Il dono dell’irrilevanza

Con l’ultima sortita di Italia Viva, il perimetro del futuro centrodestra ha una prima bozza: una coalizione improbabile che, in nome dell’opposizione alle politiche leporiane sulla mobilità, vada da Meloni a Calenda, passando per Renzi. Eppure non tutti, soprattutto tra gli ex diccì, potrebbero trovare conveniente questo disegno

di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB


Quando dal Colle si leva la voce stentorea dell’anziano saggio, a valle noi di Cantiere di norma tendiamo l’orecchio. Il Colle è quello di San Michele in bosco, e l’anziano saggio, al secolo Angelo Rambaldi, è forse l’ultima memoria storica di una tribù, quella della balena bianca, che a Bologna ha sempre avuto un certo peso, nonostante abbia vissuto gran parte del tempo, all’epoca della prima repubblica e non solo, all’ombra dell’altrettanto grande, ma vermiglio, cetaceo coevo.

Ricordi di un bipolarismo che fu e che oggi, per volontà di entrambi i partiti, si è sbriciolato in una serie infinita di incastri e testacoda che ha portato alcuni di qua, altri di là, in un calderone in cui sovente si fa fatica a orientarsi e distinguere gli uni dagli altri. A Rambaldi hanno tolto il partito ma han lasciato le antenne, che usa spesso per registrare, con discreta esattezza, quello che negli ambienti di questa “democrazia dei cristiani” – per usare una felice espressione di Graziano Delrio – si pensa e si dice in merito agli avvenimenti della città. È quello che a parer mio è successo negli ultimi giorni anche con la Città 30, al cui percorso di attivazione Angelo ha riservato qualche appunto, affidato come spesso gli capita alla nostra rivista, che gli resterà sempre grata e amica (qui).

Quale sia la geografia di questa galassia ex scudocrociata – di cui tra l’altro per molti anni ha fatto parte anche Mauro Sorbi, oggi all’Osservatorio regionale sull’educazione alla sicurezza stradale – lo spiegò con dovizia di particolari herr direktor Giampiero Moscato, all’epoca in cui sembrava che Bologna Civica e Giancarlo Tonelli fossero in grado, dopo lunga attesa, di coagularla di nuovo in un soggetto politico unitario (qui). Progetto poi abortito dalla sera alla mattina senza che vi fosse, in apparenza, una motivazione chiara e razionale. Come altri io forse so, ma non ho le prove, dunque mi taccio e la chiudo qui…

Sta di fatto che nel mezzo della tempesta in un bicchier d’acqua scaturita dalle parole del presidente dell’Osservatorio, che invita a prorogare oltre la deadline di gennaio la sospensione delle sanzioni previste per la Città 30 (qui), è ricomparso sulla scena politica cittadina un vascello fantasma, l’Italia Viva, che al grido di “Sorbi Libero” ha lanciato i suoi arpionieri alla caccia proprio di quella balena bianca che il suo capitano Achab, mai domo, è tornato a rincorrere dopo la morte di Silvio.

Fin qui niente di strano, direte voi, cose che capitano a chi ha il dono dell’irrilevanza, e può permettersi di svariare sullo scacchiere politico come gli tira. Dopo il “dibattito” aperto dal centrodestra – ché Bologna ci piace ma pure Lombardo l’è un bel oman (qui) – ci sta che altri partiti d’area rispondano presente alla crociata indetta dai conservatori contro la Città 30. Il problema è che l’Italia Viva prende mozzi a giornata da quella parte di Pd storicamente strabica a destra e allergica all’alleanza organica voluta da Lepore e Schlein con 5Stelle e Coalizione Civica, che infatti si dimostra il vero bersaglio di tutta l’operazione quando viene accusata dai vivaisti di fare «opinionismo da bar». Un’alleanza che gli dispiace perché li esclude per incompatibilità ideologica, e contro la quale – dopo esser stati “traditi” dalla correttezza morale di Isabella Conti prima e Stefano Bonaccini poi – non hanno ormai altro rimedio che esporsi per interposta persona.

