La città «più progressista d’Italia» trova un bivio sul Passante

Il centro-sinistra pare dividersi alla prima scelta dirimente: il pronunciamento sul Passante. Scelta presentata come non più «derogabile», dato il congestionamento di tangenziale e autostrada, ma è chiaro che tale decisione mostra quale idea si ha di ciò che è necessario per una transizione ecologica. Non si dica che non dipende da ciò che fa Bologna perché ognuno deve fare la sua parte: e la parte che si accinge a fare Bologna è quella che fanno tutti: perseverare nelle scelte che hanno portato alla situazione attuale

di Pier Giorgio Ardeni, economista dello sviluppo


Il 24 giugno è stato pubblicato un Rapporto che è passato completamente inosservato, l’«Agenda 2.0 per lo sviluppo sostenibile della Città Metropolitana di Bologna». Viene evidenziata una serie di dati che non lasciano spazio alla fantasia e che indicano chiaramente la strada da intraprendere.

Focalizziamoci qui su quanto concerne il tema Passante: ovvero traffico, emissione di gas e consumo di suolo. Sui gas climalteranti, il Rapporto dice che «il Comune di Bologna […] ha ridotto di oltre il 20% le emissioni di gas serra rispetto al 2005 raggiungendo già nel 2018 l’obiettivo del Piano al 2020. Ciononostante, il Comune presenta un andamento non in linea, nel breve e nel lungo periodo, al conseguimento dell’ambizioso Obiettivo di completa decarbonizzazione al 2050 come risulta anche per il livello regionale e nazionale sulla base dei dati disponibili».

Non solo, ma nella CM di Bologna il numero di abitanti per kmq esposti al rischio alluvione è di 197, contro i 123,1 per la Regione E-R e di 20,5 per l’Italia. Il numero di abitanti esposti al rischio frane è di 5,9, contro i 4,2 della Regione e dell’Italia. I bolognesi sono quindi parecchio più esposti dei loro corregionali, mentre sono ben lungi dal vedere conseguita la completa decarbonizzazione entro il 2050.

Sia la CM che il Comune si propongono, nei loro Piani, un taglio delle emissioni del 40%, con la creazione di quartieri a «energia zero», spinta alla transizione verso l’elettrico (anche con la via tramviaria elettrica) e graduale eliminazione dei carburanti a base di carbonio. Come la decisione sul Passante possa andare in queste direzioni, rimettendo la città in linea con gli Obiettivi resta però un mistero.

Sul consumo di suolo, il primo obiettivo individuato dalla Strategia Ue sulla biodiversità al 2030 prevede l’azzeramento entro il 2050. L’analisi dei dati nel Rapporto mostra livelli che presentano criticità, ove la CM riporta il dato più alto negli ultimi anni e «ha un andamento che tende ad allontanarla dall’obiettivo», anche più della Regione. La CM prevede di ridurre del 20% il consumo netto di suolo al 2020 (dai 2 attuali a 1,6 mq/ab). Peraltro, anche rispetto al secondo obiettivo della Strategia Ue – l’aumento delle aree protette terrestri al 30% entro il 2030 – la CM e la Regione appaiono distanti (le aree protette nella Regione sono meno della metà della media nazionale). E pure sul verde urbano la CM di Bologna appare indietro, sia rispetto alla Regione che all’Italia: 22 mq per abitante, contro i 43,1 regionali e i 32,8 nazionali. Come il Passante si possa coniugare con tali andamenti appare di difficile comprensione.

Positivo è invece l’andamento degli indicatori della qualità dell’aria (nel Comune di Bologna) ed è però importante capire come la regolazione del traffico automobilistico prevista dal Passante andrà a incidere su questi. 

Se si vuole ridurre il traffico automobilistico (privato), com’è noto, bisogna agire sulle sue «determinanti» e sulle alternative. La principale è il trasporto pubblico. Ebbene, su questo fronte, il Rapporto mostra che «nel Comune di Bologna [non vi sono dati per la CM], l’offerta di trasporto pubblico nel 2018 registra un livello inferiore alla media nazionale e del Nord (35,9% posti-km in meno della media del Nord) e diminuisce nel corso del tempo (-6% dal 2010 al 2018) comportando un allontanamento dall’obiettivo» di aumentare del 26% rispetto al 2004 il numero di posti-km per abitante. Viceversa, rispetto all’obiettivo di raddoppiare l’estensione delle piste ciclabili entro il 2030, il Comune di Bologna mostra un incremento (+19,4%) «che gli consentirebbe di avvicinarsi all’obiettivo senza raggiungerlo».

Se si vuole agire sulle determinanti del traffico bisogna guardare soprattutto ai trasporti. Vediamo tutti le file di autocarri su tangenziale e autostrada e sappiamo che quello è il vero nodo. O si agisce su quel trasporto – favorendo, per esempio, il trasporto merci via ferrovia – o si fa poca strada sulla riduzione del traffico.

Insomma, l’Agenda 2.0 sullo sviluppo sostenibile ci dice che Bologna, su molti versanti, non sta tanto bene, e che le scelte che vanno compiute devono invertire le tendenze in atto. Una città «progressista» dovrebbe porsi all’avanguardia in quelle scelte. Quanto la decisione sul Passante vada in quella direzione resta da dimostrare.

La sinistra, gli ambientalisti, in questo centro-sinistra allargato, dovranno porsi con più coraggio se vorranno tenere dritta la barra su una transizione ecologica che non sia solo all’insegna del green washing.

Photo credits: Athena


Un pensiero riguardo “La città «più progressista d’Italia» trova un bivio sul Passante

  1. … un altro libro dei sogni…
    Quindi per l’articolista conviene aspettare, aspettare ed ancora aspettare. La tangenziale è degli anni 70 credo, 50 anni non sono sufficienti a quanto pare. Credo che verremo sommersi dalla rivolta su questo continuo rimandare, allora altro che ambientalismo e centrosinistra. Per cortesia passate un po’ del vostro prezioso tempo sulla viabilità in questione, provate a rendervi conto e non parlare solamente per slogan.

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