Degrado: togliete le panchine? Perché non anche l’asfalto?

Si è deciso di rispondere alle situazioni di emarginazione in città con una politica intransigente che sottrae possibilità di aggregazione invece di aggiungerle, desertificando ulteriormente lo spazio pubblico. Una scelta infelice che non rispecchia la cultura della nostra comunità

di Bologna Vivibile


Lo sport di togliere le panchine per affrontare le situazioni di degrado è largamente praticato dalle amministrazioni di destra, il sindaco di Treviso fu il primo negli anni ’90, poi seguirono altre città (Prato, Pisa, Ravenna…) e ora anche a Ferrara: via le panchine dai parchi per scacciare spacciatori e tossici. Pare che adesso anche nelle amministrazioni di centrosinistra, come quella di Bologna, questa usanza abbia preso piede alla grande.

Già nel 2018 vennero eliminate le sedute a Porta San Vitale poiché lì si concentravano situazioni di persone problematiche e difficili da gestire; il risultato è stato che le panchine sono sparite, ma tutti i casi di fragilità sociale e di vita illegale ora sono ben distribuiti lungo Via San Vitale e nel Giardino San Leonardo.

La linea intransigente dello “smantelliamo tutto” tuttavia prosegue e siamo arrivati, in questi giorni, a togliere anche gli alberelli nei cubi con sedute posti in Piazza Verdi, lì installati come uno dei risultati di un lungo percorso partecipato dell’amministrazione con i cittadini e i residenti.

Poiché nessuno curava le strutture e le piante, per tanto tempo come gruppo di cittadini attivi abbiamo curato, pulito e sistemato quegli arredi, sovente segnalando all’amministrazione di farsene carico, di tenerli puliti e manutenerli per allontanare un loro uso improprio.

Ora, dopo il periodo di chiusura causato dal Covid-19, nel vuoto cittadino, quel luogo è diventato sempre più punto d’incontro di persone ai margini, difficili da gestire come spacciatori, tossici, senza tetto.

Duole vedere che la soluzione adottata è quella più pronta: facciamo il deserto, togliamo tutti gli arredi, creiamo terra bruciata intorno. E quando li troveremo seduti a terra o appoggiati alle colonne dei portici arriveremo a togliere la pavimentazione? Le colonne? E poi l’asfalto? Arriveremo a scavare fino alla falda freatica così potranno precipitarci tutti dentro?

Ci chiediamo solo se sia possibile avere dall’amministrazione la ricerca di soluzioni diverse e più articolate per affrontare questi problemi, ormai cronici, che invadono la nostra città. Sarebbe possibile, oltre che auspicabile, potenziare ad esempio i servizi sociali, che ora vedono la presenza di sole cinque “unità di strada” costituite da operatori che devono seguire tutti quelli che in città sono costretti a vivere all’aperto, con le conseguenti situazioni difficili da gestire?

Sarebbe possibile, oltre che doveroso, potenziare la pulizia degli arredi e fare in modo che non siano vandalizzati e sporcati, ma tenuti con decoro come si conviene ad una città come la nostra, e come troviamo ben curati quando visitiamo altre città italiane ed estere?

Sarebbe possibile, oltre che indispensabile, potenziare la presenza dei vigili e delle forze dell’ordine sul territorio, per interventi e presidi di zone che sono preda di attività illegali?

Sarebbe possibile, oltre che necessario, avere una città che investa nell’inclusione delle persone e anche nella bellezza ed utilità dei suoi arredi, non solo a parole, ma anche nelle scelte politiche?

Sarebbe possibile coniugare controllo del territorio, socialità, accoglienza senza dover per forza costruire il deserto e svuotare lo spazio pubblico di quei segni di civiltà, come le panchine, che fanno viva una città? Noi speriamo, speravamo di sì.

Photo credits: Nicola Quirico (CC BY-SA 4.0)


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