Pd e le elezioni, la fase dell’ascolto

Aprire davvero ai contributi d’idee e di persone della società civile. La sinistra è capace di un cambio di passo? Ha il coraggio di delineare una nuova visione della politica e del governare a partire da Bologna nel 2021?

di Giovanni De Plato, psichiatra e scrittore


Il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti nella lettera scritta al Corriere della Sera, lunedì 29 luglio, ha espresso la sua contrarietà alla “danza immobile delle parole”. Si è rivolto direttamente ai partner politici della sua maggioranza che sostiene il governo Conte, riproponendo la necessità e l’urgenza di uscire dall’inerzia del presente, di guardare al futuro e di costruire un nuovo modello di sviluppo, a partire dal ridisegno del sistema sanitario.

Nella lettera sostiene che nell’era del post pandemia bisogna dimostrare di avere “coraggio, visione e concretezza” per correggere gli errori che si sono evidenziati nei 100 giorni di blocco fisico e per costruire la diga necessaria a mettere in sicurezza il futuro sviluppo delle risorse economiche e umane. Queste tre virtù, che dovrebbero caratterizzare il saper fare dei dirigenti e dei ministri del centrosinistra, non sono solo poco praticate a livello nazionale. Anche a livello locale, dove il coraggio degli amministratori non brilla, il passo è quello di una solita danza sul ritmo dell’esistente.

Le dieci azioni proposte da Zingaretti per investire nella Sanità pubblica e renderla motore della ripresa economica e della sicurezza sociale, restano per ora sulla carta. Il Servizio sanitario regionale emiliano e della metropoli bolognese si attarda più sulla ristrutturazione di un modello consolidato e meno sull’innovazione di quella che dovrebbe divenire la più importante infrastruttura del territorio. La dotazione di una rete di servizi sanitari e sociali altamente integrata e qualificata è il punto di partenza se Bologna e la Regione vogliono ambire a essere un centro europeo delle scienze della vita e della rivoluzione digitale.

Uno scenario questo che non può essere messo sullo sfondo. Lo stesso Pd di Bologna sembra tutto concentrato sulla fase dell’ascolto e sull’organizzazione del Festival di fine agosto, dando poco peso alla scadenza delle elezioni comunali del 2021. Una data ormai vicina, se si considerano i tempi della politica, che imporrebbe una larga, anzi larghissima, mobilitazione politica finalizzata a svegliare gli elettori e a motivare quei tanti assenteisti che sono rimasti a casa anche nel recente voto delle regionali.

C’è una voglia di partecipazione tra la gente? Se c’è va incoraggiata, se non c’è va stimolata. Com’è avvenuto con i tre giorni di studio e di riflessioni organizzati in giugno da Romano Prodi. Quel progetto di Bologna futura, invece di essere accolto come un filo da tessere collettivamente in vista dell’elezione a sindaco, è stato rinviato dal Pd a dopo la fase di “ascolto” dietro cui si sono trincerati politici e futuri candidati allo scranno di Palazzo D’Accursio.

Che cosa vuol dire aprire la fase dell’ascoltare i cittadini? Forse, allungare le orecchie ai bisogni vecchi e nuovi delle persone, dei movimenti e delle organizzazioni sociali senza assumersi impegni vincolanti? Forse limitarsi al ruolo di uditori, senza lasciarsi coinvolgere più di tanto, quasi fosse un semplice apprendistato, un finto bagno di umiltà? O forse sentire, apprendere, elaborare, programmare e darsi obiettivi prefiguranti il futuro? Da alcune dichiarazioni e interviste quelli che fanno capire di volersi candidare a sindaco nel centro-sinistra lo fanno alludendo, quasi a temere che se ci mettessero coraggiosamente le idee e la faccia sarebbero subito impallinati dal fatidico “No!, tu no”.

Se dovessero riprendere vigore le nefaste manovre del correntismo dei partiti, il centro-sinistra potrebbe rendere contendibile una sfida già in partenza avviata a un esito favorevole. Il centrodestra è alla ricerca di un leader che non c’è e di un programma che non ha. Il fenomeno Guazzaloca non si vede ricomparire all’orizzonte. Dunque, è una partita che solo il maggiore partito, il Pd, e i minori suoi alleati possono perdere. Un vantaggio che andrebbe utilizzato questa volta per aprire davvero ai contributi d’idee e di persone della società civile. La sinistra è capace di un cambio di passo? Ha il coraggio di delineare una nuova visione della politica e del governare a partire da Bologna nel 2021?


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