Almabike: tecnologia e innovazione per la mobilità sostenibile

Non una semplice bicicletta, ma un laboratorio sensibile su due ruote per applicare un modello innovativo di ricerca sugli spostamenti in ambito urbano

di Francesca Sibilla, dipendente Unibo


Nato dalla collaborazione scientifica tra diversi dipartimenti Alma Mater – Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali, Informatica-Scienza e Ingegneria e l’area Edilizia e Sostenibilità – in collaborazione con l’Israel Institute of Technology, il progetto Almabike ha come obiettivo la sperimentazione di un sistema di raccolta dati dinamico su parametri relativi alla qualità dell’aria e la valutazione delle scelte di percorso dei ciclisti nell’ambito urbano bolognese.

A raccogliere i dati sarà proprio la comunità universitaria: docenti, ricercatori e personale tecnico-amministrativo. Attraverso l’affidamento della bicicletta Almabike in comodato gratuito e per fini di ricerca, il personale contribuirà alla fase di rilevamento prevista dal progetto grazie ad appositi sensori presenti nella bici, utilizzando un mezzo ecologico per gli spostamenti e praticando attività sportiva, elemento essenziale per uno stile di vita salutare.

Più di un centinaio le candidature ad oggi pervenute per un totale di cinquanta bici da assegnare secondo vari criteri tra cui la frequenza di utilizzo del mezzo. Al personale sarà richiesto di usare la bicicletta, ma anche di essere responsabile del data harvesting, tramite upload diretto dei dati o utilizzo di un hot spot wifi creato ad hoc per il progetto”. Ci racconta Roberto Battistini, Mobility Manager dell’ateneo di Bologna, responsabile del progetto e dottorando presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica Ambientale e dei Materiali – Unità di ricerca strade.

E prosegue: “Gli aggiudicatari entreranno anche a far parte dell’Almabike Research Club, un punto di incontro per analizzare quanto raccolto, condividere esperienze, promuovere soluzioni di miglioramento, favorire la disseminazione dei risultati e dei risvolti ecologici connessiDai dati ambientali, relativi agli inquinanti, ma anche al rumore, per esempio, potremo avere maggiori informazioni sullo stato della qualità dell’aria in prossimità dei plessi universitari e sui percorsi più inquinati e cercheremo di capire se queste informazioni possano indurre a cambiamenti nei comportamenti, portando ad esempio a intraprendere percorsi più lunghi, ma magari meno inquinati e più sicuri perché condotti su piste ciclabili. Sarà interessante capire come il dato scientifico possa indurre scelte nei comportamenti delle persone anche a favore di obiettivi di salute e sicurezza” precisa Battistini.  

E ancora “Operativamente avremo davanti quattro-cinque mesi per la raccolta dei dati, a giugno avremo i primi risultati nell’ambito di un progetto di durata annuale. La fase successiva sarà intercettare finanziamenti per progetti di ricerca interdisciplinari di urban health che coinvolgeranno anche medici e progettisti urbani, per creare relazioni tra progettazione della città, mobilità e salute dei cittadini, in modo da compiere scelte urbane più consapevoli perché legate anche all’impatto sulla salute e a parametri ambientali“.

Almabike, oltre ad essere un ottimo esempio di scienza partecipata o scienza dei cittadini, è anche un esempio di progetto inclusivo fin dalla sua genesi. La biciletta targata Alma Mater è frutto di un contest universitario in cui studentesse e studenti dell’ateneo si sono messi in gioco con le loro idee. Un affermato designer ha fatto il resto, sviluppando un modello di bici originale che si distingue, oltre che per il suo colore rosso pantone tipico dell’ateneo bolognese, anche per elementi di pregio e innovativi, tra cui proprio i minuscoli sensori collocati sotto la sella che integrano diverse funzioni come quella Gps. Ciò grazie alla cooperazione tecnico-scientifica con il Fablab Barcelona, startup nata nell’Università di Barcellona.  

Gli studenti sono anche stati i primi utilizzatori delle Almabike. A loro sono state concesse le bici, prive di sensori, tramite diversi bandi, allo scopo di incentivare la mobilità ciclabile e al contempo disporre di un dataset, generato grazie al Gps installato nel telaio, relativo ai percorsi urbani effettuati. I dati raccolti sono  funzionali per capire i percorsi compiuti, la loro lunghezza o brevità, l’utilizzo di ciclabili o, al contrario, di strade normali ecc. con scopi di ricerca di tipo beahvioural o routing, permettendo di analizzare il fenomeno della mobilità ciclabile degli studenti universitari sotto il profilo della sicurezza stradale e delle attitudini. Una categoria poco studiata ad oggi in letteratura scientifica, ma con una massa critica in grado di impattare significativamente sulle infrastrutture”  conclude Roberto Battistini.

 L’articolo di Francesca Sibilla è stato realizzato per la rivista di CUBo – Circolo Università di Bologna, diretta da Massimiliano Cordeddu


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