Leti: la rigenerazione urbana al centro dei programmi

Si è appassionata alla politica combattendo per i Prati di Caprara. Per le prossime elezioni? Costruire una cornice di programma per un’area vasta

di Barbara Beghelli, giornalista


In principio furono i Prati di Caprara, quei 49 ettari di bosco urbano che potrebbero fare l’invidia dei paesi svizzeri, se solo fossero ‘a regime’. Una distesa di verde grande il doppio dei Giardini Margherita a due passi da porta San Felice e che a suo tempo, nel 1999, fece avvicinare Elena Leti alla politica. 

Candidata come luogo del cuore nel 9° censimento della campagna del FAI aggiudicandosi il 19º posto (classifica nazionale 2018), ancora oggi l’area demaniale affidata per la valorizzazione immobiliare a Invimit Sgr è alla ricerca di una collocazione ideale, e le cose vanno un po’ a rilento. 

Ma l’architetto Elena Leti, 54 anni, che fin da piccola disegnava case e giardini e riceveva premi e che oggi è consulente della procura e del tribunale per gli immobili confiscati alle mafie nonché presidente di commissione consiliare Territorio e Ambiente, è fiduciosa: “Ce la faremo, nel Recovery Plan il Comune di Bologna ha  presentato tra le priorità green la proposta per avere le risorse per progettare proprio questa immensa area verde”.

Insomma, dopo 22 anni la risoluzione è ancora sul tavolo, e da allora si innamorò della politica.

“In pratica sì, mi interessai così tanto alla questione del mio quartiere che decisi di occuparmene a livello politico e mi iscrissi ai Ds. Ho iniziato a seguire i Prati di Caprara quando ancora erano gestiti dal ministero della Difesa. Non entrava nessuno e si passava con la camionetta: un luogo totalmente selvaggio”.

Rigenerazione urbana, ambiente sostenibile, architettura del paesaggio. Finalmente esistono.

“Davvero, e vorrei tanto che questi punti fossero al centro di ogni campagna elettorale. Anche lo sviluppo della città nell’ottica della salvaguardia delle materie prime è fondamentale”.

A proposito, a giorni c’è la direzione del Pd, 120 membri che non trovano sintesi sul candidato unitario. Che fare? 

“Difficile dirlo. Vedremo se si è trovata la quadra di qui a due giorni e cosa ne uscirà dal confronto: sarebbe ora di iniziare a parlare di programmi. La situazione è complessa, faticosa. L’unica arma che abbiamo è costruire una cornice di programma per un’area vasta. Guardando a sinistra ma anche al centro. I temi? Il green, il sociale, la sicurezza, il rispetto delle regole”.

Un processo a parole facile ma molto difficile?

“La volontà politica c’è ma bisogna cambiare culturalmente. Può sembrare un giro di parole ma il concetto è questo, va ampliata la sensibilità della popolazione”.

Mancano sette mesi al voto e due sono i candidati Pd. Ha preferenze?

“Premesso che la Gualmini non è più in campo, ma era un’ottima candidatura, tutti e due gli assessori hanno caratteristiche particolari. A Matteo Lepore riconosco un modo giovane di approcciarsi alla politica, entusiasmo e una visione di città complessiva. Alberto Aitini forse ha un po’ meno esperienza, ma è molto empatico ed è riuscito in due anni a parlare alla città: quando c’è un problema lui c’è, è presente: va sul posto”.

Non ha la puzza sotto al naso, come ama dire Zingaretti. E Letta le piace? Ha aperto subito alle donne, ai loro problemi.

“Apprezzo molto il nuovo Segretario, è uomo di grande sensibilità e cultura. Sul resto, che dire: in generale il potere in Italia è maschile e lo è anche nel Pd, ma è un buon segno che Letta abbia dimostrato subito interesse verso l’universo donna. Personalmente non sono mai stata per le quote rosa e ritengo le competenze estremamente importanti; non nascondo di avere fatto fatica ad emergere, anche se sono stata fortunata. Io sono meno ambiziosa e più viziata, ma questo atteggiamento mi ha molto aiutata e sono riuscita a fare le cose che mi piacciono. Ho creduto in me stessa, atteggiamento che consiglio, oltre che lottare e formarsi”.

Lei è impegnata su molti fronti, fa anche la libera professione: E il tempo libero?

“Almeno una volta la settimana faccio volontariato al S.Orsola, nel day hospital oncologico-pediatrico. Per il resto mi divido tra il mio compagno e i miei gatti: Lola, Noor e Blu. Quando sono a casa rompono un po’, giocano a nascondino andando su e giù per la libreria, fanno dei giretti sulla tastiera, guardano il mouse come un nemico ma solo per rubare un po’ della mia attenzione: d’altra parte io li perdono sempre: li amo tantissimo”.


