Prossimo sindaco, partita aperta con Merola e Bonaccini sullo sfondo

La diversa visione del sindaco uscente di Bologna e del presidente della regione Emilia-Romagna lascia intendere che saranno loro due a determinare la scelta del candidato e non il primo partito di maggioranza. Ma serve un nome che consenta alla città a fare il grande salto verso la società del futuro: Smart-city e Smart-people a forte vocazione europea e a grande competitività nel mondo

di Giovanni De Plato, psichiatra e scrittore


Nel centro-sinistra il futuro sindaco sarà uno della squadra dei giovani bastardi di Virginio Merola o un non predestinato di Stefano Bonaccini? La diversa visione del sindaco uscente di Bologna e del presidente rinnovato della regione Emilia-Romagna lascia intendere che saranno loro due a determinare la scelta del candidato e non il primo partito di maggioranza.

Il Pd bolognese sembra avere poca voce in capitolo e un potere di decisione marginale. Il suo segretario parla di altro, di avvio della fase di ascolto, di procedure da seguire, di direzione da consultare, di statuto d’applicare e di festival da organizzare. Gli amministratori e i dirigenti del Pd sembrano troppo sicuri, credono che la partita si giochi tutta al loro interno e secondo un rito che non ammette varianti o salti.

Nel centrodestra bolognese il commissario della Lega voluto da Salvini parla di unità della sua coalizione, di una presenza organizzata nella città, di apertura a un candidato anche civico. La destra non ama le primarie, sa scegliere basandosi sugli errori dell’avversario, sulla pancia molle della gente e sulla prontezza a trovare una personalità competitiva. Una modalità da non sottovalutare, vista la disponibilità a sostenere una lista della società civile. Non chiudono a un eventuale Guazzaloca tutto bolognese, stanno a vedere se il Pd riesce a farsi del male. Sanno che il civismo è una bestemmia nella sinistra, anche l’anonimo Vecchio Bastardo della nostra rivista se la cava con una battuta: Civico sarà lei!

Questa sottovalutazione della destra o del protagonismo della società civile porta a credere che il voto regionale dello scorso anno sia una tendenza destinata a rinsaldarsi. Bonaccini è sicuro che si possa vincere, sempre che si applichi anche nel voto comunale del 2021 il suo modello, risultato vincente nelle elezioni regionali. Quello delle larghe intese, di imporre i termini dello scontro all’avversario del centrodestra, della rivendicazione delle opere locali realizzate e della promessa di un passo in avanti in termini di qualità e d’innovazione. Una vittoria ottenuta con la politica del ‘Contro’, sfidando l’avversario sui problemi locali da risolvere e non sulle strategie nazionali.

Però, non bisogna dimenticare che anche quel modello risultò vincente grazie al contributo determinante del movimento delle Sardine. Un aiuto insperato e travolgente, ma subito dopo la vittoria derubricato e messo nell’angolo. La vecchia cultura dell’egemonismo di scuola comunista riemerge sempre. A quando un sano e cooperante pluralismo della sinistra?

Va detto chiaramente che quel modello regionale non è oggi riproponibile per l’elezione a sindaco di Bologna. Se non altro per una ragione di cambiamento epocale in atto. Siamo entrati in un altro mondo aperto dalla pandemia del Coronavirus. In questa fase di passaggio, dove imperversa lo slogan ‘Niente sarà come prima’, servono nuove idee, visioni inedite e programmi “Smart”. In poche parole una politica amministrativa ‘Per il futuro’ e non ‘Contro il nemico’. L’avversario questa volta non è tanto il duetto Salvini-Meloni, quanto la necessità di costruire un futuro nuovo su colonne non date. La sfida si gioca su chi ha la vista più lunga, le proposte più capaci di anticipare il domani e una squadra di super competenti e di grandi artigiani del saper fare il bene comune.

