo per risolvere i problemi e vincere le battaglie. Il contributo delle donne bolognesi alla Resistenza e alla ricostruzione è stato determinante. Sono sicura che potrà esserlo anche oggi.


3 pensieri su “Dalle macerie una nuova Europa: meno tedesca, più bolognese

  1. Condivido appieno l’analisi di Marisa Ostolani. Solo facendo sentire la loro voce i bolognesi, ed in generale i cittadini europei, potranno imprimere all’Europa una nuova rotta, per puntare verso gli obiettivi di piena solidarieta’ ed integrazione. Un primo passo e’ stato fatto: lo scorso anno il 51% della popolazione dell’Unione, oltre 250 milioni di persone, si e’ recato alle urne per eleggere il nuovo Parlamento europeo.
    Patrizia Lenzarini

  2. Bologna ha un valore aggiunto. Ha da insegnare, e quando ci sono macerie le fondamenta sono indispensabili
    Ripartiamo dai fatti. E dai diritti. Uno sguardo in avanti ad altezza d’uomo.
    Marina Garbesi

  3. Bella idea quella di candidare Bologna a capitale di un nuovo Cantiere Europa. Per andare oltre i dilaganti dibattiti convenzionali, o altre volte sguaiati, sul futuro dell’Unione Europa, Bologna ha tutta la tradizione culturale, la passione sociale e il fermento vitale per essere un punto di riferimento importante per la Nuova Europa!

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