Primarie, per parlare un po’ di politica

Le consultazioni della base sono utili per capire per “far che cosa” i candidati si candidano. Ci sono temi che distinguono la destra dalla sinistra, ad esempio la politica sulla casa, o il contrasto agli interessi dei poteri vari che strangolano il centro, il traffico e la qualità dell’aria. Questi sono solo alcune delle questioni di cui discutere, come prevede lo Statuto del Pd. Che non lo capiscano i suoi dirigenti è gravissimo

di Roberto Bin, costituzionalista


Non vivo molto la città in cui abito da 33 anni. Non ne frequento i circoli e i salotti influenti. Non conosco Lepore né gli altri candidati. E non mi interessa conoscerli, ma vorrei capire per far che cosa si candidano. E per questo sono favorevole alle primarie.

Ho letto inviti al Pd a cercare voti, e forse alleanze, al centro. Ma che significa? Sento dire che tra destra e sinistra ormai non ci sono più grandi differenze e che bisogna guardare alle cose concrete. Cioè? Davvero non esiste una politica della casa di destra e una di sinistra? Convergere al centro significa lasciare incontrastati gli interessi delle fondazioni, delle opere pie, dei grandi proprietari che strangolano con gli affitti i negozi del centro, che lasciano degradare gli edifici che posseggono, che non hanno nessuna urgenza di far vivere la gente nei loro alloggi ma preferiscono lasciarli sfitti? Significa codecidere la politica del traffico, e perciò della qualità dell’aria che respiriamo, con l’Ascom, coi taxisti, con gli auto-trasportatori? È con il circolo del tennis che bisogna discutere lo sviluppo del verde nell’unico polmone verde del centro-città?

Non vivo molto la città che mi ospita perché certe scelte non le capisco. Perché non c’è un modo per salire in collina senza prendere la macchina? Ci sono strade pericolosissime, dove sfrecciano auto e moto, e non c’è neppure un marciapiede: non c’è città del nord Europa (ma anche del nord Italia, Firenze inclusa) che non offrirebbe ai pedoni una via per muoversi avendo la fortuna di disporre di una bellissima collina alle spalle.

E che dire delle bellissime vie del centro, percorse da bus-pachidermi con rimorchio che fanno vibrare i vetri delle case (oltre che i nostri timpani), e scaricano gas e polveri sottili. Bisogna discuterne con Tper per comprare pachidermi più ecologici? In qualsiasi città di Europa sarebbero piccole navette elettriche a collegare le porte al centro città.

Chi deve decidere come si vive il centro? 051 e Airbnb stanno cacciando gli studenti fuori sede dal centro-città e le grandi catene, che ormai rendono eguali tutte le città del mondo, stanno eliminando i segni identitari della comunità: se occorre una politica urbanistico-commerciale, dobbiamo deciderla con l’Ascom, cioè con quella lungimirante componente del “centro” che – qualcuno se ne ricorderà, spero – si era opposta alla pedonalizzazione di quel piccolo pezzo di via d’Azeglio che è stato chiuso al traffico?

Questi sono i temi su cui vorrei sentire le idee dei candidati e delle coalizioni che li supportano. Ed è esattamente per questo che lo Statuto del Pd ha previsto le primarie.

La parola chiave è “partecipazione”, che inizia con un dibattito pubblico sulle candidature e i programmi, e poi finirà con il rendiconto della propria gestione del Comune. Che i dirigenti Pd non lo capiscano e sperino soltanto di raggiungere una “candidatura unitaria” è davvero gravissimo. Poi concorderanno un’alleanza con un elenco di sigle che dicono qualcosa solo agli addetti ai lavori. E alla fine saranno fieri del loro lavoro. Ne usciranno rafforzati. Nell’autostima soltanto, però. E se perderanno voti, diranno che è colpa del populismo – e delle “sardine” – che distolgono i giovani dalla “vera politica”.

Photo credits: Maria Bobrova


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