Nuovo sindaco, una volata troppo lunga e per niente epica

Il perno della prossima campagna non saranno le persone, ma gli spazi di una città che per il Covid ha perso una taglia, da XL a L: spariti i turisti, studenti che tornano a rilento, Fiera improvvisamente senza date. È un tema che dovrebbe essere il più importante nell’agenda di chiunque e invece è trascurato. Eppure servirebbero proprio il coraggio e la lucida follia del ciclista in fuga per trovare la soluzione al dramma di Bologna. Per imprese come queste urge un cambio di passo

di Luca Corsolini, giornalista


Una fuga, nel ciclismo, è un momento epico prima ancora che sportivo, un’impresa che tale resta anche se non completata dalla vittoria. Una volata lunga, nello stesso sport, lanciata quando il traguardo è ancora lontano, è una impresa quasi disperata, poco epica. Tutti tifiamo per il ciclista in fuga, è il nostro eroe riconosciuto; è difficile entusiasmarsi allo stesso modo per chi scatta troppo presto, perché capiamo che quella strategia nasconde una certa debolezza invece di ostentare forza, coraggio, la voglia di non essere banali.

Adesso che la Regione ha dichiarato di puntare al Tour de France come vetrina mondiale per promuovere se stessa è lecito, forse persino obbligatorio utilizzare metafore ciclistiche. Il problema è che, fuor di metafora, la campagna per l’elezione del nuovo sindaco di Bologna, già lanciata, con autocandidature, con candidature conto terzi, con ritiri e promesse di iscrizione alla gara più avanti, sembra proprio una volata lunga, poco appassionante, per niente epica.

E non tanto, e non solo, per i nomi dei vari candidati, quanto piuttosto perché il perno della prossima campagna non saranno le persone ma gli spazi, il destino di Bologna che, per colpa del Covid, quando ormai era pronta a entrare nel circuito delle grandi città di taglia XL ha perso la X, con la sparizione dei turisti, anche quelli che tali erano per lavoro, il rischio di non veder tornare gli studenti a frotte, il calendario della Fiera all’improvviso senza date.

Il tema degli spazi è, o almeno dovrebbe essere, il più importante sull’agenda di chiunque, e invece è trascurato nella sua rilevanza sociale. Come se la città non stesse già cambiando cercando spazi nuovi, ereditandone altri di imprevisti. 

Le scuole e le università vanno in Fiera: non è un trasloco di poco conto, bisogna attrezzare anche i trasporti. Il Teatro Comunale va al Paladozza, e chissà questo cosa significa per piazza Verdi. I locali possono allungarsi nei portici e sulla strada, così succede anche che piste ciclabili appena disegnate spariscono, e in ogni caso anche la vecchia mobilità, non solo quella nuova un po’ anarchica dei monopattini, paga un suo conto per la riduzione dei parcheggi.

Tutto lo sport cambia casa. Il Bologna, non a brevissimo, ma forse per due stagioni, in attesa di tornare al Dall’Ara se ne andrà addirittura a Ravenna. Virtus e Fortitudo hanno scelto rispettivamente Fiera e Unipol Arena, per loro cambiare spazi non è nemmeno un capriccio quanto piuttosto una scelta obbligata per provare a sopravvivere.

I negozi delle catene si preparano a chiudere in centro, dove pure qualche locale pubblico, ristoranti e bar, resisterà a quella prova più dura che tutti dicono essere settembre. Poi, gli alberghi: persa la X, Bologna resterà almeno L o ci dovremo abituare a vedere anche questi spazi con gli occhi del ricordo e del rimpianto e non con quelli del presente? E ancora: meno iper e più negozi di quartiere, più verde, una nuova visione della mobilità.

Nella volata lunga non si parla, non ancora, non abbastanza, di questo tema, gli spazi, che richiede il coraggio e pure la lucida follia del ciclista in fuga. Trovare una soluzione, per difendere Bologna, sarà una sfida persino epica, e per questo si chiede un cambio di passo a una campagna elettorale cominciata un po’ troppo presto. L’anno che sta arrivando tra un anno arriverà, e il fatto che ci stiamo preparando, tutti, non solo candidati un po’ troppo concentrati su se stessi, deve essere la novità.

Photo credits: Stefano Zocca


Un pensiero su “Nuovo sindaco, una volata troppo lunga e per niente epica

  1. Cantiere Bologna, nato per stimolare discussioni su idee lunghe, sembra più un gomitolo in cui si sia divertito un gatto o un cestino dove chiunque butta lettere d’amore mal riuscite

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