Un’estate perfetta in Riviera, poi il Bayern umiliò Messi…

Dopo vari tentativi di lasciare palla agli amministratori locali, il Governo ha scelto la linea media per esorcizzare il ritorno a quella dura. La Regione avrebbe preferito la chiusura del 50% della sala da ballo ma Bonaccini ammette: «Le discoteche, che nessuno vuole criminalizzare, sono luoghi dove i rischi sono maggiori». Tra le repliche grevi c’è chi spara che il danno del settore sarà di 4 mld.  Qualcosa non torna coi dati del fisco. Sta a vedere che il Covid qualcosa di buono lo fa

di Andrea Femia, digital strategist


Se si esclude il fatto che stiamo assistendo in pieno agosto alle fasi finali della Champions League e ai Playoff Nba, non è che si possa proprio dire che sia stata un’estate stranissima. Quanto meno, non rispetto a quello che si pronosticava pochissimo tempo fa.

Immagino che tra chi avrà sfortuna e modo di leggere queste parole, la grandissima parte avrà trovato la maniera migliore di fare qualche bagno a mare, chi andando verso sud o chi, preferendo non andar via dall’Emilia-Romagna, si è riversato sulla seconda in uno dei miliardi di stabilimenti della Riviera.

Che comunque, se ve lo avessero detto ad aprile, sicuramente non ci avreste creduto che sotto gli ombrelloni i lettini erano pieni come e più degli anni scorsi. I dati fino alla prima settimana di agosto parlavano tutto sommato chiaro. Al netto di un numero molto minore di turisti stranieri, le attività hanno trovato il modo di reggere botta.

Sicché, un bel giorno, ci si è resi conto che se il Bayern Monaco può battere 8 a 2 il Barcellona, qualcosa di anomalo, in fondo, c’è ancora, e forse non è il caso di giocarci troppo. Dopo qualche tentativo più o meno significativo di lasciare la palla nelle mani degli amministratori locali, il Governo ha scelto la linea media. Non dura, neanche particolarmente soft.

Questo fatto delle discoteche chiuse è praticamente la rivincita di quei noiosi, tipo chi vi scrive, che – dopo aver rinunciato a svariati concerti, tipo Paul McCartney e Pearl Jam – continuava a chiedersi che senso avesse che Bob Sinclair (salutiamo Bob) potesse riempire dei locali di persone che trasudavano vitalità, mentre la musica quella normale, vera, quella dove non si preme Play sulle consolle, era costretta a scenari post apocalittici dove si sta seduti su sedie sudaculo distanziate o su prati bellissimi ma strazianti, per distanza dal palco e dal più prossimo compagno di ascolto.

Ciò non toglie, permettendomi un attimo di fare il cerchiobottista, che la cloaca di giudizi riversati nei confronti di persone normalissime che potevano divertirsi e hanno pensato bene di farlo e di non farsi condizionare da complessi pregiudizi morali, mi ha per l’ennesima volta confermato che senza un colpevole, senza qualcuno da additare, la stampa non riesce a campare. Non ce la fa, c’è una voglia matta di untori, di processi pubblici e fiamme. Per distruggere il virus non è bastato stare sotto il sole di Riccione. Non è colpa di nessuno.

In una prima fase corrispondente con il crescente andamento della curva dei contagi, proprio nella nostra regione c’era stato il tentativo di seguire altre vie, in particolare la chiusura del 50% della sala. Lo stesso Bonaccini, però, ha sottolineato in seguito all’applicazione di misure più restrittive che «le discoteche, i cui gestori nessuno vuole criminalizzare, sono luoghi dove i rischi sono maggiori per ragioni oggettive, dalle difficoltà di evitare assembramenti al mantenimento delle distanze».

Le deliranti repliche di chi dice che così si distrugge un settore (che per due mesi ha avuto il privilegio, rispetto ad altri, di andare avanti come se niente fosse), quelle ce le risparmieremmo. Non perché sia inopportuno avere delle opinioni in materia di salute contrastanti con quelle del Comitato Scientifico che guida il Governo. Più che altro, il rischio che alcune lamentele risultino come sintomatiche di ingordigia degenerata è abbastanza importante. In particolare le urla di chi ha avuto l’ardire di affermare che con questa chiusura ci sarà una perdita di oltre 4 miliardi di euro.

Qualcosa non torna rispetto ai dati in possesso del fisco. Magari esce fuori che il virus una cosa buona la fa davvero.


Rispondi