“Bologna Civica”, quelle domande cruciali mai fatte

Tonelli e Veronesi, per i quali «destra e sinistra non contano», negano di avere incontrato più volte Salvini prima di lanciare la loro lista? Fanno parte o sono indipendenti dall’area centrista di Casini e Galletti? Che rapporti hanno con la “rete-ombra trasversale” romana? Un’ultima domanda ai dirigenti Pd, molti dei quali aprono alla loro proposta: notate o no che rappresentano poteri economici della città e che il vostro partito sarebbe un baluardo democratico e popolare. Non vedete che pare una finta a sinistra per finire a destra?

di Giampiero Moscato, giornalista


Destra, sinistra. Davvero non contano più queste categorie in Politica? Per “Bologna Civica”, promossa dal direttore di Ascom Confcommercio, Giancarlo Tonelli, con la pronta adesione del presidente della Camera di Commercio, Valerio Veronesi, sono ruderi: serve piuttosto «una politica trasversale che faccia le cose». I nuovi Guazzaloca, eccoli qua. Pare tutto perfetto. A partire dal profilo dei due, che irrompono nel dibattito Pd sulle Comunali raccogliendo dichiarazioni di interesse come quelle dei giovani assessori Aitini e Lombardo e del potente decano (Pci, Pds, Ds, Pd) Andrea Demaria: destra e sinistra unite nella lotta. Tutto perfetto, si diceva. Invece no. Nessuno insiste su domande doverose.

La prima: Tonelli e Veronesi (“Bologna Civica”) negano di avere incontrato più volte Matteo Salvini negli ultimi due anni, da soli e insieme, parlando di una prospettiva di candidatura a Bologna 2021? Lo stesso leader della Lega mesi fa confermò di avere raccolto la disponibilità di nomi civici, imprenditori in particolare, a candidarsi al fianco della Lega. E fece trapelare nomi lontani da questa ipotesi, come quello dell’imprenditrice Sonia Bonfiglioli. Poi Salvini a luglio, ultima visita in città, annunciò l’emersione autonoma e indipendente di un’operazione civica modello Guazzaloca cui la Lega avrebbe guardato con interesse. Rilevanti le risposte immediate e critiche della figlia del sindaco, Grazia, e del suo assessore a Palazzo d’Accursio, Paolo Foschini.

Dopo due mesi di rumours, Tonelli si lancia. Ha assoldato un’agenzia di comunicazione e formato un comitato promotore ricco di esponenti della destra più altri vicini a Pierferdinando Casini, ormai “piantato” nella sinistra bolognese. Senatore Pd all’ultimo giro renziano, Pierfurby è riuscito a farsi rieleggere pur non avendo un partito. Deve quindi molto all’ala riformista Pd, prima renziana e ora vicina all’ex segretario di Bologna Francesco Critelli, l’artefice dello scambio con Renzi: Casini al Senato in cambio di Critelli alla Camera in un seggio sicuro. Casini e Tonelli sono amici di militanza nella vecchia Dc, quando cominciò a formarsi la “banda dei 4”: Casini, Tonelli, Ravaglia e Galletti. Ordine non casuale: Galletti per anni è rimasto a navigare in ruoli politici mai troppo remunerativi, fino all’ultimo onorato traguardo di ministro dell’Ambiente nei governi Renzi e Gentiloni. Candidato a più riprese in Comune, Provincia e Regione senza mai raccogliere troppi consensi, oggi punta al ripescaggio come candidato sindaco di un centrosinistra a trazione Bonaccini-Renzi. Il numero 3 è Daniele Ravaglia, già presidente Emilbanca e Confcooperative. Sempre nell’ombra ma molto attivo a sostenere e finanziare un’ampia rete di imprese. Poi c’è Tonelli, cui Casini deve molto. È il vero numero 2, nonostante Guazzaloca gli preferì Galletti quale assessore al Bilancio. In quegli anni Tonelli diventò Dg Ascom, restandolo nonostante i cambi di presidenza e maggioranza. Uomo forte, negli anni del commissario Cancellieri fu nominato nel Cda Hera su proposta del subcommissario Matteo Piantedosi, poi prefetto di Bologna, quindi capo di gabinetto di Salvini al ministero degli Interni. È lui che tiene i rapporti tra mondi trasversali, per un periodo anche nel novero delle candidature a sindaco di Salvini, anche se è stato da poco nominato prefetto di Roma.

Seconda domanda: ‘Bologna Civica’ e Tonelli sono indipendenti dall’area centrista di Casini e Galletti o ne sono parte? La rete che trama nell’ombra della politica romana trasversale a destra e sinistra ha buoni rapporti con questo gruppo?

C’è poi una questione che forse alcuni dirigenti Pd non notano. Tonelli e Veronesi rappresentano poteri economici. Tonelli nei vent’anni Ascom ha osteggiato tutte le scelte progressiste delle giunte di centrosinistra, specie nella mobilità. Memorabili le battaglie contro Sirio, pedonalizzazione, TDays. Difficile pensare che ora possa appoggiare il Piano della Mobilità sostenibile dell’ex assessora Irene Priolo e il Tram. Unico fronte di collaborazione con le Giunte Merola, il Commercio e il Turismo. Tonelli non ha ancora annunciato le dimissioni dall’Ascom: forse proverà a fare campagna elettorale supportato da struttura e risorse (tante) dei commercianti.

