La Virtus compie 150 anni, facciamola cittadina onoraria

Bologna è sicuramente dotta e grassa ma è anche sportiva: poche città in Europa hanno un tessuto così antico e ricco di fatica e di successi nelle discipline olimpiche. La V è la più datata, essendo nata il 17 gennaio 1871, e ha una storia prestigiosa, oltre a un grande palmarès. La nostra proposta è che anche gli enti, non solo le persone, possano diventare cittadini ad honorem. Sarebbe un fatto inedito, darebbe il senso dello stare insieme, in questo caso declinerebbe lo sport in bolognese

di Redazione


L’anno scorso, una cavalcata trionfale, il riscatto dopo una prima parte di stagione anonima. Quest’anno, se non l’esatto opposto, un finale talmente mediocre, per quel format di campionato poi – un ritmo forsennato e inconcludente, nessuna o poca passione in campo – da dare zero passione per i tifosi a casa, e nemmeno tutti davanti alla tv, che ci siamo quasi allontanati dal Bologna.

Un peccato, e non perché si debba per forza stare vicini alla squadra della propria città, piuttosto perché il campionato è la tavolozza da cui si prendono i colori per riempire di tinte forti le nostre chiacchiere sullo sport ma anche appunto su Bologna, sul Paese.

Ad esempio il finale scialbo del Bologna ha smorzato, molto, forse troppo, i toni relativi alla stagione non solo da allenatore ma anche da “eroe moderno” di Sinisa Mihajlović. Qualcuno di noi non ha trovato nulla di strano, o di retorico, o di politico nella sua nomina a cittadino onorario, anche se altri invece hanno tentato questa interpretazione. Siamo una città con un suo profondo carattere medico, pure in ambito preventivo, e questo Mihajlović, incidentalmente allenatore del Bologna, lo ha interpretato benissimo, dando e condividendo una lezione di vita, anche se ci si è divisi molto pure su questo aspetto.

Ma Mihajlović è appunto “incidentalmente” allenatore del Bologna: non è il Bologna. È un interprete presente dei nostri valori, senza però essere bolognese. E parliamo di bolognesità non per esclusione, al contrario per inclusione.

L’anno prossimo, nel 2021, la Sef Virtus festeggia 150 anni di storia. La Sef Virtus, la casa madre – non il basket che della stessa è l’espressione di punta – è l’istituzione sportiva con più storia in città, persino più dello stesso Bologna che ha appena festeggiato i 110 anni. Così come la cittadinanza onoraria a Mihajlović è un gesto che non impegna Bologna, e riguarda una persona, per meriti suoi, così lo stesso riconoscimento alla Virtus (azzardiamo la proposta di pensare questo riconoscimento, per ora attribuibile solo a persone, anche per alcune figure sociali che però caratterizzino al meglio la bolognesità e il bene collettivo) sarebbe invece la definitiva certificazione del “carattere sportivo” della città.

Intanto, sarebbe un premio assolutamente inedito, ma ispirato da una storia che pochi possono vantare, non solo in Italia, e andando a una polisportiva ricca di sezioni sarebbe un manifesto delle intenzioni future e non solo del passato di Bologna. La cittadinanza onoraria alla Virtus crediamo sarebbe decisa all’unanimità, cosa che non è successa per Mihajlović, senza mancare di rispetto agli avversari, in primis la Fortitudo, unendoli anzi in un riconoscimento che renderebbe ancora più credibile il progetto di una candidatura cittadina, con Firenze, per i Giochi Olimpici del 2032.

Mihajlović è una persona sicuramente discutibile ma per molti versi ammirevole. La Virtus è invece una identità collettiva, ed è uno dei motivi, storicamente il primo, che hanno determinato il carattere di Bologna che senz’altro continua a essere dotta e grassa ma che oggi è pure sportiva: sapendo che questo titolo, nel terzo millennio, e dopo il Coronavirus, non è meno significativo.

Per questo ne parliamo qui su Cantiere Bologna. Perché la cittadinanza onoraria è un provvedimento da costruire guardando alla radice dei premiati, seguendone i progetti, eventualmente appoggiandoli platealmente quando, e non solo per risultati, contribuiscono al carattere positivo e propositivo di una comunità. Ragioni evidenti oltre tutto proprio nel riconoscimento dato a Mihajlović che adesso bisogna confermare insistendo sulla strada dello sport che in città conosciamo quasi da 150 anni: tra i primi in Italia e in Europa.

Photo credits: Società di Educazione Fisica Virtus Associazione Sportiva


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