L’Unione Europea nell’emergenza Covid-19, Bologna può aspirare a un sostegno

La pandemia, come la crisi climatica, ci ha fatto scoprire, sperimentandone ciascuno le conseguenze, l’interdipendenza fra le persone e fra le comunità locali, nazionali e planetarie. La libertà e il benessere individuale sono di conseguenza sempre anche sociali, e l’aiuto reciproco tra i Paesi membri dell’Unione Europea dovrebbe essere una risposta obbligata. Palazzo d’Accursio ha sviluppato una strategia di sviluppo in base alla quale può aspirare ad aiuti per i suoi investimenti

di Francesco Errani, consigliere comunale


I Comuni sono in prima linea nella gestione dell’emergenza Coronavirus e la crisi ha riflessi inevitabili sui loro bilanci: Palazzo d’Accursio, per parlare restando vicini a noi in un tema di carattere generale, stima in cinque-sei milioni di euro, al mese, le minori entrate. E le spese di un Comune significano servizi per i cittadini: servizi educativi e sociali, trasporto pubblico, raccolta rifiuti, ecc.

In poche settimane, va detto subito, le istituzioni Ue hanno messo in campo misure importanti per rispondere alla pandemia: sospensione del patto di stabilità, flessibilità sugli aiuti di stato alle imprese, incremento del fondo di solidarietà europeo e un intervento straordinario della Bce intorno a 1.000 miliardi per acquisti di titoli di debito pubblico. L’Ue ha anche attivato nuovi strumenti come lo schema europeo di disoccupazione (Sure) a supporto di lavoratori e imprese, e l’iniziativa Corona Response Investment Initiative (Crii) per mobilitare la politica di coesione attraverso interventi destinati alle Regioni, a sostegno della sanità pubblica e del mercato del lavoro.

Cosa dovrebbe fare ancora di più l’Europa?

Credo che l’Unione a 27 paesi possa e debba fare ancora di più. Ad esempio, aumentando le risorse per le regioni e le città che sono in prima linea per rispondere alla crisi Covid-19. In attesa del nuovo bilancio 2021-27 dell’Unione, in corso di negoziazione, servono subito risorse aggiuntive per la politica di coesione e un maggiore coinvolgimento delle città e dei cittadini europei, per rispondere alla più grave crisi sanitaria (ma anche economica e sociale) che stiamo vivendo negli ultimi anni, per ricostruire dal basso un nuovo modello di sviluppo europeo.

Se vogliamo un’Europa più forte che possa rispondere a sfide globali impossibili da gestire come singoli paesi o città, quali ad esempio l’economia, l’ambiente e le migrazioni, dobbiamo investire più risorse nelle politiche sociali, ambientali, culturali e per il lavoro. I cosiddetti “sovranisti” puntano invece a un’Europa debole, delegittimando il progetto europeo in cerca di facili consensi, ma senza dare risposte concrete ai problemi dei cittadini.

Il piano d’azione per l’istruzione digitale (Digital Education Plan), ad esempio, sarà pubblicato dalla Commissione europea a fine giugno, e l’adeguamento degli edifici scolastici come annunciato nel Green Deal promuoverà investimenti nell’efficienza energetica degli edifici, con priorità a scuole, ospedali e housing sociale.

Joseph Stiglitz, in un’intervista rilasciata nei giorni scorsi e pubblicata su Robinson, racconta che Rahm Emmanuel, capo dello staff del presidente Obama, sosteneva che non bisognerebbe mai sprecare una crisi: “Io credo – sostiene il premio Nobel per l’economia – che questa crisi abbia molto da insegnarci: l’importanza della scienza; il ruolo strategico del settore pubblico e la necessità delle azioni collettive; le conseguenze disastrose delle diseguaglianze e della negazione dell’accesso all’assistenza sanitaria come diritto umano fondamentale; i pericoli di un’economia di mercato dalla vista corta, incapace di resilienza”.

Da questa crisi, ne usciremo solo insieme. Europa e Stati nazionali, insieme alle città e a tutti i cittadini. Ma abbiamo bisogno di una maggiore solidarietà tra i 27 stati membri, rinunciando a egoismi e veti incomprensibili che rischiano di danneggiare non solo le Istituzioni europee ma gli stessi cittadini.

Abbiamo una grande opportunità, costruire finalmente un’Europa dei cittadini, promuovendo con più forza la partecipazione di regioni e città alla costruzione di un’Europa solidale, vicina ai problemi concreti delle persone.

E Bologna, anche per la sua posizione geografica, rappresenta una delle città più importanti d’Italia. In questi anni, insieme a Regione e Città metropolitana, Palazzo d’Accursio ha sviluppato una strategia di sviluppo attraverso un’alleanza tra Università, imprese e pubblica amministrazione, per ricercare soluzioni utili ad affrontare problematiche urbane e sociali, e può quindi aspirare al sostegno dell’Ue per investire maggiori risorse su sanità, scuola e ambiente, per cominciare a ricostruire il prossimo futuro della nostra città.


Un pensiero su “L’Unione Europea nell’emergenza Covid-19, Bologna può aspirare a un sostegno

  1. Caro Francesco, grazie.
    Pensi che sia possibile dare una spallata al nostro complicato e inefficiente modo di funzionare della nostra amministrazione pubblica. Almeno un percorso con definizione di tempi per togliere a cittadini e imprese l’onere della prova (per l’attuazione di qualunque politica) e riconvertire il personale pubblico a monitorare con serietà percorso, procedure e risultato di ogni finanziamento messo in campo?

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