Così composto, il quadro non è di difficile lettura: un centrodestra a trazione Meloni che ambisce al ribaltone, un Lombardo che espone la merce azionista e i renziani che ammiccano al mondo ex Popolare fuori e dentro il Pd per contare di nuovo qualcosa. Come accadde per Guazzaloca, il trait d’union di questa improbabile coalizione potrebbe essere proprio l’opposizione alle politiche di mobilità fatte da questa amministrazione.

A occhio, ce n’è abbastanza per costringere il centrosinistra almeno al ballottaggio, nel 2026. Eppure, posto che nessuno sa di che umore si sveglierà domani Calenda, c’è il rischio di aver fatto i conti senza l’oste e men che meno il Cardinale. Che, come sanno tutti, a Bologna dà le carte e di nome non fa Matteo Zuppi. E che non è detto abbia voglia di un altro ‘99, soprattutto se Mattarella resterà tonico al comando ancora a lungo. In fondo, per diventare Papa, possono tornare utili anche i voti del Pd.


3 pensieri riguardo “Il dono dell’irrilevanza

  1. Bologna è profondamente conservatrice. Sta con il potere costituito. Giorgio Guazzaloca fu aiutato dal Pds e dai suoi capi di allora! L’ultima volta dal silenzio di Casini-Rambaldi e una intelligente mosca cocchiera. La città 30 del tutto immobile vincerà.

  2. Trovo abbastanza curioso, ma forse sarebbe meglio dire deprimente, che, nel 2023, l’imposizione di un limite di velocità alla circolazione veicolare in città sia considerato un “valore” di sinistra. Addirittura surreale che chi contrasta la #Città30 possa per ciò stesso essere considerato un conservatore e collocato a destra. Di traffico si sta parlando. E semmai, nell’odierno deserto ideale, un provvedimento sul traffico dovesse davvero essere segnale di posizionamento a destra o a sinistra, beh, diciamocelo chiaramente, la #Città30 è il tipico provvedimento da Gauche-Caviar; roba da fighetti ricchi esentati dall’odierna battaglia dei poveri cristi in mezzo al traffico. È un provvedimento in linea perfetta con la politica della sinistra degli ultimi decenni che ne ha cancellato la identità storica e ha consegnato le masse popolari alla destra.
    Insomma nella #Città30, provvedimento tarato su un futuro inesistente in un Paese regrediente, non c’è niente, ma proprio niente che si possa dire “di sinistra”.

    1. Che cosa proponiamo per il “futuro inesistente” ? La fuga di massa in qualche altro Paese per finire in un CPR(o peggio…) ?

      Nella storia prima o poi la regressione finisce e si ritorna sù (chiedetelo ai cinesi)

      Per me i poveri cristi in mezzo al traffico sono le persone condannate dal dogma mobilità=auto che costa dai 6.000 ai 7.000 € all’anno, che rovina in primis proprio la vita delle periferie sottraendo spazi alla convivenza e che insieme all’altro mito della “velocità” (in una città dove ci si muove massimo ad una media dei 20 all’ora) uccide decine di persone all’anno e ne ferisce a centinaia,tra l’altro appesantendo il carico sul SSN (vero ?)

      Per me ex bancario l’approccio Città 30 – Città delle persone non è nè di destra nè di sinistra, è solo razionale, visto che decine di città europee e anche italiane (Olbia, Cesena e San Lazzaro di Savena) di tutte le tendenze politiche l’hanno adottata con ottimi risultati.

      Sempre da ex bancario (rapino le banche perchè lì ci sono i soldi – diceva Henry Ford) se dovessi vincere una consultazione elettorale punterei a quella che ormai è la maggioranza,ossia i non votanti (all’ultima supplettiva di Monza l’81%) rivoluzionando del tutto programmi e approccio.

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