Ricominciamo dallo spazio, capitolo I: Bologna-Napoli, andata e ritorno

«Bologna, a leggere le cronache, emerge come un paradosso politico: Il Pd, con tutti i suoi alleati di governo amministrativo, nel 2021 ha stravinto le elezioni ed è saldamente alla guida della città e della Regione. Eppure, in questo fine anno 2022, nessuna altra città italiana ha registrato proteste così partecipate e rivolte, tutte, anche alla classe governativa locale»

di Giuseppe Scandurra, antropologo e docente dell’Università di Ferrara


Il 22 ottobre scorso, a Bologna, sono scese in piazza migliaia di persone (oltre trentamila per gli organizzatori, meno, ovviamente, per le forze dell’ordine). Il nome del corteo era tutto un programma: “Convergere per insorgere” (qui). Gli oggetti della protesta molteplici: diritti sociali, lavoro, casa ed emergenza climatica. Il tragitto del corteo ne è stato conseguenza: non poteva che essere l’opera più discussa in città, ovvero il “Passante di Mezzo”, un investimento da oltre due miliardi di euro che, secondo molti cittadini e tutti i manifestanti, non farà che peggiorare ulteriormente la già critica situazione dell’inquinamento atmosferico che il capoluogo emiliano registra ogni giorno.

A indire la manifestazione numerose sigle, a dimostrazione della nuova volontà “convergente”: Assemblea No Passante, Gkn, Rete per la Sovranità Alimentare, Fridays for Future; e tanti (quanti Bologna non vedeva da tempo) cittadini stretti sotto un unico striscione: “Fine del mese e fine del mondo sono la stessa lotta”. Anche gli avversari politici a cui la sigla in testa al corteo era rivolta risultavano chiari a tutte le persone scese in strada: il nuovo governo di destra-centro che si è insediato nel Paese, il Partito democratico e quel mondo di sinistra che lo ha appoggiato, anche a livello locale, in primis accettando il Passante e definendolo l’opera simbolo della transizione ecologica.

Poche settimane dopo, il 17 dicembre, Bologna registra un’altra partecipatissima manifestazione: la Street Rave Parade. Sette carri attraversano il territorio della Bolognina mettendo musica elettronica e techno ad alto volume. Ancora una volta, nessuna bandiera di partito: diecimila ragazzi (pochi meno per le forze dell’ordine) protestano contro il cosiddetto decreto “anti-rave” del nuovo governo. Nell’annunciare la manifestazione, il blog Infestazioni rivendica anche l’ennesimo sgombero, avvenuto pochi giorni prima, di cui si è resa protagonista la nuova Giunta di centro-sinistra che governa la città.

Bologna, a leggere queste cronache, emerge come un paradosso politico: mentre in tutte le altre città il centro-sinistra è crollato, mentre la destra continua ad avanzare nel Paese, forte di un governo quantomai ideologicamente schierato, il capoluogo emiliano non sembra aver battuto ciglio. Il Pd, con tutti i suoi alleati di governo amministrativo, nel 2021 ha stravinto le ultime elezioni ed è saldamente alla guida della città e della Regione. Eppure, in questo fine anno 2022, nessuna altra città italiana ha registrato proteste così partecipate e rivolte, tutte, anche alla classe governativa locale, ovvero l’unica a sinistra rimasta in piedi dopo il crollo elettorale nazionale.

Per spiegare questo paradosso occorre fare qualche passo indietro a quando, qualche mese prima, il nuovo sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, per smarcarsi dal precedente sindaco del capoluogo campano, dichiara ai giornalisti che esperienze come quelle dell’ex Asilo Filangeri dovranno terminare (qui). Il Filangeri, sotto l’ex sindaco De Magistris, era stato oggetto di una sperimentazione sui beni comuni urbani che aveva osato reinterpretare il concetto di “uso civico” a livello urbano. Per questo, con il tempo, era diventato un modello amministrativo al centro di diverse delibere, fino a diventare un caso di studio internazionale.

Manfredi, però, nell’aprile del 2022 spiega alla stampa che, per sanare il deficit, darà vita a un fondo (70% Comune, 30% alla Spa) creato con Invimit per gestire 600 immobili pubblici al fine di valorizzare il patrimonio immobiliare della città, mettendo così a rischio tutte le gestioni “dal basso”. Nel radar c’è anche l’ex Asilo e, più in generale, altri immobili che, attraverso una serie di delibere dell’amministrazione guidata da De Magistris, furono dichiarati beni comuni di uso civico, gestiti da assemblee aperte alla comunità e senza scopi di lucro.

«Ci sono profili di responsabilità erariale. Abbiamo spazi pubblici occupati su cui non c’è un chiaro mandato affidatorio», afferma il nuovo sindaco. Per valorizzarli, conclude, «il mezzo potrebbe essere la coprogettazione inserendo un meccanismo di mercato, come a Bologna». Ma che cosa è questo “modello Bologna”, e quanto ha a che fare con le ultime due manifestazioni che si sono registrate in città e i molteplici sgomberi attuati proprio dalla nuova giunta bolognese guidata da Matteo Lepore? (continua…)


Un pensiero riguardo “Ricominciamo dallo spazio, capitolo I: Bologna-Napoli, andata e ritorno

  1. Articolo interessante Aspetto la seconda parte;una precisazione;anche a Bologna forte assenteismo.I centristi non hanno partecipato su ordine di Casini che sperava nelle Presidenza della Repubblica; a Bo non si e’ fatta analisi del voto; non e’ Piu’ di moda

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