Mentre il centrodestra gioca con carte ancora coperte e spera nel briscolone civico, il centro-sinistra è già lanciato in una corsa con molti candidati e poco spirito di unione o di squadra. Si ha l’impressione che non si rendano conto che la partita è tutta aperta e non può essere ristretta e risolta nella sinistra tra “bastardi” e “non predestinati”.

Infatti alcuni di loro rivendicano di essere delle persone, di possedere specifiche competenze e di aver acquisito nel servizio pubblico lunghe esperienze. Sono soggetti che si presentano con un apprezzabile curriculum e vanno per questo incoraggiati e non delegittimati. Le singole capacità settoriali di ognuno di loro sono importanti ma richiedono una idea d’insieme, di come si possa compattare la città delle tante torri, da quella della impresa che deve riuscire a competere nel mondo a quella dell’ultimo degli ultimi che non riesce a sopravvivere con decenza.

I volti della nuova città post pandemia non sono più quelli di prima, sono cambiati, la mascherina e gli altri strumenti di prevenzione hanno modificato il funzionamento del nostro cervello e del nostro corpo. Ai vecchi bisogni se ne aggiungono dei nuovi, ai tradizionali consumi si sostituiscono inedite necessità, alla cultura dei beni si aggiunge quella delle tecnologie digitali. Tutte queste novità non possono essere recepite recitando i soliti punti programmatici: più innovazione, più verde, più digitale e più compatibilità. Sono dei ‘Più’ che richiedono una elaborazione di sistema, altro da quello esistente. La interconnessione delle parti, dei settori, dei territori e delle persone funziona se diviene relazione interattiva di un sistema bio-psico-tecno-socio-eco sostenibile.

La sfida elettorale sarà vinta da chi dimostra una straordinaria capacità di sintesi, di tenere insieme i vari interessi dei soggetti produttivi e i tanti differenti bisogni delle persone. Sintesi in particolare nel saper unire culture ancora distanti come quella moderata, cattolica e progressista.

Hanno ragione il professor Stefano Zamagni e l’ex ministro Gian Luca Galletti a richiamare l’importanza di dare un’identità politica all’area di centro prima di riconoscerla come componente organica del centrosinistra. La discesa in campo di Galletti, anche se ancora non ufficiale, potrebbe contribuire a far volare Bologna su lunghe ali, da una parte verso il centro e dall’altra verso la sinistra, i movimenti o le associazioni della società. Puntando sulla contaminazione dei valori umani prima che degli interessi materiali.

Su questo piano si misurano con altrettanta credibilità gli altri candidati del centro-sinistra, come gli assessori uscenti Alberto Aitini, Matteo Lepore e Marco Lombardo. Il segretario provinciale si è detto convinto che esistono nel suo partito le condizioni per convergere su un unico candidato. Stiamo a vedere.


2 pensieri su “Prossimo sindaco, partita aperta con Merola e Bonaccini sullo sfondo

  1. Buongiorno e complimenti per questo interessante spazio di approfondimento. Tra le varie idee di città e contributi verso la prossima elezione del nostro primo cittadino non ho ancora visto emergere l idea di una figura che possa coniugare tutte le caratteristiche care al nostro tessuto identitario: la capacità amministrativa, lo spirito di appartenenza, un animo che rappresenti il carattere di questa comunità e che sappia coniugare passato e futuro. A mio avviso esiste di fatto un amministratore in carica che a km 0 incarna nei fatti tutto ciò : Raffaele Donini …prima sindaco e politico poi assessore regionale …con ottimi risultati. Mi permetto di portare questa idea alla luce……

  2. Niente sarà come prima’, servono nuove idee, visioni inedite e programmi “Smart”. In poche parole una politica amministrativa ‘Per il futuro’ e non ‘Contro il nemico’
    Su questa frase De Plato ha segnato i limiti politici del centro sinistra di adesso perché ancora pensano al nome e non all’idea e questo per una città stupenda come Bologna e’ un limite di crescita e cambiamento incredibile

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