2 pensieri riguardo “Leti: la rigenerazione urbana al centro dei programmi

  1. E’ tempo che i candidati alla carica di sindaco di Bologna la smettano di praticare il greenwashing a tutti i costi, come fosse uno stauts symbol ,un mantra a cui sacrificare e dedicare tutto , quando poi se andiamo ad esaminare i loro comportamenti in profondita’ sono tutto fuorché GREEN.
    andiamo in ordine:

    insistere col il gassante di mezzo a tutti i costi , anziche’ esaminare progetti alternativi come il passante SUD, con enorme dispendio di soldi pubblici e enorme aumento del traffico veicolato attraverso la citta’ con annessi aumenti di CO2, polveri piu o meno sottili, ma cmq sempre dannosissime per la ns salute….e’ forse un progetto definibile GREEN??

    avallare progetti che prevedono il consumo di suolo agricolo come un modo per far progredire la citta’ come ad esempio il progetto di polo logistico ad altedo-malalbergo e’ forse un progetto che si puo’ definire GREEN??

    insistere a progettare case, supermercati, vilette a schiera su aree potenzialmente usabili come boschi urbani (di cui la cittadinanza avrebbe tanto bisogno ) come lo sono le aree ex demanio dismesse tipo Prati di Caprara e Caserma Mazzoni sono progetti GREEN?

    foraggiare con fondi europei e della Regione Emilia romagna la costruzione e messa in esercizio
    di centrali a BIOMASSA che per essere fruttifere hanno bisogno di bruciare 40 tonnellate al giorno di alberi (chiamiamola legna che usata al posto del carbone pare piu’ ecologica), senza pensare che appunto la legna usata si ricava abbattendo alberi in ogni dove in ambito urbano e boschivo fuori citta’.. sono forse progetti GREEN ??

    infine anche i nuovi e tanto decantati progetti di linee tranviarie (verde e rossa) che dovrebbero trafiggere il cuore della citta’ nei prossimi anni, mi lasciano molto perplesso ed ho molte difficoltà ad annoverali come progetti GREEN ,visti i lunghi tempi di esecuzione, i problemi di inquinamento derivanti dai cantieri in centro citta’ ec ecc tutte cose ben note e conosciutissime da chi ha seguito in questi anni l’evoluzione di questi progetti.

    Concludendo di GREEN in citta’ nei prossimi anni ne VEDO VERAMENTE POCO, stante cosi’ le cose e i programmi dei vari candidati , SEMMAI VEDO MOLTO PIU’ GREY ,cioe’ grigio come lo smog, le polveri sottili, l’aria che “pesa” e tanti problemi ai polmoni degli abitanti presenti e futuri
    (come se non bastasse gia’ il COVID)

    grazie x l’attenzione
    Andrea Carloni

  2. Un altro “bosco urbano” già esistente da non sottovalutare è quello caratterizzato dalle chiome di tutte le alberature stradali di Bologna, che messe assieme compongono un ecosistema di straordinaria efficacia per la mitigazione deil’isola di calore urbana,, del surriscaldamento climatico e un presidio di straordinaria efficacia per la salute di tutti.
    Purtroppo, stando a quello che accade già oggi, ma che accadrà in modo massiccio dopo l’arrivo dei finanziamenti del Recovery Plan richiesti all’uopo, questo “bosco urbano” viene e verrà ridotto in modo massiccio nel volume della chioma, abbattendo le alberature storiche della città e sostituendole con alberelli che anche a maturità (se mai ci arriveranno, in condizioni di siccità, calore estremo e con le radici sotto l’asfalto) non raggiungeranno mai le dimensioni delle attuali. Questo, in quanto sono alberi di specie più piccole.
    Se non si decide a livello politico di smetterla con questo modo di gestire le alberature di Bologna, tra potature drastiche di alberi anche giovanissimi ed abbattimenti di intere alberate, ci ritroveremo entro pochi anni a sopravvivere in una città imbruttita, spoglia, invivibile d’estate in quanto il sole arriverà ovunque all’asfalto , sulle facciate delle case e sulle lamiere delle auto . Ci ritroveremo in una trappola climatica che porterà inevitabilmente ad una città part-time, completamente abbandonata nei 5 mesi caldi, e con i pochi abitanti rimasti rinchiusi in casa con il condizionatore a palla.
    E’ necessario agire ora, prima della paventata “sostituzione” delle alberature di Bologna, poi sarà troppo tardi.

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