Veronesi ha doppia carica: presidente Cna e Camera di commercio. Nella sfida Delbono-Cazzola si schierò con quest’ultimo, che per lui è il salotto buono da frequentare, oltre alla Cna bolognese troppo di sinistra. Fatto sta che il ricambio nell’associazione lo porta a prevalere dopo la presidenza di Giorgio Tabellini, cui succede sia in via Aldo Moro sia in Mercanzia e, appena insediato, decapita i vertici scatenando le ire della vecchia guardia. Molti artigiani migrano in Unindustria. Veronesi insiste, riposizionando Cna nel centro-destra, fatto epocale in chiave locale. Verrà eletto capo della CamCom grazie ai voti Ascom, con cui sigla un patto per rivedere gli equilibri nelle partecipate bolognesi. Prova ne sia il suo accordo coi nemici storici di Confartigianato e Fondazione Carisbo. Fatto sta che con l’enorme disponibilità economica di CamCom e Fondazione, Veronesi tenta più volte l’assalto ad Aeroporto e Fiera, scontrandosi con Merola. Comune, Città Metropolitana e Regione difendono il ruolo pubblico della Fiera e non amano intromissioni di altre istituzioni non elette, mascherate da finti imprenditori. Poi arriva il Covid e tutto si placa, ma il fuoco cova sotto la cenere. Tonelli e Veronesi hanno fatto capire a tutti i politici che intendono puntare alla conquista delle partecipate, compresa Hera. Il colosso al quale punta da anni anche Galletti.

Urgono altre domande: chi finanzia ‘Bologna Civica’? Quali i veri obiettivi? Quali contropartite chiederà per non finire nelle braccia di Salvini? Manterrà le stesse posizioni di Ascom e Tonelli sulla mobilità sostenibile di Merola? Sosterrà Tram e Passante? Veronesi si schiererà ufficialmente, riproponendo un cambio di maggioranza per la Fiera e la presidenza per sé?

Le ultime domande sono invece riservate al Pd di Bologna. Quanti dirigenti sono al corrente di questi dettagli? Pensa veramente il Pd di venire meno al ruolo storico di baluardo rispetto ai poteri economici della città? Dopo le regionali, in caso di sconfitta pesante, da qui partirà una presa della Bastiglia per abbattere la leadership di Zingaretti?  Esistono nel Pd candidati/e in grado di pretendere che le discussioni vere vengano messe sul piatto? A oggi non pare. Anzi, parte del Pd sembra abboccare alla finta di “Bologna Civica” con i suoi mondi di carta (mai testati alle urne se non nel disastroso risultato di preferenze nella lista Bonaccini). Una finta a sinistra per poi andare a destra, poiché il conto sarà troppo salato da pagare a febbraio: Galletti sindaco e la trasformazione del sistema economico e democratico bolognese, l’unico ad avere tenuto in questi anni. Ecco, questo forse Tonelli recupera di Guazzaloca: il primo sindaco anticomunista di Bologna, che prima di diventare tale si propose come candidato della sinistra, come tutti sanno ma non raccontano. Di fronte al niet dei rossi di allora, tranne alcuni a dire il vero, arrivò la debacle del ’99. Ma era davvero un’altra storia. I Ds in città avevano 50 mila iscritti, oggi il Pd appena 3.500.

Photo credits: Confcommercio Bologna


6 pensieri su ““Bologna Civica”, quelle domande cruciali mai fatte

  1. Ben scritto, Giampiero, anche se il tuo giudizio positivo sulla giunta e sul PD come baluardo democratico che contiene la forza dei poteri economici mi sembra molto, molto generoso…

  2. Bellissimo articolo Giampiero,illuminante, finalmente domande chiare, precise e argomentate che molti di noi iscritte/i si sono fatte e si stanno ponendo. Come cittadina e come iscritta, mi aspetto in primis risposte chiare e nel merito dalla dirigenza del mio partito, non vorrei più assistere a scambi sottobanco….. Critelli docet

  3. Molto corretto aprire un dibattito aperto e trasparente su tutte le questioni poste nell’articolo di Giampiero Moscato, per arrivare preparati alle primarie, posto che al momento non sembrano esserci le condizioni per un/a candidato/a unico/a del PD e tantomeno della coalizione.

  4. Hai posto un tema cruciale Giampiero, ti ringrazio.
    Il senso di un giornale e di un’associazione come CB a mio avviso è proprio quella di fare domande scomode (“confront brutal facts dicono gli inglesi”..).
    Se qualcuno dice che destra e sinistra non esistono più ci spieghi che progetto di città ha in mente, sul fisco, sul lavoro, sull’immigrazione… poi ne riparliamo.

  5. Siamo a metà settembre e queste domande, messe su carta da Giampiero Moscato, con le relative, utili, “schedine” che accompagnano alcuni personaggi (spesso presenti ai tavoli di comando della città che lavora, ma non sempre noti a chi, invece, sta a osservare dalla piazza) aiutano a individuare le dinamiche sane di una comunità abituata a partecipare.
    Perché è questo retaggio storico che dobbiamo e vogliamo salvaguardare : l’ informazione capillare e la volontà di partecipare con cognizione di cose e persone. Tra parentesi,è vero che per secoli si è discusso sul rifacimento di S. Petronio senza mai arrivare a una decisione finale, ma è altrettanto vero che la piazza è sempre stata del popolo.
    L’ auspicio è che da adesso la campagna per l’ elezione del prossimo sindaco si arricchisca di programmi e curricula chiari, personalità con storie trasparenti e amicizie senza macchia.
    “Cantiere Bologna” ha cominciato presto a puntare la luce sull’ appuntamento vitale per noi cittadini. Giampiero Moscato ha proposto un metodo di informazione onesto e moderno. Noi elettori della Sinistra dobbiamo seguire questo percorso per aiutare la città e il PD.

Rispondi