Piazza Rossini e le altre: spazi da vivere e (ri)scoprire

Senza il nuovo, senza l’esperimento non c’è neppure la riscoperta dell’antico. Perché non si legge mai di una battaglia comune per riportare le piazze ad essere spazi vissuti? La città è un continuo dialogo fra passato, presente e futuro, fra tradizione e innovazione. La sperimentazione genera critica, ma la città necessita di questa dialettica. Perché a Bologna non fa paura la privazione di spazio?

di Strade Aperte a Bologna, manifesto aperto alla sottoscrizione


Piazza Rossini è tornata a essere un luogo per tutti i cittadini, che si riappropria dunque del suo spazio storico e che sta rivivendo sulla bocca della cittadinanza grazie al nuovo, e quindi riecco riemergere il pensiero dicotomico, struttura della città, e senza quel nuovo, senza l’esperimento non c’è neppure la scoperta o riscoperta dell’antico. Sinceramente rende tristi leggere titoli come “Un orrore in piazza Rossini” quando questi titoli mancano laddove si sono perpetuati veri e propri scempi urbanistici: perché sui giornali non si legge che piazza San Martino ridotta a un parcheggio è un orrore? E via di seguito, piazza San Domenico, piazza San Giovanni in Monte, San Michele in Bosco, il sagrato di San Paolo Maggiore, piazza Calderini, piazza di Porta San Vitale… Perché non si legge mai di una vera e propria battaglia congiunta per riportare questi luoghi a essere spazi vissuti, quello che storicamente sono stati, anche attraverso idee innovative? Questi monumenti (monumenti vivi, non solo pietre, ma che racchiudono storie di vite) sono stati privati della loro essenza, non è questa la cosa che più di tutte dovrebbe far orrore? Anzi dovrebbe far paura! Perché se l’orrore è il sentirsi momentaneamente algidi di fronte a qualcosa di inaspettato, la paura è un qualcosa di più viscerale, che si inchioda dentro.

La città è un tessuto fluido che vive di ciò che è stato, di ciò che è e di ciò che sarà. è in questo continuo dialogo fra passato, presente e futuro, che si colloca una dicotomia strutturale, quella fra tradizione e innovazione: essa fonda la città. E infatti cosa sarebbe la città senza un’interrelazione fra tradizione e innovazione? È evidente che tutto ciò generi critica, ma cosa è la critica se non una profonda indagine, una profonda messa in discussione dei paradigmi esistenti e quindi un profondo ripensamento della città. La polis necessita di critica in quanto realtà incessante, dinamica che non può mai adagiarsi e basta, ma è sempre desiderosa di ricevere nuovi impulsi, nuove idee che si connettono a quelle passate. La città è un nucleo polisemico, complesso, che non può far a meno di questa dialettica critica. Perché negare la sperimentazione? Perché recidere la pulsante linfa della novità? È chiaro, come scritto, che essa generi critica, ma la città ne ha bisogno per potersi nutrire e ripensarsi.

Lo stesso tessuto storico riceve nuovi stimoli dalla res nova; durante la prima sperimentazione di Piazza Rossini molti cittadini si sono finalmente posti al centro di quello spazio e hanno potuto ammirare Palazzo Magnani, la facciata di San Giacomo Maggiore e Palazzo Malvezzi; perché ciò è avvenuto? Perché si sono resi conto dell’esistenza di uno spazio, ed è questo il grande risultato della sperimentazione. Il fulcro del discorso non è solamente sui materiali e sulla tipologia di progetto, di cui si può e si deve ampiamente disquisire, ma deve essere primariamente sul concetto di Spazio. A Bologna fa orrore un prato ma, e questa è la domanda centrale, non fa paura la privazione di spazio, perché?

Strade Aperte a Bologna – c’è fame di spazio

Gruppo informale di persone che vivono a Bologna, nato da un confronto nell’ambito della Consulta della Bicicletta. Vuole una città dove le relazioni sociali vengano prima del traffico, dove le strade siano luogo di vita e non di solo passaggio; dove la risposta all’emergenza climatica si faccia attraverso le scelte quotidiane. In questi giorni di fase emergenziale post pandemia il gruppo ha proposto all’Amministrazione Comunale 6 luoghi in altrettanti quartieri della periferia dove sperimentare entro l’estate nuove piazze/strade pedonali come spazi pubblici di socialità e di relazione, anche con il tessuto commerciale di vicinato, chiusi al traffico e aperti alle persone.

Qui il manifesto del gruppo già sottoscritto da 1.700 persone: stradeapertebologna.wordpress.com

E-mail: stradeapertebologna@gmail.com


3 pensieri su “Piazza Rossini e le altre: spazi da vivere e (ri)scoprire

  1. Sono in tutto d’ accordo con lo scritto di “Strade aperte” e lo prenderei come punto di partenza per considerare insieme come vorremmo muoverci da cittadini della/e nostra/e città. In molte ore delle nostre giornate siamo passeggeri, clienti, utenti, ecc.
    Ma nei giorni di reclusione e isolamento appena trascorsi, abbiamo riscoperto un’ esperienza esistenziale purtroppo trascurata, quella di passeggiare in libertà, soli o con compagnie familiari, esposti al piacere di incontrare casualmete dei conoscenti,e con questi fermarsi a chiacchierare senza disturbo di clacson o pericolo di essere investiti.
    Ho letto anch’ io il grido di orrore lanciato da eminenti cultori e conoscitori dei nostri monumenti, della loro storia, e della loro qualità estetica.
    È vero : spesso le novità ci disturbano e l’ occhio fatica ad abituarsi al cambiamento. Tuttavia le generazioni passano attraverso sempre nuove esperienze, anche estetiche, che potrebbero richiedere qualche mutamento nello spazio in cui ci muoviamo. Ci siamo abituati ai mezzi di trasporto che frammentano la città ben più di una rete di canali, ma a costo delle nostre vecchie relazioni diffuse, gli incontri occasionali.
    Una piccola piazza recuperata per una “sosta”, per uno scambio di saluti, per un gesto di civilité.

    La mia proposta è di lanciare un concorso per un progetto di ridefinizione di piazza Rossini ad uso dei passanti. La giuria potrebbe essere composta dai nostri bravissimi esperti di arte e paesaggio cittadino.

    SandraFesti

  2. Bene Piazza Rossini senza auto, e tutte le altre indicate. Ma perché invece di una pavimentazione storica, senza il catrame che ha invaso il centro, deve andarci un prato? E’ di questo che si discute. Qual è il progetto per il centro storico, tutte con il prato solo quella, altre due a caso? Chi decide? Esiste una cultura della città storica o l’abbiamo dimenticata? Anche qui ci sono i “negazionisti” della cultura scientifica? Ora che la bolla dei taglieri si è sgonfiata si potrebbe aprire un “dibattito pubblico” vero sul futuro del centro storico? o dobbiamo assistere alle “invenzioni” dell’assessore di turno per sua pubblicità? .

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