Ombre rosse

La tornata elettorale e referendaria ha restituito un campo progressista in salute, e ha benedetto la svolta a sinistra del Pd operata da Zingaretti. Per converso, ha ammaccato il fin qui luccicante cofano del populismo ed ha sgombrato dal campo l’ipotesi che potesse costituirsi un terzo polo centrista dotato di una qualche forza elettorale. Ed è proprio su quest’ultimo versante che in queste ore si registrano i movimenti più frenetici, in chiave bolognese, e riemergono vecchie suggestioni, portate avanti anche da alcuni autorevoli membri della famiglia del Cantiere…

di Pier Francesco Di Biase, studente


Rileggendo l’ultimo contributo di Giovanni De Plato, tocca constatare una volta di più quanto le interpretazioni di un medesimo fatto possano differire tra loro quando vengono lette con lenti differenti. Dice infatti De Plato che “dopo la vittoria del Sì e il successo in alcune Regioni e molti Comuni, la sinistra deve rifondare se stessa, divenire pluralista, tessere alleanze” ed io nel mio piccolo gli rispondo che sarei assolutamente d’accordo con lui, non fosse che è proprio grazie alle alleanze che la sinistra ha retto in questa tornata elettorale. Il problema semmai è che tipo di alleanze e soprattutto con chi.

Giovanni suggerisce al centrosinistra di rivolgersi a “un’area plurale, fluida e dinamica che si compone in alcune fasi e si discioglie in altre” composta da “diverse anime e culture che la attraversano (liberale, cristiana e progressista)”. Per definire quest’area parla di “Centro”, ma non sono ancora riuscito a capire se con questo termine voglia riferirsi ad una categoria politica o ad una definizione urbanistica. Perché quella a cui fa riferimento è, per sua stessa ammissione, “la società civile”. E quindi, tecnicamente, nient’altro che il corpo elettorale nel suo complesso. O sbaglio?

L’intervento di Massimo Gagliardi mi aiuta forse a chiarire le idee. Se ho capito bene, il problema è delle zecche rosse del Pd, teleguidate da quel maledetto di Lepore, che non vogliono spostarsi al centro e venire incontro alle richieste di “Bologna Civica”, di Tonelli e delle 16.000 aziende associate ad Ascom di cui Tonelli è presidente. Alla faccia del conflitto di interessi, verrebbe da dire, se non fosse che “il Pci-Ds-Pds-Pd non ha forse creato in settanta anni di governo di questa città una trama fittissima di interessi, anche particolari?”. Lo dico con il sorriso, ma per dare un tocco di classe io avrei aggiunto anche le coop, le banche e le oligarchie plutocratiche mondialiste…

Dopo il Predestinato, Gagliardi se la prende anche con la malcapitata Emily Clancy, consigliera comunale per Coalizione Civica (ma è tutto civico in ‘sta città?!)  di cui  “non varrebbe la pena parlare se non fosse che è questa la sinistra cui il Pd e Lepore si aggrappano per vincere le elezioni” (Lepore! Lepore! Grrr!). Ammazza Gaglià, e che avrà detto mai ‘sta povera fija? Risposta: “il Centro non esiste. C’è già nel Pd”. Wow… Massimo, con tutto il rispetto, ma la consigliera ha solo ribadito una delle ragioni fondative del Pd, nonché un pensiero comune a svariati milioni di elettori, compresi molti dei più illustri tra i tuoi colleghi. Vogliamo davvero farli passare tutti per coglioni? Eddai su…

E dunque, oltre all’area di “riformisti moderati” individuata da De Plato esisterebbe anche un’area di commercianti “moderati” e inevitabilmente “cattolici” di cui il centrosinistra si disinteressa colpevolmente. Resta da capire come si schiereranno la Fratellanza Musulmana dei Pizzaioli e dei Macellai Halal ed il Partito Comunista dei Baristi e Ristoratori Cinesi, il cui voto potrebbe risultare determinante per vincere al primo turno le prossime Comunali.

Più seriamente, amici miei, non vorrei che il dibattito sviluppatosi intorno al tema del Centro e del civismo fosse in realtà, come suggerisce anche il Vecchio Bastardo, una variante del classico giochino del dito e della luna. Dopo mesi di tira e molla, di nomi lanciati sopra e sotto il tavolo delle trattative politiche, è finalmente partito l’assalto alla diligenza Pd da parte di quella fetta di elettorato conservatore che prima ha tradito Salvini per Bonaccini, poi ha sperato in Renzi e nel suo fallimentare progetto di terzo polo centrista, e oggi è arrivata a bussare alle porte di Viale Aldo Moro. In ossequio al canone western, e con la complicità di qualche insider Pd, l’assalitore in questione ha deciso di coprirsi il volto con l’ormai logora bandana del grande “Centro”, ammesso che questo termine abbia mai significato davvero qualcosa. Purtroppo per lui lo stavano aspettando in tanti e ben armati, dunque non credo gli sarà così facile imporsi.

Viviamo un’epoca di riscoperta identitaria, in cui non basta dirsi membri di una comunità perché questa ci riconosca, ma bisogna anche dimostrarlo con i fatti. Mi accodo quindi a De Plato nell’auspicio “di riuscire a costruire un’alleanza plurale e a trovare democraticamente un leader che la sappia esprimere”, ma ricordo anche che le alleanze funzionano soltanto laddove esse rispecchino una effettiva comunanza valoriale tra i soggetti che la compongono. Vale per tutti, vale anche per Tonelli, Casini e Galletti. Dunque smettiamola di giocare a carte coperte.

Intervistato qualche tempo fa da Cantiere Bologna, Galletti ha detto di aver già scelto la parte di campo in cui intende stare, alludendo alla sua precedente esperienza di Ministro. Benissimo. Ora però lo dimostri, partecipando alle primarie del centrosinistra.


Un pensiero su “Ombre rosse

  1. Caro Pier Francesco
    A un certo punto della tua analisi ti chiedi se sbagli. Ho l’impressione di si. È sbagliata la partenza e la conclusione del tuo ragionamento. Stiamo discutendo del concetto di centro-sinistra o di centrosinistra o di sinistra. Tu parli di una sinistra o meglio di un Pd inclusivo del centro, del civico e della società. Sei un giovane che stimo a cui consiglio di liberarsi di due concetti tristi egemonismo e centralismo.

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