Bonfiglioli: dopo il virus ci aspetta una lunga crisi

Per noi situazione chiara già a dicembre. In Lombardia un comportamento folle. In Italia purtroppo dobbiamo fare i conti con una campagna elettorale continua. Alle ragazze dico: “Rimboccatevi le maniche. Servono laureati in informatica, ingegneria e matematica”. Lo smart working non funziona sui tempi lunghi

di Barbara Beghelli, giornalista


“Non ho avuto paura in questi due mesi di lockdown, non sono una che si agita”. L’ingegnera meccanica Sonia Bonfiglioli, con maturità al liceo San Luigi, è determinata. Idee chiare, attività in 80 paesi del mondo. E’ presidente e amministratrice delegata della multinazionale di proprietà, il Gruppo Bonfiglioli, motoriduttori, sistemi di automazione industriale, inverter e soluzioni per il fotovoltaico. E quando serve naviga anche controcorrente, ma sempre in direzione logico-produttiva.

“Non credo che la Cina abbia sbagliato a divulgare su Covid_19″. La comunicazione, là, c’è stata. Ha cercato di risolvere il problema dapprima entro i suoi confini. Poi, dopo Capodanno, quando non é più riuscita a contenere l’epidemia, l’ha reso pubblico. Successivamente è stata utile: ci ha mandato migliaia di mascherine. Piuttosto, i nostri politici e virologi l’hanno presa sottogamba, la faccenda, a gennaio: é solo un’influenza, dicevano i più”.

Ma il Gruppo Bonfiglioli, 3200 dipendenti, stabilimenti a Calderara, Forlì e Rovereto e un fatturato di 765 milioni, non ha mai chiuso, precisa l’ingegnera, che é anche la vice presidente di Confindustria Emilia. E avendo una fabbrica a Shanghai, che là dà lavoro a 150 persone, la situazione l’ha toccata con mano fin da subito. “Cosa stava accadendo l’avevamo ben chiaro già a dicembre. I nostri dirigenti ci informavano in tempo reale. E in quel periodo anche la Cina non aveva le mascherine”.

Le dispiace se la chiamo ingegnera?

“Per me non fa differenza, ingegnere, ingegnera. La sostanza non cambia”.

C’è stata molta polemica sulle riaperture. Il suo giudizio sulla lista dei codici Ateco (quelli che identificano le attività, ndr)?

“Una soluzione andava presa. Da un punto di vista razionale qualcosa bisognava chiudere. E nelle aziende rimaste operative, sono state subito implementate le misure di sicurezza. Noi per esempio abbiamo chiuso subito le mense e igienizzato. Ma in Lombardia c’è stato un comportamento folle, soprattutto nei trasporti”.

Cosa pensa dell’operato del Governo di questi ultimi due mesi? Anche in confronto a quanto hanno fatto gli altri Paesi.

“Premesso che é difficile dire che la Cina si sia ben comportata, anche se ha dato un segnale positivo di aiuto, ma solo dopo, inviando macchinari per la respirazione polmonare, mascherine, esperti, in Italia dobbiamo fare i conti con campagna elettorale continua, dannosa. Negli Stati Uniti tuttavia non sanno nemmeno dove sta di casa il welfare”.

Lo smart working, questo sconosciuto, è diventato salvifico. A voi é servito?

“In modalità ‘agile’ c’erano 250 impiegati, ma essendo la nostra una realtà manifatturiera, non possiamo che realizzarla in fabbrica. E le donne che hanno lavorato da casa, ecco, dopo un po’ venivano a dire che non ne potevano più. Triplo lavoro: al pc, con figli e marito, e chi più ne ha più ne metta. E’ una soluzione che non funziona per tempi lunghi. Peraltro la velocità dei processi, la digitalizzazione è fondamentale, quindi donne: darsi una mossa”.

In che senso?

“Alle studentesse dico: formatevi. Scegliete una scuola ad indirizzo tecnico-scientifico, anche post diploma, ci sono tanti corsi e master online, non importa spendere grosse cifre a Milano o all’estero. Il lavoro di elaborazione dati attraverso sofisticati metodi statistici e informatici (big data) è molto richiesto. Servono laureati in informatica, ingegneria e matematica. Basta dare la colpa agli altri, rimboccarsi le maniche. Noi donne per prime non dobbiamo autodiscriminarci”.

Che prospettive vede per la nostra economia, nel breve periodo?

“Da globale diverrà continentale. Molte aziende non reggeranno. Cominceremo a tirare le somme a fine anno. E’ innegabile un periodo negativo, che sarà anche abbastanza lungo. Tra un anno faremo il bilancio. Sperando anche di avere il famoso vaccino”.

La domanda sulle quote rosa non gliela faccio, perchè intuisco la risposta. Piuttosto Confindustria è ambiente molto maschile. O sbaglio?

“Ho un rapporto molto costruttivo con la mia Associazione, con il presidente Caiumi e con Tiziana Ferrari, la direttrice generale. Non esiste discriminazione. Col nazionale é diverso, là il ruolo del presidente é politico. Una presidentessa l’avemmo, la Marcegaglia”.

Difficile conciliare carriera e famiglia?

“Ho due figli maggiorenni, un marito medico e i piedi ben piantati per terra, sono sempre all’opera. E alle ragazze dico: cercate di capire cosa vi piace fare”.


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