Migranti: l’emergenza c’è, ma sono le destre

Occuparsi delle minoranze e lottare per offrire loro servizi di welfare efficaci vuol dire anche avere a cuore chi minoranza non è, lavorando per la coesione e l’inclusione sociale. Per anni è stato questo l’indirizzo che la nostra città ha seguito nelle politiche di accoglienza. Un modello che rischia di sparire a causa delle scelte inadeguate e inefficaci prese a Roma e in Europa

di Alessandro Albergamo, presidente della consulta per la lotta all’esclusione sociale


«Per quanto orrendo e mostruoso possa apparire, quella persona riteneva di non agire ma di lavorare, e riteneva anche che il suo lavoro – concepito come lavoro aziendale, normale amministrazione, routine burocratica – fosse proprio, in quanto lavoro, moralmente neutrale: qualcosa che andava fatto da buoni burocrati o da impiegati modello, nel migliore e nel più rapido dei modi possibili. Una discussione sui fini e sugli scopi ultimi delle sue azioni umane sembra in tal modo del tutto estranea a questi mostruosi prodotti umani del nostro tempo»

Questo testo è tratto dalla prefazione dell’edizione italiana de La banalità del male di Hannah Arendt. Non so dire se la mia sia una semplice provocazione, ma sono certo che non potremo sottrarci al giudizio della Storia circa la maniera in cui l’Europa – in barba non solo alla pietas latina e cristiana tanto sbandierata dai nazionalisti, ma anche ai trattati e al diritto internazionali – sta trattando i migranti la cui unica colpa è quella di non poter vivere una vita dignitosa nei propri Paesi, martoriati da interessi economici e politici occidentali che da secoli producono povertà, guerre, instabilità e ora anche cambiamenti climatici.

C’è un disegno preciso nella “non gestione” italiana delle migrazioni, da un lato continuando la linea dell’esternalizzazione dei confini iniziata con Minniti e dall’altro, dai decreti Salvini in poi, distruggendo il sistema dell’accoglienza che, tra limiti e difficoltà, cercava di garantire pace sociale. Un disegno che emerge sempre in prossimità delle elezioni, unica via per mettere sotto al tappeto la polvere del fallimento delle promesse non mantenute: fare la guerra agli ultimi.

Come società civile, di fronte a tutto ciò, non vogliamo essere ricordati come quelli che non hanno fatto nulla: non saremo complici di questo sterminio di massa nel Mediterraneo, nel Sahara, nel Corno d’Africa, nei Balcani (secondo l’Oim dal 2014, più di 40mila persone hanno perso la vita durante viaggi migratori non sicuri). Non saremo complici di chi vuole distruggere il sistema dell’accoglienza per costruire i Cpr, che sono carceri in cui non vengono garantiti i diritti delle persone, appaltando la repressione dei migranti a governi che non rispettano i diritti umani.

Le misure previste dal Governo – che come nei casi dei decreti Cutro e Caivano trasformano le tragedie in becere opportunità politiche che comprimono i diritti umani – sono del tutto sbagliate e inefficaci, perché smantellano il diritto alla richiesta di asilo e il relativo sistema di accoglienza diffusa, promettendo di istituire Cpr e di aumentare rimpatri impossibili da fare. Misure che porteranno ad una presenza di cittadine e cittadini stranieri senza documenti, senza servizi, senza diritti e senza concrete possibilità di integrazione sociale. Invece di governare, finalmente, un fenomeno strutturato come le migrazioni (che nulla hanno di emergenziale), aumenterà la precarietà di territori e cittadini, scaricando sulle amministrazioni l’onere di una prima accoglienza che dovrebbe essere a carico dello Stato, contemporaneamente esautorando l’unico strumento a disposizione dei territori, cioè il progetto “Sistema Accoglienza e Integrazione”.

Questo è particolarmente vero per una città come la nostra, unica in Italia ad aver garantito sicurezza e coesione sociali ai propri cittadini grazie proprio al fatto di aver sviluppato più accoglienze Sai che accoglienze prefettizie senza strumenti, in cui i migranti ancora oggi si trovano “parcheggiati”. Non possiamo stare a guardare la fine di un modello che per anni ha garantito a Bologna, in collaborazione con la Giunta, quella pace sociale cui le nostre associazioni hanno contributo in molti casi anche senza fondi pubblici né esterni.

E proprio per via della nostra competenza, esperienza e consapevolezza politica chiediamo che il lavoro portato avanti dalla città di Bologna non venga cancellato ma migliorato e ampliato, affinché la gestione delle migrazioni venga slegata dalle logiche dell’emergenza e gestita attraverso corridoi umanitari, canali sicuri e nuovi permessi di soggiorno da rilasciare nei paesi di provenienza per contrastare i trafficanti e le mafie, con piani di riparto comunitari e un unico sistema d’asilo europeo, aumentando i posti Sai in particolare per minori stranieri non accompagnati, abolendo quelle norme italiane ed europee che scaricano sui paesi non sicuri di transito e sui paesi europei di frontiera la gestione dei migranti.

Nel rispetto dei diritti umani previsti dai trattati internazionali e dalla Costituzione.


Un pensiero riguardo “Migranti: l’emergenza c’è, ma sono le destre

  1. Bravissimo il Presidente della Consulta. Osservazioni e analisi ineccepibili in una città che anche attraverso il progetto Bologna accoglie si è posta come una stella polare , un riferimento nazionale nell’accoglienza umana civile responsabile .
    Questa città è un esempio da seguire ….E invece questo governo sta facendo l’esatto contrario. È questo il vero problema. Che va risolto in fretta e senza indugi. Per l’intanto andiamo a Roma, sabato, e tutti i sabati che saranno necessari…..

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