Non fu colpa dei Papi se la Basilica di San Petronio è incompiuta

Il progetto di Antonio di Vincenzo non è mai stato trovato; quello di Arduino Arriguzzi, commissionato secoli dopo dal Comune, l’avrebbe resa la chiesa più grande del mondo ma quell’ambizione si arenò per cause bolognesi, non per volere del Vaticano. La “leggenda nera” da sfatare nacque perché nel 1560 Papa Pio IV fece costruire l’Archiginnasio proprio dove avrebbe dovuto svilupparsi uno dei bracci dell’edificio, a quel punto impossibile per sempre. Ma quell’idea ardita era già morta da sola

di Angelo Rambaldi, “Bologna al Centro – L’Officina delle idee”


Il 30 Aprile 1514 l’architetto Arduino Arriguzzi ricevette dalla Fabbriceria di San Petronio, organo laico che sovrintendeva alla Basilica – che era, ed è, proprietà comunale – l’incarico di completare la parte meridionale della grande chiesa di Piazza Maggiore.

La documentazione del progetto è presente nel Museo di San Petronio, compreso un modello ligneo. Alla fine, se realizzato il monumento avrebbe avuto una lunghezza di 224 metri e una larghezza dei due bracci dell’abside di 158. 

Nel 1530 San Petronio fu teatro dell’incoronazione a Imperatore di Carlo V per mano di Papa Clemente VII, dopo il terribile sacco di Roma. Nel 1560, nell’ambito della grandiosa sistemazione del centro della città, dovuta soprattutto al Vice Legato Pier Donato Cesi, Papa Pio IV eresse, proprio a fianco del cantiere sempre aperto di San Petronio, la nuova sede unificata degli Studi bolognesi: ovvero l’Università nel nuovo Palazzo dell’Archiginnasio.

Da qui nascerà la “leggenda nera” dei Papi che vollero bloccare il grandioso progetto dell’Arriguzzi per impedire che San Petronio divenisse la più grande chiesa della cristianità. Ma è opinione di buona parte della storiografia, e più modestamente di chi scrive, che le cose non andarono così.

Alla fine del’300 la Bologna comunale era in piena espansione. Erano state poste le basi per divenire Città-Stato, contestando le pretese papali che la volevano solo “capitale del nord” dello Stato della Chiesa. Nel giro di un secolo e mezzo Bologna, con la nuova cerchia di mura, triplicò la superficie e fu tra le principali città europee. In questo contesto il Comune promosse la creazione di una chiesa che non nasceva come emanazione ecclesiastica ma come scelta civile. Non è infatti casuale che la principale chiesa della città – di cui San Petronio, fino a quel tempo scarsamente noto, fu eretto Santo titolare – non sia diventata il duomo di Bologna: alla Basilica si contrappone la Cattedrale di San Pietro, espressione della Curia.

L’architetto che la progettò fu Antonio di Vincenzo, di cui si sa poco o nulla, così come poco si conosce del progetto originale: non è mai stato trovato. Osservando San Petronio si deduce che sia una chiesa colossale, gotica, a croce latina. Quella che è giunta a noi è la parte inferiore della croce che si ferma là dove, probabilmente, sarebbe iniziato il transetto che avrebbe poi sostenuto la cupola. Cosa che fece nel ‘500, di molto ingrandendola, il progetto di Arduino Arriguzzi.

Il disegno di Bologna Città-Stato, dopo il Comune, fu inseguito alla fine del XV e inizio del XVI secolo dai Bentivoglio che tuttavia mai riuscirono, nemmeno durante il lungo principato di Giovanni II, ad avere dai Papi l’investitura feudale su Bologna. Quando nel 1506 Giulio II, con l’aiuto del Re di Francia Luigi XII, riuscì a cacciare i Bentivoglio, commissionò al giovane Michelangelo al suo seguito una grande sua statua in bronzo che fece installare sulla porta di San Petronio rivolta alla città per lasciar intendere chi comandava.

È vero che pochi anni dopo, nel 1511, i Bentivoglio, aiutati dagli Este e dai francesi, divenuti ostili al Papa, rioccuparono Bologna e distrussero la statua michelangiolesca, trasformandola in un cannone e chiamandolo “Giulietta”, cosa che fece inferocire Papa Giulio. Ma fu una parentesi. Bologna, pur in un accordo con i Pontefici che dava alla città ampia autonomia – sorta di federalismo ante litteram – tornò sotto la sovranità pontificia dove rimase fino alla fine del’700 con l’arrivo delle armate napoleoniche. Senza che, per altro, in tre secoli a Bologna avvenissero episodi di rivolta.

Per cui non è che l’azione papale con la costruzione dell’Archiginnasio bloccasse il compimento della basilica di San Petronio: l’ambizioso progetto trecentesco della Città-Stato non si era compiuto di per sé, per la realtà economica della Bologna del ‘500. La fine di quella ambizione non fu solo responsabilità delle pretese papali, ma del diverso contesto, anche internazionale in cui Bologna alla fine si trovò. Non servì, insomma, alcun intervento papale: quell’opera ambiziosa si era fermata da sola.

Tuttavia anche le attuali dimensioni di San Petronio, lunghezza 132 metri, larghezza totale esterna 60, altezza interna delle volte 44,27, altezza della facciata esterna 51, fanno sì che San Petronio sia la sesta chiesa più vasta d’Italia (la quinta se si mette San Pietro nello Stato Vaticano), e la decima chiesa cattolica più vasta al mondo.

Photo credits: Ben Rimmer (CC BY-NC-ND 2.0)


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