Semplici sì, ma non semplicioni

Se si vuole essere in grado di rispondere, oltre alla semplicità serve la capacità di semplificare la complessità del mondo in cui viviamo

di Serse Soverini, deputato Pd


Faccio un passo indietro e torno agli inizi del dibattito in corso nella nostra comunità di centro sinistra sul futuro candidato a sindaco di Bologna. A suo tempo ho letto con simpatia la frase del nostro sindaco Merola sui semplici bastardi, cogliendone  soprattutto il richiamo all’umiltà per chiunque bussi alla porta e intenda presentarsi come candidato a sindaco della città.

Giusto e legittimo il monito sottointeso e rivolto ai potenziali candidati del centro sinistra, di essere pronti al duro mestiere dell’amministratore, di saper seguire con umiltà e concretezza le tantissime questioni specifiche di una comunità  e anche il richiamo  a dare continuità con quanto di buono, a mio parere tanto,  è stato fatto per la città negli ultimi 10 anni.

Condivido che la semplicità richiamata, in questo senso,  è una qualità e una indispensabile credenziale per il futuro sindaco della nostra città e mi  ricorda  la sacrosanta affermazione, ripetuta spesso da Bonaccini in campagna elettorale, sul dovere, per un buon amministratore di centro sinistra, di saper entrare in un bar ed essere capace di  parlare con la gente .

Qualche  settimana fa, in occasione di  un incontro pubblico, un ragazzo di 21 anni è intervenuto e ha elencato le tante crisi globali che si sono  succedute dalla sua nascita ad oggi, dall’attacco aereo alle  torri di New York, alla crisi finanziaria del 2007, la crisi greca del 2009 e quella finanziaria dell’ Italia, la minaccia dell’Isis all’Europa e al mondo, infine,  quella del Covid. Dopo di che ha concluso dicendo, la prossima sarà  quella ambientale. Può capitare che siano queste le domande alle quali dover rispondere entrando in un bar. Uno scenario amplificato dall’immaginazione giovanile? Forse. Di certo si può condividere con questo giovane studente la certezza che viviamo all’interno di uno scenario complesso e imprevedibile, soprattutto tutt’altro che semplice. 

In questi casi, se si vuole essere in grado di rispondere, oltre alla semplicità serve la capacità di semplificare la complessità del mondo in cui viviamo. Stiamo attraversando una crisi inedita, imprevista e grave dovuta al Covid. Il nostro paese ha una sola strada da percorrere per uscire dalla crisi, quella indicata  e finanziata dall’Unione Europea.

Abbiamo la possibilità di accedere a ingenti risorse europee da investire ma che richiedono al nostro paese una capacità inedita,  quella di pianificare una strategia di sviluppo del nostro paese, una strategia di sistema paese e di investire  virtuosamente in essa, rendendone pubblicamente conto all’Unione Europea.  Raramente  siamo stati all’altezza di un compito tale. Si tratta di una grandissima responsabilità, soprattutto si tratta di saper investire in modo tale da rilanciare il Paese e non ritrovarsi tra qualche anno con un debito schiacciante e un Paese ancora e di più indebitato.

Anche Bologna sarà chiamata a fare la sua parte in questo sforzo di rilancio e credo che possa svolgere a pieno titolo il ruolo di città europea di prima fascia e di protagonista del rilancio del nostro Paese. C’è bisogno del contributo di tutti. La sfida è alta, restiamo semplici ma non semplicioni.


Un pensiero su “Semplici sì, ma non semplicioni

  1. Bene. Giusto per amor di polemica….tutto sempre al maschile? Vero, l’italiano condiziona pesantemente facendo usare in automatico il maschile. Perciò lo sforzo socio-culturale di un uomo di sinistra sarebbe molto apprezzato. Alle donne linguiste, semiologhe, italianiste ancora uno sforzo per suggerire espressioni meno goffe. E’ ammesso inventare.

Rispondi