Disagio adolescenziale: se Roma fa retorica, Bologna non sta a guardare

Gli obiettivi dei prossimi anni si trovano nel Piano per l’Adolescenza, che da settimane viene presentato nelle Commissioni dei sei quartieri cittadini e nei tavoli di lavoro tecnici con gli stakeholder; in parallelo si preparano i lavori per l’Istruttoria sui Diritti per l’Infanzia e l’Adolescenza, che si svolgerà il 18 e il 19 aprile (e per la quale è possibile iscriversi qui se si rappresentano realtà che si occupano del tema): mentre il Governo cincischia, sotto le Torri c’è mossa

di Cristian Tracà, docente


Adolescenti…Abbiamo un problema? Fosse uno, sarebbe tutto facile. Torna in mente Gauguin: da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo.

Mentre si consuma l’ennesimo tira e molla sulla scuola, Bologna non resta a guardare e scende in campo con le sue competenze. Nonostante da sempre sia uno dei poli più fervidi per l’elaborazione e per gli investimenti, da mesi si è deciso di aprire la discussione sul sistema: come spendere meglio, quali nuovi bisogni, le reti e  gli spazi, la comunicazione per raggiungere i target che rimangono fuori.

Il mood dei prossimi anni si trova nel Piano per l’Adolescenza, che da settimane viene presentato nelle Commissioni dei sei quartieri cittadini e nei tavoli di lavoro tecnici con gli stakeholder; in parallelo si preparano i lavori per l’Istruttoria sui Diritti per l’Infanzia e l’Adolescenza, che si svolgerà il 18 e il 19 aprile (e per la quale fino al 13 aprile è possibile iscriversi qui se si rappresentano realtà che si occupano del tema): sotto le Torri, c’è mossa.

La domanda di senso non investe solo l’Amministrazione e le istituzioni, ma diventa di giorno in giorno più forte nel Paese che oggi, meno che mai, riesce a trovare la chiave per la relazione con una fascia anagrafica sempre più ostinatamente difficile. Il ritorno delle occupazioni nelle scuole cittadine, a distanza esatta di un anno, rimette ancora la palla al centro. 

C’è mossa in tutto l’arco parlamentare. Anche Sinistra Italiana è a lavoro e ha da poco presentato in città una proposta di riforma della scuola (Promossa), meritevole di attenzione, che può essere una buona base per discutere seriamente, almeno nel mondo progressista. 

Disegno di legge che va, però, rafforzato con una proposta di cambiamento abbastanza radicale sull’idea di cultura che veicoliamo nella fase più acuta dell’adolescenza, quel limbo che si articola nel passaggio tra Secondaria di Primo Grado e Secondo Grado, afflitto da almeno due problemi.

L’innalzamento dell’obbligo scolastico mai pienamente recepito dai programmi: un biennio generalista ma al cospetto di tredicenni che hanno già scelto prematuramente l’imbuto dove stare: un’oretta di chimica e di geografia a settimana, se va bene, in mezzo ad altre dieci materie. Un’infarinata e via: nozionismo a tutto spiano in classi fortemente connotate per provenienza sociale e voto di uscita dal Primo Grado. 

E poi c’è il bivio e il ghetto che ritorna, ora come allora, lo stigma dell’istruzione professionale. Non fatevi ingannare dal dato tecnico dell’Emilia-Romagna, meno tossico che altrove: se non ci fosse stato questo enorme effetto divaricazione, non sarebbe stato necessario dover spingere così tanto sugli Its o sulle Lauree a orientamento professionale.

Da una parte una corsa spietata per l’eccellenza fino al parossismo del dettaglio (citofonare agli alunni dei licei bolognesi), dall’altra la percezione di giocare in serie B, di poter guardare la partita da casa, con grumi di alienazione concentrati nelle stesse aule, in pochi metri quadrati (sapete già dove citofonare). Tanto disagio si origina spesso in un mondo scolastico così bipolare. Se dico Francia, vi viene in mente qualcosa?

Due sono le urgenze: va ripensato il quinquennio della scuola dell’obbligo post scuola Primaria, vanno cancellate le etichette di Tecnico, Professionale e Liceo per i Trienni finali della scuola: deve essere la volontà di specializzazione in un ambito a prevalere e non l’attesa sociale legata al rango di scuola. Se non parliamo di questo, facciamo parecchi giri a vuoto. 

Non sarà certo questo Governo a redistribuire possibilità di accesso, non ce l’ha nel Dna della propria storia politica. Hai voglia a fare gli show: non saranno il Made in Italy, le risaie autarchiche e le macchine che sfrecciano a tutta velocità del nuovo Liceo del trio Santanché-Lollobrigida-Meloni a dare un futuro pieno di Luce ai nostri ragazzi, ai quali vengono proposte ricette poco montessoriane. 

Una fase nera come poche, per gli adolescenti ma anche per la verità storica. Per il disastro dell’istruzione tecnica e professionale, da cui derivano tanti problemi oggi, altro che sinistra Ztl: la storia riporta alla (d)istruzione pubblica dei governi Berlusconi. Serviva risparmiare e vendere sogni: i licei costano meno e sono più sfavillanti: sono state tagliate moltissime ore laboratoriali e di specializzazione tecnico-professionale a fronte di una sponsorizzazione verso i licei con quadri orari più light e l’inserimento di percorsi tecnologici tra gli indirizzi. Il calo progressivo degli iscritti ai professionali e dei diplomati nelle aree tecnico-professionali parlano chiaro. 

E come o’ famo er Pnrr se nun c’avemo manco li geometri? Arriverà da Bologna una risposta agli interrogativi romani?


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